ROMA – “Sono qui per esprimere vicinanza a una tragedia che è e resta tale, e quindi richiede vicinanza e solidarietà come fu all’epoca di quella follia omicida, tre anni fa. Lo stesso vale di fronte a qualsiasi episodio di antisemitismo, che non può e non deve trovare alcuna giustificazione, mai”. Così, dalle pagine del Corriere della Sera, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che ieri sera è arrivato a “partecipare alla preghiera” nella sinagoga di Roma per fare memoria del 7 ottobre 2023, l’eccidio di milleduecento israeliani compiuto da Hamas.
La condanna per il 7 ottobre “è e resta tale”, così come “viceversa quel dolore non può nascondere la sofferenza e le tragedie successive. Come diceva il cardinale Pizzaballa, la guerra distrugge anche parole, relazioni, fiducia: dobbiamo arrivare ad ascoltare e comprendere la sofferenza dell’altro senza sentirla come una smentita della propria”, sottolinea Zuppi.
“Due anni fa, come Chiesa di Bologna, andammo in pellegrinaggio a Gerusalemme. Lo facemmo proprio perché non ci andava più nessuno, a causa del conflitto, per dire la nostra vicinanza a tutte le vittime e le popolazioni che soffrono. Là incontrai Rachel Goldberg-Polin, la madre di uno degli ostaggi israeliani di Hamas: il figlio si chiamava Hersh, aveva ventitré anni e purtroppo fu poi ritrovato morto, lo avevano ucciso”.
Quella donna, ricorda, “mi commosse con la sua saggezza, non lo dimenticherò mai, disse una cosa bellissima: io non voglio che il mio dolore produca altro dolore, non c’è una classifica del dolore. Ecco, è questo atteggiamento che deve essere vero per tutti”. Insomma, “possiamo condannare il 7 ottobre e anche la violenza che tanta morte e distruzione ingiustificata ha provocato a Gaza. C’è un legame, nel dolore, il conflitto non può cancellare il volto dell’altro. Solo questa consapevolezza può farci trovare la determinazione necessaria a trovare una via d’uscita. Non c’è altra strada per arrivare alla pace”, conclude Zuppi.