L’Assemblea regionale siciliana si avvia verso la chiusura per ferie ma prima di chiudere la penultima stagione di queta legislatura il Presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha lanciato un appello alle opposizioni dicendosi disposto a ritirare la propria proposta di modifica del regolamento in cambio di una proposta di riforma che venga dalla sinistra. L’obiettivo è quello di contenere il voto segreto e i tempi di lavoro in aula.

Ospite degli studi di BlogSicilia per un’ultima puntata di Talk Sicilia prima della pausa c’è il deputato 5 stelle Adriano Varrica autore di una proposta in questo senso ma con tanti distinguo aspetto all’idea della maggioranza. Da lui ci faremo illustrare questo aspetto ma con lui parleremo anche dei suoi studi sull’uso dei fondi PNRR con il rischio, anzi ormai la certezza, che a Palermo se ne siano persi milioni, ma anche dell’allarme lanciato sulla illegittimità delle nomine negli Iacp, gli Istituti Autonomi Case popolari
Voto segreto e riforma del regolamento d’aula
Varrica, una vostra proposta per riformare il regolamento d’aula c’è già dunque?
“C’è stata questa proposta di modifica regolamentare da parte del presidente Galvagno e a noi convincono poco le tempistiche e, paradossalmente, anche le motivazioni. La proposta nasce dall’esperienza fattuale di quest’ultima legislatura con una maggioranza che è andata in enorme difficoltà a causa della poca armonia tra le sue varie componenti, soprattutto su tematiche di interesse collettivo. Al contrario, quando si è trattato di distribuire le risorse, queste problematiche non si sono presentate. Tanto è vero che, quando sono venuti meno i maxi emendamenti e logiche di un certo tipo, la maggioranza è andata in crisi sui provvedimenti di interesse generale: era sufficiente chiedere il voto segreto per far saltare le norme che loro stessi avevano elaborato e dicevano di sostenere. Voglio precisare una cosa: le opposizioni possono chiedere il voto segreto, ma l’esito dipende sempre dalla maggioranza e da quanto questa decida di essere coesa su un provvedimento. Può sicuramente capitare che in alcuni casi ci sia fisiologicamente una dispersione del voto o una parziale mancanza di convinzione, ma questa situazione si è verificata in modo troppo strutturale, dimostrando proprio la mancanza di coesione della maggioranza.”
“Ora, in esito a questa esperienza, il presidente Galvagno ha deciso di intervenire, peraltro su input del presidente Schifani. Ricordiamo le plurime dichiarazioni del presidente Schifani su questo tema: personalmente ho vissuto questo input come una pesante invasione di campo, perché la modifica del voto segreto non nasce dal presidente Galvagno. Ribadisco che noi, come sempre, non abbiamo difficoltà a dire cosa votiamo e come votiamo, e non siamo contrari a una riduzione tout court del voto segreto. Di certo, però, riteniamo che non ci sia la serenità in questa fase della legislatura per valutare un certo tipo di proposte, specialmente se fatte con la sola logica di sanare i problemi del tutto contingenti della maggioranza. Tra l’altro, questa riforma del regolamento partirebbe dalla prossima legislatura e non sappiamo cosa decideranno i siciliani. È chiaro ed è giusto dirlo. In ogni caso, come abbiamo sempre fatto, entreremo nel merito dei provvedimenti. Abbiamo presentato un nostro contropacchetto di proposte regolamentari che riteniamo ben più prioritarie. Proprio ieri abbiamo avuto un altro caso emblematico: avevamo un disegno di legge importante sulla transizione energetica e lo sviluppo delle rinnovabili, che ha richiesto decine di riunioni nella quarta commissione di cui sono componente. Si era trovato un equilibrio tra i vari interessi da contemperare: quelli di tipo ambientalista, energetico, di sviluppo economico e i vincoli paesaggistici e idrogeologici. Eravamo arrivati a un punto di caduta che, pur non essendo perfetto, metteva d’accordo tutti, seppur con diverse sfumature. Poi purtroppo in aula — ed è una brutta prassi di questa Assemblea Regionale — si pensa di poter stravolgere tutto, entrando nel merito di normative tecniche le cui modifiche non si possono valutare in pochi minuti. C’è bisogno di approfondire e di parlare con gli uffici. Invece ci siamo ritrovati, come spesso capita, a dover stralciare buona parte del provvedimento, mantenendo di fatto un solo articolo. Questo è successo perché la maggioranza ha presentato degli emendamenti che andavano a rivoluzionare o comunque a cambiare l’equilibrio creato in commissione, ironicamente su norme che in buona parte erano state presentate dallo stesso assessorato all’Energia.”
