VENEZIA - Il leghista Luca Zaia è in Sardegna, impegnato nella promozione del saggio “Autonomia, la rivoluzione necessaria” (Marsilio), che sabato sarà presentato a Porto Cervo. Dall’isola il presidente del Consiglio regionale, ed ex governatore del Veneto che promosse la riforma fin dal referendum consultivo, commenta il voto della Camera. «Un passo importante, l’obiettivo restano le 23 materie», dice.
Strada lunga?
«Confermo quanto ho dichiarato il primo giorno di questo cammino nel 2014: “Inizia un percorso dal quale non si tornerà indietro”. Ora aggiungo la frase che chiude il mio libro: “O l’autonomia la si farà per scelta, o la si farà per necessità”. L’approvazione del Parlamento è un passo iniziale fondamentale, in quanto ha aperto una breccia in un muro che pareva invalicabile. Quante barriere: l’impugnazione della legge referendaria, le sentenze della Corte Costituzionale, la firma della pre-intesa che inventai io con il compianto sottosegretario Gianclaudio Bressa. È un puzzle che si va componendo nel tempo. Ma è anche un tributo al grande lavoro dei padri costituenti, nel solco di una Carta nata come autenticamente federalista nel 1948. Quindi diamo compimento ai dettami costituzionali, benché con grave ritardo».
A 9 anni dal “sì”, siamo alla pre-intesa su 4 materie. Non trova che sia pochino?
«Queste 4 materie sono importanti per quello che rappresentano: l’inizio di un percorso che non c’era e che ora dovrà continuare, con i disegni di legge differenziati per ciascuna Regione. Ma la presa di posizione politica c’è stata e siamo entrati in una buona fase, che dovrà proseguire nei vari passaggi tra Consiglio dei ministri e Parlamento anche per le materie Lep».
Per ora si tratta delle non-Lep. Quanto contano davvero?
«Moltissimo se pensiamo alla Sanità, che è già quasi totalmente regionale, ma ora vedrà l’attuazione del principio della fiscalità. Chi ha bilanci sani, e il Veneto con me dal 2010 al 2025 ha infilato 15 esercizi finanziari in perfetto ordine, mentre prima non era così, potrà contare su una nuova leva: per avere i fondi, non dovrà più sottostare alle decisioni prese da altri a livello centrale. Abbiamo introdotto la politica dei silos: se sono virtuoso e il magazzino è pieno, è giusto che possa destinare le risorse a ulteriori misure. Poi la Previdenza complementare integrativa è la storia del Veneto. Qualcuno vede le Professioni come un mondo lontano? Beh, non lo è certo la Protezione civile. Di fronte a una calamità naturale, con la gente in mezzo all’acqua o sotto alle macerie, non è tollerabile dover aspettare l’autorizzazione nazionale alla firma di un’ordinanza in deroga, comunque rispettosa della legge, a causa di un baco burocratico. Insomma è l’inizio di un processo anche culturale».
In questi giorni la stampa sarda le ha fatto notare che «la specialità statutaria della Sardegna è rimasta quasi del tutto inapplicata». Un monito?
«L’autonomia prevede i tagliandi periodici, da obliterare con l’impostazione del buon padre di famiglia. Si tratta di uno strumento in evoluzione continua, come mostra lo sviluppo delle previsioni costituzionali per le Regioni a statuto speciale».
Ha sempre avuto buoni rapporti con Antonio Decaro, presidente dem della Puglia. Cosa gli dirà sull’annunciato ricorso alla Corte Costituzionale?
«Nulla di nuovo sotto il sole. Purtroppo continua la narrazione della sinistra per alimentare polemiche e fake news al Sud. Tipo la storia che l’autonomia sarebbe “lo spacca-Italia”: ma com’è possibile spaccare l’Italia, nel momento in cui il Nord e il Sud sono due gemelli siamesi? Oppure la diceria secondo cui l’autonomia minerebbe l’unità del Paese: non mi sembra che il federalismo abbia demolito la Germania, anzi, dopo il 1989 ha pure contribuito a riunificare l’Est e l’Ovest».
Un altro argomento dell’opposizione è che questa riforma sia una presa in giro.
«Una certa intellighenzia di sinistra teorizzò l’Italia federale nei salotti del Dopoguerra. Ma nel momento in cui il popolo si è appropriato del tema, a quella parte politica non è più andato bene. Mi ricorda il racconto di Lino Toffolo che cito nelle mie pagine: le mogli degli imprenditori si compravano la pelliccia, ma quando hanno cominciato a comprarsela anche le mogli degli operai, allora sono diventate animaliste».
Per la verità pure ex leghisti diventati vannacciani, come Gianangelo Bof, hanno detto che l’autonomia è vuota rispetto alla propaganda di questi anni.
«C'è il volo e ci sono le turbolenze. Chi si concentra sul viaggio, sa dove si parte e dove si arriva. Chi invece si focalizza sul maltempo, chiede al pilota di cambiare rotta. Gli ex leghisti per coerenza dovrebbero solo votare a favore dell’autonomia, magari sforzandosi di guardare la luna, più che il dito. Ovvio che poi questa riforma è come un neonato: va coccolata, controllata a vista, fatta crescere. Lo dico perché non ho più un ruolo attivo nel procedimento, ma negli anni servirà sempre un attento monitoraggio».