Amianto killer, maxi risarcimento  - L'Unione Sarda.it

Urzulei.

01 agosto 2026 alle 00:14

Operaio Esaf morto nel 2013, la Regione sborserà 720mila euro 

Amianto killer. La Corte d’appello di Cagliari ha condannato la Regione a risarcire la vedova e i figli di un operaio di Urzulei deceduto nel 2013 per un tumore polmonare con 720mila euro più la rendita: la malattia, secondo la sentenza, è stata causata dall’esposizione prolungata alle fibre d’amianto. L’uomo aveva lavorato come operaio specializzato nella riparazione e manutenzione degli impianti di erogazione delle acque pubbliche, alle dipendenze dell’Esaf dal 1973 al 1998. Nelle scorse settimane, il collegio dei giudici d’appello (presidente Maria Luisa Scarpa, a latere Daniela Coinu e Giorgio Murru) ha confermato la sentenza di primo grado emessa nel 2022 dalla giudice del Tribunale di Lanusei Giada Rutili.

La vicenda

La diagnosi era arrivata nel 2012, quando l’uomo era in pensione da 14 anni, quasi una sentenza di morte: asbestosi. Una malattia che colpisce i polmoni ed è connessa al contatto, anche indiretto, con le fibre d’amianto. Il pensionato era risultato affetto da un grave tumore che i medici avevano ricollegato all’esposizione ad amianto determinata dal tipo di lavoro effettuato per trent’anni. Non sussistevano altre cause come fattori determinanti alternativi per l’insorgenza della malattia. Il 10 giugno 2013, il pensionato aveva inoltrato all’Inail istanza per il riconoscimento della malattia professionale. Domanda rigettata dall’Istituto. Pochi mesi dopo, il decesso tra atroci sofferenze. Nel 2017, la moglie e i figli decidono di fare causa al giudice del lavoro contro la Regione (nel 2010 subentrata nei rapporti giuridici di cui era titolare Esaf) e l’Inail. Secondo i familiari e il loro avvocato sussisteva la responsabilità del datore di lavoro per non aver adottato tutte le misure idonee a evitare l’insorgere della malattia tumorale: solo a partire dall’inizio degli anni Novanta l’ex operaio, con i suoi colleghi, aveva indossato mascherine di protezione consegnate da Esaf.

La sentenza

La Regione si è costituita in giudizio e, dopo il primo grado, ha presentato appello, contestando che vi fosse stata esposizione alla sostanza cancerogena denunciata e comunque lo svolgimento di mansioni che potessero comportare il contatto con fibre di amianto. Ma la giudice è stata di altro avviso. «Solo a partire dal 1991 - recita la sentenza - il datore di lavoro ha disposto che gli operai svolgessero la propria attività con l’uso di mascherine protettive: per 20 anni l’ex operaio è stato esposto all’inalazione di fibre di amianto in assenza di alcuna misura di protezione. Deve, quindi, affermarsi che l’insorgenza della denunciata malattia è ascrivibile a colpa della Regione con conseguente diritto dei ricorrenti al risarcimento del danno».

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