Il tema della diretta delle Commissioni
Per Varrica più importante sarebbe organizzare una diretta streaming anche per le riunioni delle Commissioni, ma il presidente Galvagno si è detto contrario perché ritiene che sarebbe soltanto un modo per allungare i tempi e gli interventi per “voglia di apparire” dei deputati
“Esiste già al Parlamento europeo e al Parlamento nazionale, dove i lavori delle commissioni si registrano e vanno avanti in maniera molto ordinata. Non credo sinceramente che all’Ars accadrebbe qualcosa di diverso. Peraltro Galvagno, fino a ieri, non si era detto contrario alla trasparenza dei lavori. Quando gli chiesi personalmente con una nota l’attivazione delle dirette video e audio delle commissioni — una battaglia storica del Movimento 5 Stelle già avviata sul piano regolamentare — ricevetti una risposta parzialmente elusiva. A quel punto ho proposto di intervenire direttamente sul regolamento e mi aspettavo che, nella sua proposta di riforma, il Presidente inserisse anche questo pacchetto. Non l’ha fatto, e ci può stare. Ieri però, durante la cerimonia del Ventaglio, si è detto invece contrario: un elemento che si aggiunge alla discussione. Sono visioni e approcci diversi su come si immagina un’istituzione parlamentare. Il mio richiamo, ci tengo a dirlo, non si basa su un’idea personale, ma sul modello che già esiste e funziona nei parlamenti europeo e nazionale”
Quindi facciamo una sintesi. Cosa dice la proposta di Adriano Varrica per riformare il regolamento?
“Abbiamo proposto un paio di emendamenti. Uno di questi punta ad attivare la massima trasparenza sulle nostre attività. Ad oggi i cittadini, al contrario di quello che capita negli altri parlamenti, non possono vedere le risposte alle nostre interrogazioni. Spesso questi atti vengono presentati dai parlamentari come interrogazioni a risposta scritta o a risposta orale in commissione, ma di fatto non se ne sa praticamente niente. Per conoscerle, i cittadini dovrebbero andarsi a spulciare i verbali, che tra l’altro spesso non sono pubblicati in tempo reale rispetto all’interrogazione stessa. Se invece guardiamo i siti del Parlamento nazionale o di quello europeo, per ciascuna interrogazione di ogni deputato si trova facilmente anche la relativa risposta del governo. Questo da un lato rappresenta un elemento di trasparenza per i cittadini, che possono conoscere le informazioni e le risposte fornite dall’esecutivo su un determinato tema. Dall’altro lato, però, la pubblicazione delle risposte fungerebbe anche da deterrente per quei parlamentari che, a volte, presentano interrogazioni del tutto prive di competenza regionale o di reale significato politico, al solo scopo di poter dire ‘io l’ho fatto’. Una totale trasparenza su questo fronte significherebbe incrementare la responsabilità di chi pone un tema. Quando c’è una risposta ufficiale che mette nero su bianco: ‘Guardi, caro deputato, lei ha fatto una domanda del tutto priva di fondamento…’, quel parlamentare ci penserà due volte prima di muoversi così.”
I fondi del Pnrr, uno studio su quel che ne ha fatto la città di Palermo
“Insieme al consigliere Antonio Randazzo ho fatto da ponte, nel periodo in cui era ancora in carica la precedente amministrazione, per intercettare i fondi che potevano arrivare da Roma su Palermo. Una delle questioni di cui siamo più orgogliosi riguarda i fondi dei Piani Urbani Integrati: per far capire ai cittadini di cosa stiamo parlando, mi riferisco a interventi come lo svincolo di Brancaccio e tutti gli investimenti sulla Costa Sud. Questi fondi PNRR sono arrivati per un motivo preciso: grazie a un emendamento a mia prima firma, siamo riusciti a sbloccare quei progetti che, dal punto di vista progettuale, erano più indietro e che altrimenti sarebbero rimasti esclusi dai Piani Urbani Integrati. Quindi queste risorse oggi sono qui a Palermo anche grazie al nostro contributo parlamentare. Per questo motivo abbiamo realizzato uno studio approfondito per monitorare tutti gli interventi di tipo infrastrutturale, che cubano un totale di poco meno di 750 milioni di euro”.
“Quello che si evince dallo studio è che circa 520 milioni di questo ammontare complessivo erano troppo indietro rispetto agli obiettivi stringenti del PNRR. Per fortuna, trattandosi di risorse che provenivano originariamente da fondi nazionali stanziati con le finanziarie dei governi Conte 1 e Conte 2, sono stati ‘riposizionati’ dal PNRR alla loro fonte finanziaria originaria. In questo modo siamo riusciti a salvaguardarli. Mi riferisco, per esempio, proprio ai progetti per la famosa riqualificazione della Costa Sud.”
