Il 28 settembre dello scorso anno, durante la Messa dei piccoli, si mise in fila per ricevere la Comunione ma invece di prendere l’ostia benedetta, consegnò a padre Maurizio Patriciello un fazzoletto con dentro un proiettile calibro 9x21. A distanza di un anno Vittorio De Luca, oggi 76enne, è stato condannato ad una pena di tre anni e quindici giorni per stalking. Con l’aggravante del metodo mafioso che gli è stato riconosciuto per le sole modalità attraverso le quali agì. Ma non solo. Secondo il giudice della prima sezione del tribunale di Napoli nord, Eleonora Pacchiarini, De Luca in quel momento era capace di intendere e di volere. L’azione di «Caciotta», come l’anziano viene chiamato nel parco Verde di Caivano, a pochi passi dalla chiesa di San Paolo apostolo dove avvenne la consegna del “pacco”, sarebbe dunque conseguenza di un atto voluto e pensato non di un momento di vuoto mentale. È proprio sulla perizia che lo riconosce capace di intendere e di volere, fa sapere il suo legale, il penalista Roberto Cerbo, si baserà la sua richiesta di appello che presenterà non appena saranno depositate le motivazioni. «Non contesto la pena - spiega il suo avvocato - perché i fatti sono molto gravi ma ci sono ben cinque perizie effettuate nel corso degli anni che descrivono bene le sue condizioni psicofisiche e anche la sua capacitò a stare in giudizio». Il penalista, inoltre, ribadisce anche un altro concetto che sarà oggetto del suo appello: «Non ci sono prove che De Luca sia inserito in qualche gruppo criminale. Anche i carabinieri al momento del fermo lo dichiararono».
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L’infermità
Proprio sulla sua presunta incapacità di intendere e di volere, Vittorio De Luca basò non solo la sua confessione al momento del fermo ma anche il suo dialogo con don Maurizio il quale, poco dopo la consegna del proiettile andò a parlare con lui in caserma. «Tanto non possono farmi niente perché tengo l’infermità mentale, io», disse al sacerdote. Soltanto un anno prima era stato sorpreso in chiesa con un coltello. Nell'immediatezza dei fatti De Luca fu arrestato e portato in carcere mentre il ministro dell’Interno Piantedosi, che qualche giorno dopo andò a salutare personalmente il sacerdote accompagnato dal capo della polizia Vittorio Pisani, rafforzò la scorta a don Patriciello. Nel corso del suo iter giudiziario, poi, la custodia in carcere fu sostituita con quella domiciliare con braccialettoelettronico e per lui fu disposto il divieto di dimora a Caivano. Al momento è ancora in stato di arresto a Orta di Atella. Secondo le perizie che sono state fatte nel corso degli anni, il 76enne avrebbe una psicopatologia più volte diagnosticata e certificata che lo ha portato a coltivare una certa di ostilità, se non rancore, nei confronti di don Maurizio del quale ha sempre dichiarato di non apprezzare l’impegno contro la camorra che da sempre infesta il Parco Verde. In effetti non sarebbe mai stato organico ad alcun gruppo criminale, neanche quello del genero Domenico Ciccarelli, considerato il boss dell'omonimo clan della zona, ora in carcere. anche se De Luca, quando fu bloccato, disse: «Non posso dirvi chi mi manda altrimenti mi ammazzano».
Il post
Maurizio Patriciello non ha commentato nulla sulla condanna del suo stalker. Ha soltanto pubblicato, sul proprio profilo social, un lungo post nella nottata tra giovedì e venerdì dopo, forse, aver saputo della sentenza. Un post nel quale si rivolge a un ipotetico “peccatore” incoraggiandolo a «non aver paura» e ricorda l’esempio di un imprenditore corrotto «colluso con la camorra. Anche grazie a lui tonnellate di rifiuti tossici sono giunti nella mia amata terra. Anche grazie a lui migliaia di persone – tra cui due miei fratelli - si sono ammalate e morte. Dopo aver fatto tanti guai si è pentito. Mi ha scritto. Il cancro maledetto lo ha beccato. Mi ha pregato di farmi suo portavoce. Di chiedere perdono a tutte le persone alle quali ha fatto tanto male. Lo faccio. Mantengo la parola data». E al suo interlocutore senza nome, dice: «Non avere paura. Se senti di non farcela, non avere paura. Se ancora sei scivolato nel peccato, non avere paura. Se ti viene voglia di non confessarti più perché “tanto è inutile, sono solo un ipocrita”, non avere paura. Desisti, allontanati da questo pensiero malsano. Senza fondamenta la casa crolla. Senza la bussola la nave va alla deriva. Senza una meta il pellegrino diventa un vagabondo».