Yacht in fiamme a Jesolo, il comandante Giorgio Viezzer: «La barca è la mia passione ma sono ancora sotto choc»

TREVISO - Ieri mattina è tornato nella sua dimora di Altivole per cercare un po' di tranquillità. Non vuole parlare con nessuno, respinge con fare gentile ma deciso ogni tentativo di approccio da chiunque non sia nel ristretto cerchio delle sue conoscenze e dei famigliari. Giorgio Viezzer, 61 anni, aspetto giovanile, di famiglia benestante, imprenditore e manager con interessi diversificati e attività i vari settori, dai mobilifici agli arredi, vuole stare tranquillo. È stato anche dirigente della Ipoh, azienda leader nel settore del benessere della persona, e tutto il clamore di queste ore lo ha letteralmente travolto. Da qui la scelta di alzare un muro e di parlare il meno possibile.

Paura

Domenica pomeriggio ha vissuto un momento di puro terrore. Lui è il comandante dello yacht di 20 metri bruciato a un chilometro e mezzo dalla spiaggia di Jesolo, in un'area a est dall'imboccatura di porto jesolana. A bordo c'erano una decina di persone, amici soprattutto dei figli. Nessuno si è fatto male, ma la paura è stata tanta.
«Cosa è successo? - si limita a sottolineare a chi gli sta vicino - non posso dare nessun dettaglio, ma la ricostruzione che si sta leggendo in queste ore è corretta». Prende quindi corpo le teoria del corto circuito probabilmente partito dall'impianto di condizionamento. Una scintilla che ha provocato le fiamme, attaccato le pareti e fuso la vernice che poi ha dato vita all'enorme colonna di fumo nero visibile fino a Caorle. Inutile il pronto intervento con gli idranti di bordo. Viezzer ha comunque avuto il sangue freddo di iniziare le operazioni di evacuazione di tutte le persone presenti sullo yacht mentre un fondamentale supporto è arrivato di un diportista, l'imprenditore padovano Walter Bisiol a bordo della sua imbarcazione con la compagna trevigiana Karin Paoletti, che si è affiancato mettendo a disposizione i propri estintori e accogliendo i primi naufraghi in attesa dei soccorsi.

La scelta

Viezzer non si spinge oltre, si chiude nel silenzio consigliato anche dai propri avvocati che lo hanno di fatto blindato. In questi casi, con possibili cause all'orizzonte e un sicuro braccio di ferro con l'assicurazione in arrivo, meno si parla meglio è. Conferma però di amare le barche - «È la mia grande passione» - ma non entra nel dettaglio quando si parla di proprietà. A quanto trapela la lussuosa imbarcazione battente bandiera polacca appartiene a una società straniera, il ruolo di Viezzer è essenzialmente quello di comandante e non di proprietario.
La Capitaneria di Porto di Jesolo conferma che, al momento, non c'è una vera e propria inchiesta in corso e non ci sono indagati. Ma la vera partita si giocherà su un altro piano, quello delle spese per la complessa operazione di bonifica ambientale avviata già ieri mattina. L'imbarcazione, verso le 20 di domenica, è affondata e dai ieri vigili del fuoco e Guardia costiera sono al lavoro per evitare sversamenti di carburante sul fondale e per rimuovere il delitto. Tutta l'area interessata e stata delimitata e dalla Capitaneria di Porto ricordano che, in casi come questi, i costi sono tutti a carico del proprietario della barca. E fortunatamente nessuno si è fatto male.

La reazione

Viezzer, domenica pomeriggio, ha dato l'allarme per primo quando le fiamme sono divampate. Ieri era ancora visibilmente provato: la tensione accumulata è stata tanta, la paura provata davanti alle fiamme enorme anche se mitigata dalla consapevolezza che, alla fine, tutti quelli che erano a bordo sotto la sua responsabilità sono tornati a casa.