Quindi ci stai dicendo che c’è mezzo miliardo di euro che non riusciremo a spendere?
“Per fortuna questi fondi, nonostante il ritardo che comporterà averli più avanti, sono salvi e si potranno spendere ugualmente. I progetti della Costa Sud sono un esempio, così come i finanziamenti per le altre linee tranviarie, ovvero quelle che collegheranno verso Mondello passando per lo Zen e San Filippo Neri. Quelle risorse sono rimaste in pista, seppur con grandi ritardi, e noi staremo addosso all’amministrazione per evitare che vadano perse in futuro. Ci siamo poi concentrati su quello che è rimasto effettivamente sul canale PNRR, ovvero poco meno di 200 milioni di euro. Purtroppo, si registra una perdita significativa di finanziamenti, con circa 65 milioni di euro completamente persi: risorse a cui il Comune ha rinunciato o per le quali non ha fatto in tempo. Buona parte di queste riguardano purtroppo gli asili nido, infrastrutture fondamentali che ora mancheranno alla nostra città. Per quanto riguarda i cantieri conclusi, nello studio originario risultavano tre progetti completati. In realtà, per fortuna, proprio in questi giorni siamo arrivati al quarto, dato che è stato ultimato anche lo svincolo di Brancaccio. Abbiamo poi un’altra serie di interventi in fase di completamento che, credo, pur con qualche difficoltà o con qualche deroga legata alla rendicontazione, riusciremo a portare a casa, e di questo siamo chiaramente tutti contenti. Resta il forte rammarico per i soldi persi, su cui ci sono precise responsabilità politiche. Al contempo continueremo a spingere sul famoso mezzo miliardo di euro che si trova in una sorta di limbo, affinché venga speso al più presto.”
Le nomine negli Istituti Autonomi Case popolari, mancane le rappresentanze sindacali
La volta precedente che sei stato in questi studi ci avevi raccontato del come, a tuo parere, le nomine fatte negli Istituti Autonomi Case Popolari, che poi sono quelli che gestiscono la maggior parte dell’edilizia popolare in Sicilia, fossero a rischio illegittimità. È cambiato qualcosa?
“In realtà c’è stato un peggioramento della situazione. Dopo quattro mesi e diverse proteste parlamentari siamo riusciti a ottenere la documentazione da parte dell’assessore Aricò. Da quelle carte sono emerse due criticità evidenti. La prima è che l’assessore alle Infrastrutture ha consultato dei soggetti che per legge non sembrano titolati a essere coinvolti. La normativa prevede infatti che vengano rappresentati gli inquilini dell’edilizia popolare, mentre l’assessore ha cooptato Federcasa. Quest’ultimo è un sindacato che rappresenta la controparte, ovvero la componente datoriale che raggruppa gli stessi Istituti Autonomi Case Popolari; si tratta quindi di un soggetto che non poteva essere coinvolto in quella fase. Proprio su queste nomine noi abbiamo già presentato un esposto alla Corte dei Conti, e mi risulta che i sindacati stiano adesso valutando un ricorso per tutelare i propri interessi e far verificare la legittimità degli atti al TAR e al CGA.”
Quindi fondamentalmente ora come ora SUNIA, SICET eccetera non sono rappresentati
“No, non sono rappresentati e questa è una cosa grave”
“Purtroppo dobbiamo aggiungere una coda sgradevole che ha gettato un’ombra su questa vicenda, a causa di un tema di potenziale illegittimità che noi abbiamo sollevato e che verrà eventualmente valutato a livello amministrativo. Ripeto, si tratta di una situazione spiacevole, un’ombra che si è allungata perché, proprio a ridosso di queste nomine che hanno coinvolto un soggetto che sembra non averne titolo, l’Assessorato alle Infrastrutture ha pubblicato un avviso pubblico da circa 140.000 euro per uno studio di consulenza. Questo avviso è stato pubblicato il 22 dicembre. Considerando che il 24, il 25 e il 26 erano giorni di festa, mentre il 27 e il 28 cadevano di sabato e domenica, la scadenza è stata fissata per la mattina del 29 dicembre. A questo bando ha partecipato un solo soggetto, ovvero Federcasa, che si è aggiudicata la consulenza con un ribasso del 2%.Chiaramente non possiamo fare alcun collegamento tra i due fatti, ma resta un’ombra sgradevole su una vicenda che andrà chiarita in primis rispetto alla potenziale illegittimità delle nomine. Continuo in ogni caso a sostenere che queste dinamiche non fanno bene alle istituzioni e, in generale, alla buona politica. Una vicenda che getta un’ombra sgradevole su questioni di opportunità politica”.