ZERO BRANCO (TREVISO) - La clessidra, che misura lo scorrere inesorabile del tempo, della famiglia Chelaru si è fermata alle 22 di mercoledì. Da allora non scende più un granello di sabbia. È rimasta sospesa tra un dolore che non si riesce a spiegare e la necessità, ancora impossibile, di accettare che Simone non tornerà più a correre nel cortile di casa. In via Tiveron, nella campagna di Zero Branco, il tempo sembra essersi fermato. Il silenzio avvolge la casa e il terreno circostante. Ci sono l’orto, le galline, gli spazi nei quali Simone, un anno e dieci mesi, seguiva con la curiosità tipica dei bambini i gesti della nonna.
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Il ricordo
«Era il mio piccolo contadino, un ometto», ripete nonna Valentina Vicol, ancora travolta dallo strazio per quella manovra in retromarcia che, in pochi istanti e per un destino crudele, ha spezzato la vita del nipotino. Il bambino amava stare all’aperto. «Mi accompagnava sempre - ricorda la nonna -. Veniva con me nell’orto, guardava le galline, voleva vedere e capire tutto. Era vivace, curioso, pieno di vita». In una fotografia indossa un cappello di paglia con Topolino, il ciuccio in bocca e due occhioni grandi nei quali ci si può cadere dentro e perdersi allo stesso tempo. In un’altra stringe tra le mani un piccolo mazzo di fiori. Immagini che oggi sono diventate uno dei beni più preziosi da custodire. Nato nel settembre 2024, Simone era il bambino tanto atteso della famiglia soprattutto dalla sorellina Sofia, 8 anni. Lo aveva desiderato a lungo, era un compagno di giochi da proteggere e accompagnare mentre cresceva. Ora lo chiama il suo angelo. Mamma Olga e papà Iurie non riescono ancora a comprendere fino in fondo ciò che è accaduto.
Il filo invisibile
La famiglia è chiusa nel proprio dolore, ma non si è spezzata. Al contrario, in queste ore si stringe ancora di più. Mamma, papà, sorella, nonne, zii e cugini cercano forza gli uni negli altri. Nonna Valentina è sempre stata uno dei fari della famiglia, la persona capace di tenere insieme tutti. Oggi quella luce è offuscata dalla tragedia, ma i familiari continuano a raccogliersi attorno a lei, perché nessuno debba affrontare da solo un peso tanto grande. Non ci sono accuse né rabbia nelle parole che arrivano dalla casa. C’è soltanto uno strazio condiviso e il tentativo di proteggersi reciprocamente. La morte di Simone ha travolto tutti, ma non ha cancellato l’amore che li unisce. Lo racconta anche l’epigrafe scelta per annunciare l’ultimo saluto. Accanto alle parole compare il disegno monolinea di un angioletto che riposa sopra una nuvola. Un’unica linea, senza interruzioni, quasi a rappresentare un filo che continua a tenere unita la famiglia al piccolo Simone, senza spazi e senza fratture. «Simone, piccolo Sole dei nostri giorni, sei diventato Stella del nostro cielo: continuerai a brillare dentro ogni nostro respiro», hanno scritto. Poche righe nelle quali il bambino viene ricordato come la luce che aveva riempito le loro giornate e che, da ora, continuerà ad accompagnarli in un’altra forma. L’ultimo saluto sarà celebrato lunedì alle 9 nella chiesa di Sant’Alberto di Zero Branco. La messa sarà celebrata in italiano e in romeno. Non si tratta solo di una scelta liturgica, ma è il segno del percorso compiuto dalla famiglia Chelaru, di origine moldava e ormai profondamente legata alla comunità trevigiana. Due lingue quindi si incontreranno davanti allo stesso dolore, per accompagnare Simone e abbracciare i suoi cari. La clessidra della famiglia resterà ancora ferma, perché per tornare a far scorrere il tempo serviranno giorni, mesi, forse anni. Ma il filo tracciato da quell’angioletto nell’epigrafe non si interromperà mai. Continuerà a unire il bambino con il cappello di paglia, il ciuccio e gli occhi pieni di curiosità alle persone che lo hanno amato.