L’aritmetica giudiziaria come una partita a scacchi. Un labirinto in cui, tra codici e interpretazioni, un fine pena viene bruscamente prorogato e poi, d’un tratto, di nuovo ricondotto al punto di partenza. Un caso singolare, se non eccezionale, quello che vede protagonista Ciro Grimaldi, sanguinario boss di Soccavo ininterrottamente detenuto al 41-bis dal novembre del 1996. Tra le mani, al termine di un’estenuante iter scandito da tre pronunciamenti della Cassazione e quattro incidenti di esecuzione, si è ritrovato con un verdetto che gli ha all'improvviso riaperto la porta della cella.
La decisione
Con sei anni di anticipo rispetto alla scadenza che la Procura aveva ricalibrato al 2031, neutralizzata dopo una dura battaglia legale, il ras flegreo torna in libertà. Dopo tre decenni di isolamento no stop, ritrova però un’altra Napoli e anche un’altra camorra, con i vecchi equilibri criminali ormai da tempo polverizzati. Una scarcerazione eccellente, quella del famigerato «Settirò», che rischia di fare salire in maniera esponenziale la tensione nell’area ovest, già alle prese con l’ultima recrudescenza della faida tra le paranze di Pianura. Un’escalation che, appena pochi giorni fa, ha portato all’ennesimo spargimento di sangue. Quello di un innocente ferito a un occhio da un colpo di pistola esploso durante una “stesa”.
Il profilo
C’è mezzo codice penale nel curriculum di Ciro Grimaldi, alias “Settirò”. Sessantasette anni da compiere tra pochi giorni e un omicidio consumato, oltre a uno tentato, più una fitta sequenza di condanne per associazione mafiosa, armi ed estorsione. Un percorso criminale segnato soprattutto dalla sua ombra sulla guerra con gli eterni rivali del clan Vigilia: una faida senza sconti e che ancora oggi, con allarmante cadenza periodica, continua a riempire di piombo e sangue le strade della periferia occidentale. Sta di fatto che, dopo l’arresto scattato nel 1996, il ras di Soccavo sembrava però aver ormai saldato il proprio debito con la giustizia: pena complessiva stabilita in trent’anni di reclusione, con scadenza a settembre 2025. Il cortocircuito giudiziario inizia quando i legali di Grimaldi, gli avvocati Nicola Pomponio e Luisa Renzo, avanzano un’istanza per il riconoscimento della liberazione anticipata con rideterminazione della pena. Ad aprile 2024 l’inattesa tegola. La Procura alza la posta con un nuovo provvedimento di determinazione di pene concorrenti: applicando un diverso frazionamento dei momenti concorsuali e dei periodi di detenzione, la data del fine pena viene ricalcolata e prorogata al 17 febbraio 2035, poi anticipata al 21 ottobre 2031 per effetto della liberazione anticipata.
Il percorso
I legali di Grimaldi, però, non arretrano. L’iniziale incidente di esecuzione promosso per contestare il cumulo viene rigettato, spingendo la difesa a ricorrere per Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso e annulla con rinvio. L’iter impatta presto su un ulteriore passaggio critico. Un secondo provvedimento emesso in sede di esecuzione, a giugno 2024, e la successiva ordinanza del gip che, a febbraio scorso, confermano l’impianto della Procura. Si torna in Cassazione e arriva il nuovo annullamento. Il punto di svolta definitivo si consuma nell’udienza del 6 ottobre e porta la firma del gip Rossella Grassi. Il tandem difensivo Pomponio-Renzo punta sull’illegittimità del provvedimento di pene concorrenti e sulla frammentazione dei “momenti concorsuali”. Anche il gip stavolta accoglie la linea e annulla a cascata le precedenti ordinanze. Ricevuti gli atti, l’Ufficio esecuzioni della Procura di Napoli decreta il fine pena al 18 novembre 2025. In un colpo solo, e anzi con quasi un anno di ritardo rispetto al dovuto, “Settirò” passa dall'isolamento del 41-bis nel carcere di Vigevano alla piena libertà.
Il ritorno del ras a Soccavo rischia di agitare, e non poco, gli assetti di cristallo della zona ovest. La scarcerazione di un profilo di alto rango come quello di Grimaldi - al netto della possibilità di prendere le distanze dai trascorsi da boss - non è mai un dettaglio neutrale nelle dinamiche della camorra. Tra Soccavo e Pianura l’aria è tra l’altro già da alcune settimane tornata a farsi assai tesa. Un clima alimentato dall’ennesima recrudescenza della faida tra le paranze rivali riconducibili ai cartelli Carillo-Perfetto ed Esposito-Marsicano. Un mosaico reso rovente da quattro “stese” in soli quattro giorni, una delle quali culminata nel tragico ferimento di un innocente: un uomo colpito al volto da un proiettile vagante mentre andava a prendere l’autobus che l’avrebbe dovuto portare al lavoro e che ora rischia di perdere un occhio.