Un frammento, più piccolo di un francobollo, di silicio e metallo incastonato nella plastica. È lì dentro che custodiamo chi siamo: dati anagrafici, codice fiscale e, da qualche anno, anche le impronte digitali. La carta d’identità elettronica nasce per renderci inattaccabili da falsificazioni e scippi d’identità. Invece, anche la tecnologia di ultima generazione èterreno di conquista per le centrali del falso.
Un fenomeno che vede Napoli e la sua provincia capofila e che non risparmia quartieri popolari, l’hinterland e perfino Capri. Da inizio anno si contano già oltre cinquanta sequestri messi a segno dai carabinieri del comando provinciale, con quattro denunce o arresti eseguiti nelle ultime 24 ore. Il meccanismo è sofisticato. Il chip della Cie è una chiave passe-partout: se è integro, l'identità è blindata. Ma se viene rimosso con precisione chirurgica e trapiantato su un tesserino contraffatto, la classica “carta pezzotta”, o se la carta viene privata del microchip per impedire la verifica digitale immediata, la truffa prende forma. Basta applicare la foto dell'utilizzatore abusivo e il gioco è fatto: per i controlli superficiali quella persona diventa un cittadino al di sopra di ogni sospetto.
Nuove truffe
I risvolti criminali sono imponenti. Con una Cie manomessa i malviventi possono viaggiare superando i varchi, richiedere certificati anagrafici e, soprattutto, aprire le porte del credito e dei raggiri finanziari. Sfruttando l'identità di un cittadino “solvibile” e dalla storia creditizia impeccabile, i truffatori accendono conti correnti online, ottengono carte prepagate e richiedono prestiti a fondo perduto. Nelle filiali o negli istituti di credito dove la tesserina viene inserita nei lettori per l'acquisizione automatica dei dati, il chip originale supera infatti agevolmente i blocchi informatici senza insospettire lo sportellista. Il risultato? Finanziamenti erogati a soggetti fantasma e migliaia di euro prosciugati prima che la vittima reale si accorga di essere stata clonata.
Gli investigatori dell'Arma non escludono la regia delle organizzazioni criminali dell'area orientale e occidentale di Napoli, da sempre specializzate nel mercato dei prestanome e della contraffazione: documenti rubati o vergini vengono lavorati in laboratori clandestini e inseriti nel mercato nero.
Boom di casi
La mappa delle ultime 24 ore restituisce la dimensione del fenomeno. Al rione Traiano, quartiere Soccavo, i militari del Nucleo radiomobile hanno arrestato un pusher, trovandolo in possesso di una pistola e di una Cie contraffatta. A Marano è finito nei guai un 22enne con dosi di droga e un documento da cui il microchip era stato scalzato via. A Borgoloreto, in centro città, un cittadino di Bari si è presentato in caserma per denunciare lo smarrimento della carta esibendone una visibilmente manomessa all'altezza del chip. È uscito dalla caserma con la denuncia, ma anche con una segnalazione per falsità materiale. Infine Capri, dove un altro giovane è stato denunciato per l’uso di un tesserino ritoccato. Per spezzare la catena del falso, i carabinieri si affidano all’App Idea (Identity easy access), creata dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato. Sfruttando la tecnologia Nfc degli smartphone Android, il software legge i dati nel chip e li incrocia con quelli stampati, confermando l’autenticità del documento e svelando eventuali manipolazioni. L’Arma ricorda che una carta priva di chip o danneggiata perde ogni valore legale e va subito denunciata.