Napoli cambia con la rivoluzione degli autovelox e i rilevamenti di ultima generazione che assicureranno controlli più adeguati rispetto alle esigenze della mobilità sul territorio. La differenza più radicale rispetto al passato riguarderà l’area metropolitana della città ma anche il capoluogo partenopeo che non ha mai avuto e non avrà installazioni di autovelox, sebbene potrà contare su dispositivi di rilevamento della velocità mobili. Il cambiamento calato dall’alto con un decreto ministeriale vede la Prefettura napoletana impegnata in un’operazione certosina per l'individuazione delle caratteristiche delle strade e dei loro requisiti.
Dal 12 luglio scorso, infatti, il “Decreto Omologazioni” firmato dal ministro Matteo Salvini è diventato pienamente operativo, imponendo l’adeguamento degli apparecchi per rilevare la velocità ai nuovi standard ministeriali, così un buon numero di postazioni autovelox, nell’area metropolitana di Napoli, sono state spente o sospese per la loro mancata omologazione. Prima che possano essere eventualmente riattivati o sostituiti i dispositivi, e in attesa di una nuova mappatura delle installazioni, l’esigenza prioritaria riguarda le strade e la loro catalogazione.
Le strade
L’istruttoria della Prefettura di Napoli ha riguardato i requisiti delle strade in base alle proprie competenze, come previsto dal decreto legislativo, per l’individuazione dei tratti stradali su cui è possibile l’installazione dei dispositivi di controllo del traffico finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni del codice della strada.
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Dunque il lavoro di mappatura delle strade, in questo caso, non ha riguardato autostrade e strade extraurbane principali ed ha risentito dell’ultimo provvedimento prefettizio, del 26 marzo 2026 che ha aggiornato l’elenco delle strade dell’area metropolitana sulle quali è attualmente consentita l’installazione di autovelox. I tratti viari individuati, sotto la lente di ingrandimento della Prefettura, sono chiaramente strade su cui la necessità di controllare la velocità diventa quasi una misura salvavita considerando l’alta incidenza di incidenti e la loro pericolosità.
La mappa
Nell’elenco della Prefettura partenopea c’è la strada statale 268 del Vesuvio che partendo da Cercola, attraversa tutta l’area vesuviana fino al comune di Angri con l’individuazione, in particolare, di nove tratti stradali relativi ai chilometri in direzione di Cercola, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Nola, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno e Boscoreale da attenzionare per l’installazione dei dispositivi. Nell’elenco emerge la massima attenzione anche per la strada statale 145 Sorrentina che segue la costa della parte meridionale del golfo di Napoli e collega Castellammare con la penisola sorrentina, anche in questo caso l’istruttoria prefettizia individua due tratti stradali in particolare, in direzione di Pompei e Castellamare.
Altrettanto importante nell’elenco, è la Galleria Santa Maria di Pozzano nella Città Metropolitana di Napoli che collega Castellammare di Stabia a Vico Equense. Infine i comuni di Pozzuoli e Ischia sono stati invitati a predisporre una nuova istruttoria tecnica conforme ai criteri della vigente normativa per il mantenimento e l’attivazione dei dispositivi in argomento, mentre per il Comune di Gragnano da poco si è conclusa l’istruttoria per l’individuazione del tratto di strada ove è consentita l’installazione dei dispositivi.
Il prefetto
«La Prefettura opera nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministero dell’Interno con l’obiettivo di assicurare un corretto equilibrio tra le esigenze della sicurezza stradale e quelle dei cittadini», ha fatto sapere il prefetto di Napoli Michele di Bari sottolinenando che l’uso di autovelox «deve essere sempre collegato a una reale esigenza di prevenzione, tenendo conto delle caratteristiche delle strade, dei dati sull’incidentalità e delle situazioni di maggiore rischio». «La sicurezza di chi viaggia sulle nostre strade è una responsabilità che riguarda tutti, per questo è necessario un confronto costante e costruttivo tra istituzioni, enti locali, forze dell’ordine e comunità, affinché gli strumenti di controllo siano percepiti non come un fine sanzionatorio, ma come un mezzo per prevenire gli incidenti e tutelare la vita delle persone», ha aggiunto.