Youssef Siher «incitava e istruiva i violenti, potrebbe sviluppare un piano rivoluzionario», chiesto il carcere per l'ideatore del Movimento 17 ottobre

Il gruppo Telegram del movimento è nato alle 19.58 del 18 ottobre e il suo amministratore «fin da subito ha iniziato a dare indicazioni sulla mobilitazione». I messaggi lanciati online da Youssef Siher «sarebbero stati una dichiarazione di “guerra” continua, deliberatamente volta — e sicuramente idonea — a incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinario corso della vita civile». Stamani il politologo e attivista proPal, in carcere da sabato, sarà interrogato dal gip, per lui la pm Francesca Crupi e il procuratore capo Marcello Viola chiedono la convalida del fermo e l’applicazione della custodia cautelare. Perché il trentenne considerato la «mente» del “Movimento 17 ottobre”, seppur «incensurato, ha dimostrato una particolare capacità delinquenziale nello sfruttare il suo elevato background culturale e i contatti relazionali al fine di porre in essere gravi reati».

Strategia rivoluzionaria

Siher è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e per gli inquirenti è dotato di «particolare abilità e acume», capace di creare in pochi giorni un gruppo Telegram di oltre 11 mila persone «la maggior parte chiaramente propensa a porre in essere condotte delittuose contro l’ordine pubblico». Ha dato prova «di conoscere gli strumenti informatici idonei a sviluppare la sua strategia rivoluzionaria anche mediante la redazione di comunicati volti a concentrare nelle piazze migliaia di persone pronte a tutto». Determinate «a fare l’invocata rivoluzione contro l’attuale governo». Per la Procura, era consapevole «degli intenti violenti dei facinorosi con cui interloquiva», ma ha comunque fornito un supporto logistico e organizzativo ai «vari gruppi riottosi, garantendo un sostegno continuo ai manifestanti violenti».

Il 22 ottobre, giorno del fermo di Siher, la chat contava oltre 11 mila persone, tra loro anche chi ha «dimostrato di essere pronto a usare la violenza per portare a termine il proprio obiettivo contro il Sistema». C’è chi esorta ad assaltare le banche a «sporcarsi la fedina penale», chi scrive «bisognerebbe distruggere i ripetitori della Rai» e anche «Comuni, Inps, tutte le strutture politiche, se cadono quelle è il primo passo per far crollare tutto». Di fronte a questi messaggi il ricercatore, «lungi dal prenderne le distanze, ha fornito precise indicazioni sulle strategie per eludere i presidi delle forze dell’ordine e sulle modalità di movimento per le strade». Alla cittadinanza, sottolineano i pm, viene prospettata «una situazione di costante e irrefrenabile scontro urbano, di devastazione, saccheggio, aggressioni indiscriminate, volta a sovvertire il normale ordine sociale, a espungere il controllo delle autorità dai luoghi di ritrovo pubblici e renderli di fatto assoggettati ai gruppi imperversanti nelle strade». Come esorta il comunicato del 23 ottobre: «La piazza è nostra e non intendiamo consegnarla a chi vuole trasformarla in un recinto». Con molti ragazzi, segnala il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che «prima di darsi alle devastazioni e ai saccheggi hanno assunto sostanze stupefacenti». Per gli inquirenti la finalità terroristica «non connota solo i concreti atti violenti posti in essere nelle piazze da una fiumana di malviventi, ma anche l’incitamento online» a replicarne le gesta.

Irreperibile

Oltre al pericolo di reiterazione del reato, per chi indaga, sussiste il rischio di fuga considerato che l’indagato, quando è scattata la perquisizione, non era nella sua abitazione di Mazzano. «Ha dimostrato di essere in grado di rendersi irreperibile», trovando ospitalità da un’amica «in un quartiere periferico di Milano provando a fare perdere le proprie tracce e, successivamente, rifiutando di dare il pin del cellulare». I suoi rapporti sono ramificati, tant’è che al momento del fermo «era già a conoscenza del procedimento penale a suo carico». E «ha un profilo di spicco nel “movimentismo” proPal e contatti con l’antagonismo (Fronte della Gioventù Comunista e sindacati), dimostrando quindi di avere una rete relazionale che gli consentirebbe di riparare all’estero».

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