Inviato a Vila-real
Partiamo dalla fine. Per Allegri non si fanno prigionieri. Con i suoi calciatori è sempre stato abituato così e anche con Kevin De Bruyne è andata allo stesso modo: i due hanno chiarito (anche) ieri quanto accaduto in campo a Vila-real. Lo avevano fatto brevemente nello spogliatoio martedì sera. Ma nessun colloquio privato: Max ha provato a rialzare immediatamente i musi lunghi che alle 10.05 avevano lasciato Castellón de la Plana in direzione Napoli.
Riavvolgiamo il nastro: mancano pochi minuti alla fine del primo tempo, il Napoli è in netta difficoltà per le sfuriate offensive dei padroni di casa ma qualche timida reazione alla ricerca del pari c'è pure stata. Allegri prova a leggerla in maniera positiva, vuole spostare nuovamente il belga nella posizione vista sabato contro il Frosinone: più arretrato ma con più campo da poter gestire e governare. Praticamente mettendo la squadra nelle sue mani. D'altronde Kevin è quello con i piedi buoni, lì per Max ci può stare. E contestualmente il toscano voleva liberare McTominay: dopo un mese ai box e una condizione fisica ancora precaria, avvicinarlo all'area di rigore avrebbe potuto anche aumentare la sua pericolosità. Così richiama l'ex Manchester City più volte, ma lui non si gira mai, forse troppo preso dal copione della gara. Ma quando lo fa, e gli sguardi si incrociano, arriva un gesto di stizza verso la panchina. Una conseguenza di quanto l'allenatore aveva già denunciato dopo la sfida di sabato: «Per me lì ci può stare, ma a lui quella posizione non convince». In ogni caso, un gesto che non è piaciuto a nessuno dei componenti dello staff. Complici anche i problemi fisici di Rafa Marin, Allegri aveva mandato Spinazzola a riscaldarsi e dopo quell'episodio fa lo stesso anche con Neres. Come a voler reagire immediatamente, a voler cambiare subito le cose, tirando fuori proprio il belga. Ma è il pensiero di un attimo: dopo un breve briefing con il resto della squadra tecnica – Magnanelli e Landucci in primis – l'allenatore azzurro lascia le cose come stanno fino all'ora di gioco. Evitando anche sostituzioni all'intervallo: Lang e Neres, per cambiare assetto, si vedranno direttamente un quarto d'ora dopo. Mentre De Bruyne resterà in campo ancora tutta la gara.
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Restano negli occhi – sopratutto dei tifosi – i gesti di scontento che ormai sono all'ordine del giorno: verso un compagno che non aggancia un pallone, verso un altro che non gliela passa nel modo giusto, verso un attaccante che non sfrutta la sua occasione. Ora anche verso l'allenatore. Ma è così che un leader dovrebbe comportarsi? Da lui – come anche da McTominay, Di Lorenzo, Politano – ci si aspetterebbe tutt'altra reazione. Soprattutto quando la partita non si mette sul binario giusto. Ma il problema non riguarda Max: a Castel volturno in questo anno o poco più non sono mancati altri episodi ad alta tensione per il belga. Con Conte così come Allegri in questo avvio di stagione.
Eppure, entrambi gli allenatori - in maniera forse diversa - hanno provato a metterlo al centro del gioco, a affidargli le chiavi di un progetto tattico che stenta a decollare e a trovare una sua continuità probabilmente anche per la presenza dello stesso De Bruyne. E a qualcuno, ora, non vanno giù nemmeno più gli atteggiamenti fuori dal campo: non lasciare la nazionale nonostante la squalifica nell’ultima parte della sosta di ottobre, raggiungere la Fashion Week di Parigi anzichè tornare in città anticipatamente (ma con il placet del club, ovviamente) non è sfuggito agli occhi dei tifosi. A Venezia ci sarà, magari dalla panchina inizialmente: non è un caso, ma farebbe bene a riflettere sull’aiuto che ancora può dare.