Banda della minicar, i dubbi sulle coperture della madre del 17enne: «Non ha fatto niente, è innocente»

Quando i carabinieri due giorni fa si sono presentati nelle abitazioni dei minorenni sospettati di essere gli autori delle sei aggressioni a suon di bastonate e calci, compiute a bordo di una minicar nera, tra Monteverde vecchio e Testaccio, i rispettivi genitori sono stati estremamente collaborativi. Tramite i propri avvocati hanno fatto sapere di essere profondamente sotto shock. Ma, al citofono del palazzo non lontano da dove è stata trovata la minicar, la mamma del 17enne che era alla guida durante i blitz, ha risposto: «Non ha fatto niente, non è possibile. Vi state sbagliando, non può essere lui». Forse un modo per allontanare occhi indiscreti dall’abitazione del Rione Testaccio dove la sera prima si erano presentati i militari, di fronte ai quali la donna, al pari dei genitori del 16enne coindagato per tentato omicidio e lesioni, sarebbe sembrata turbata ma non sorpresa.

I dubbi

Del resto i due, seppur molto giovani, avevano un precedente per un furto commesso insieme. Di certo un reato ben meno grave di un tentato omicidio. Non è escluso però che qualcuno tra i genitori fosse a conoscenza di quanto accaduto e non abbia voluto denunciare o far costituire il figlio fin quando i carabinieri non sono arrivati a lui. Le aggressioni risalgono al 4 e 5 ottobre, il sette sono state rese note sugli organi di stampa e i militari hanno bussato alle loro porte dopo una settimana. Un tempo sufficiente, considerata la continua diffusione di notizie sul caso, almeno a far nascere qualche sospetto all’interno delle famiglie. Ma al momento rimane soltanto un’ipotesi che in ogni casonon avrebbe ripercussioni dal punto di vista penale. Quindi nella notte tra ieri e l’altro ieri la confessione, nella quale i due avrebbero ammesso di essere responsabili solo di quattro delle sei aggressioni, senza mostrare segni di pentimento per quanto accaduto, ma avrebbero ammesso di essersi fermati dopo l’agguato più grave, l’ultimo in ordine di tempo, all’attore Davide Iacopini, ancora ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo.

Cosa succede ora

Ora gli atti passano alla procura per i minorenni che dovrà interrogarli di nuovo. A quel punto il magistrato al quale verrà affidato il fascicolo potrebbe chiedere per i due indagati misure cautelari. Potrebbero essere sottoposti a obblighi legati allo studio, al lavoro o ad altre attività utili all’educazione, oppure agli arresti domiciliari. O ancora, essere affidati a una comunità o ristretti in un Istituto penale per i minorenni. Un altro capitolo riguarda invece le accuse a loro rivolte. Al momento il tentato omicidio per l’aggressione a Iacopini e le lesioni per altri casi. Ma, viste le modalità dei blitz e le zone del corpo delle altre “vittime” colpite con bastoni o calci, non è escluso che l’ipotesi ditentato omicidio venga estesa dalla procuraminorile anche ad altri dei cinque casi. P

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