Bologna, 31 agosto 2026 – Salizzoni, tutti parlano di “un nuovo Guazzaloca” come unica possibilità per il centrodestra e le opposizioni di conquistare Bologna. Ma è così?
“No, non credo sia un’esperienza replicabile. Il merito di quella vittoria fu di un candidato amatissimo, unico, irripetibile, e anche di un comportamento imbarazzante della sinistra”. Giovanni Salizzoni, vicesindaco dal 1999 al 2004 con Giorgio Guazzaloca nell’unica giunta bolognese non appartenente al centrosinistra dal Dopoguerra ad oggi, non ha dubbi: “L’unica possibilità di vincere alle Comunali è ribaltando il tavolo”. Tradotto: serve un nome nuovo. L’esempio che invoca Salizzoni è quello di Papa Leone: “Nessuno si aspettava che sarebbe diventato Pontefice, eppure ora dialoga con tutti”.
Tralasciando la solennità, come andò nel Novantanove?
“Allora ce la mettemmo tutta per individuare un candidato che fosse così amato: io ero lì da più tempo, ma lui aveva più consenso. Questo è ancora il sogno di molti, ma per me non ha senso, perché oggi in politica prevale la casualità, l’impossibile che diventa possibile. Basta guardare agli Stati Uniti. Ripetere uno schema, dunque, diventa velleitario”.
Come deve arrivare l’opposizione, quindi, alle Comunali del prossimo anno?
“Ritengo che, con tutto il bene che posso volere nostro giovane sindaco, ribaltare il tavolo per Bologna sarebbe l’unica vera danza. Non ho nulla di personale contro Matteo Lepore, ma significherebbe ricominciare qualcosa di diverso”.
Chi deve essere il candidato a sfidare l’attuale sindaco, però? Il centrodestra è ancora diviso tra la scelta di un civico o di un politico...
“Non importa chi sia, ma che abbia a cuore il bene di tutti, senza appartenere a nessuno. E questa figura oggi non la vedo”.
Un nome esterno ai partiti, in sostanza?
“Sì, fuori dalle logiche dei partiti. Beniamo Andreatta diceva che ‘i comunisti sono brava gente, ma capiscono i problemi con 20 anni di ritardo’. Io credo che ci abbiamo messo 20 anni a riconoscere il contributo di Guazzaloca, e a intitolargli una piazza. Non so chi possa essere il candidato giusto, ma so che dovrebbe rimetterebbe in gioco la città come perno europeo, perché Bologna è un po’ arretrata”.
In che senso?
“I bolognesi sono acclimatati, ecco. Bologna si merita qualcuno capace di fare un atto inconsulto di fronte a una storia che sta andando sempre più verso la casualità, che governa l’incertezza del futuro”.
Perché “acclimatati”?
“Perché oggi viene digerito tutto, nel bene e nel male, ma con i tempi che corrono 20 anni sono una generazione e perdere questo ritmo è un atto delittuoso. Come togliere questo delitto io non lo so so, ma sono sicuro che stiamo sbagliando nel continuare a mantenere e ad accettare quello che già abbiamo. È un errore storico politico. Serve qualcuno dall’alto, che emerga anche all’ultimo nell’incertezza e nella casualità. Bologna merita di più e questo, data l’età, un po’ mi fa soffrire”.