Anche l’ultima linea del Pe1/2, l’impianto Versalis per la produzione del polietilene, si ferma definitivamente. Questo significa che, da domani, lo stabilimento di Brindisi sarà spento. Se questo stop sarà definitivo o temporaneo è tutto da vedersi ma, a questo punto, non dipende più dalla società del gruppo Eni.
L'allarme della Cgil
Anche l’ultimo impianto, infatti, così come è accaduto per il cracking nell’aprile dello scorso anno, sarà messo in conservazione, in attesa di un possibile acquirente che, ad oggi, ancora non esiste. Proprio Eni, infatti, ha affidato a Jp Morgan il ruolo di advisor per cercare, a livello internazionale, una società che possa essere interessata a rilevare gli impianti e, possibilmente, subentrare nella produzione. A lanciare l’allarme è la Cgil, che insieme a pochi sindacati autonomi non ha siglato, a marzo del 2025, il protocollo d’intesa con Eni ed il ministero delle Imprese e del Made in Italy per il piano di transizione degli stabilimenti Versalis. Proprio nelle scorse ore, infatti, il segretario Massimo Di Cesare ha scritto al presidente della Regione Antonio Decaro ed al prefetto di Brindisi Guido Aprea preannunciando lo stato di agitazione di tutti i lavoratori, diretti e indiretti, del petrolchimico. “Nelle scorse ore, la direzione dell’Eni Versalis - preannuncia - ha comunicato alle Rsu il fermo totale dell’impianto di Brindisi a partire da lunedì 13 luglio prossimo. In altri tempi si sarebbe proclamato lo sciopero ad oltranza, oggi invece, siamo narcotizzati dalla promessa del cambiamento di paradigma di produzione industriale, dalla garanzia occupazionale e salariale che nei fatti ha diviso e paralizzato il movimento operaio. Spente le luci della passerella della posa delle prima pietra della gigafactory, arriva la cruda realtà”.
La gigafactory di batterie
Il riferimento è alla recente cerimonia, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, lo stesso Decaro ed il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. “Al fine di evitare la definitiva chiusura degli impianti con ricadute negative nella filiera e sui lavoratori degli appalti”, il sindacato chiede “di sollecitare il Mimit a convocare urgentemente il Tavolo della Chimica per verificare concretamente la possibilità di avere un acquirente per l’intera filiera della chimica di Brindisi”. Ma anche di “attenzionare, attraverso il Sepac, tutte le criticità a partire dalla vertenza Basell per cui è convocato il tavolo per il 17 luglio prossimo”. La multinazionale americana, infatti, nelle scorse settimane ha annunciato la chiusura dello stabilimento brindisino, l’unico per il quale non si sarebbe riuscito a trovare un compratore, entro la fine dell’anno. Basell, tra l’altro, ha attribuito la decisione di chiudere alla mancata convenienza delle produzioni dopo lo stop del cracking, interpretazione fortemente contestata sia da Versalis che dai sindacati.
Il rischio “effetto domino”
Decisione che, insieme allo stop definitivo di Versalis e in attesa dell’entrata in funzione della gigafactory, con la produzione di battierie dovrebbe partire nel 2029, rischia di avere un effetto domino catastrofico sulle ditte coinsediate come Chemgas, Enipower e Consorzio Bsg, oltre che sulle ditte dell’indotto, mettendo a rischio complessivamente circa 1.500 posti di lavoro. “La tempistica - sottolinea il segretario della Cgil rivolgendosi a presidente della Regione e prefetto - non è secondaria se si vuole realmente dare continuità all’impianto della chimica di base”. Difficile, infatti, immaginare che si possano mantenere fino al 2029 gli attuali livelli occupazionali senza attività alternative o ammortizzatori sociali. O senza la vendita degli impianti. “Sse si crede realmente - conclude Di Cesare - nel futuro dell’industria chimica a Brindisi, occorre trovare subito un operatore internazionale, monitorando anche l’attività dell’advisor incaricato”. In attesa di una risposta, però, il sindacato dichiara “lo stato di agitazione di tutti i lavoratori diretti e indiretti a partire da lunedì 13 luglio”.