Anziana sbattuta a terra dal vortice dell’elicottero, risarcita con 120mila euro: la somma arriva dopo la morte

JESOLO (VENEZIA) - Scaraventata a terra dallo spostamento d'aria provocato da un elicottero del 118, in sorvolo per raggiungere il luogo di un incidente stradale. Le fratture, la lunga e dolorosa degenza. Ora quella sofferenza, patita da una anziana, che nel frattempo è deceduta per un male incurabile, ha un valore, morale ed economico. Così ha stabilito la Corte d’Appello di Venezia, che ha confermato la responsabilità della società proprietaria dell’elicottero del 118, che aveva in gestione il servizio di elisoccorso dell’Ulss3 Serenissima, condannandola al pagamento di poco più di 120mila euro. «La Corte d’Appello di Venezia, pur riconoscendo che la vittima era anziana e affetta da patologia oncologica e che la prova della dinamica del sinistro si fondava su presunzioni e non su testimonianze dirette, l’ha ritenuta meritevole di tutela», il commento dell’avvocato Franco Zorzetto, di Noventa di Piave, cui la famiglia della donna si era rivolta.

I FATTI

Il 2 aprile 2019 In località Ca’ Fornera, a Jesolo, uno scooter e un’auto vengono a contatto; l’incidente sembra grave, soprattutto per il conducente dello scooter, e dal Suem 118 viene chiesto l’elicottero, che parte dall’ospedale dell’Angelo di Mestre. Secondo quanto ricostruito all’epoca, il velivolo sorvolò la zona di via Posteselle, posizionandosi per qualche secondo tra due case, sopra un campo, ad una altezza tra i 5 e i 7 metri; quindi, si diresse verso via Trinchet, dov’era avvenuto l’incidente. Una donna di 84 anni (malata oncologica, ma ancora autonoma) si trovava in cortile quando l’elicottero sorvolò la zona. Venne poi ritrovata a terra, con fratture ad entrambi gli arti; al Pronto soccorso le riscontrarono il danno al polso destro e all’omero sinistro. Nessuno aveva visto il momento esatto della caduta che la donna continuava ripetere ai soccorritori essere dovuta allo spostamento d’aria: «Sono stata sollevata dal vortice d’aria».

A supporto di quanto sosteneva, il cortile completamente stravolto, la posizione del corpo, le condizioni meteo, la rotta e la quota dell’elicottero. Tutti dettagli che il Tribunale di Venezia e poi la Corte d’Appello hanno utilizzato per ricostruire la dinamica. La conclusione fu che fosse causata dall’onda d’urto generata dal velivolo. «Abbiamo inquadrato la vicenda - spiega l'avvocato - come un caso di responsabilità da attività pericolosa, fondando la strategia su tre pilastri: rilievi nel cortile, dati tecnici sul volo e consulenza medico–legale, che ha collegato in modo coerente le lesioni a una caduta violenta, compatibile con uno spostamento d’aria improvviso». Dopo l’incidente, la signora visse mesi di sofferenza e progressiva perdita di autonomia. Dieci mesi più tardi, il 29 gennaio del 2020, moriva, anche se non per cause riconducibili al sinistro. Proprio per questo la valutazione del danno è stata delicata: non si trattava di un decesso causato dalle lesioni, ma di due linee causali distinte.

«Tribunale e Corte d’Appello – spiega l’avvocato – hanno riconosciuto la gravità del pregiudizio non patrimoniale sofferto nel periodo successivo alla caduta. In appello ho chiesto una rilettura complessiva del danno non patrimoniale, alla luce dei criteri tabellari più aggiornati e della necessaria personalizzazione. La Corte ha accolto questa impostazione, incrementando in modo significativo il risarcimento». Alla fine è stata accertata la responsabilità della società proprietaria dell’elicottero, che non è riuscita a dimostrare di avere adottato tutte le cautele necessarie per evitare il danno in una situazione di volo a bassa quota sopra le abitazioni.