17 agosto 2026 – Record infranti, ondate di calore sempre più lunghe, zero termico a 4500 metri. E, purtroppo, la siccitosa estate del 2026 non resterà un’eccezione, perché il meteo è tipico di ciò che accade quando le temperature globali aumentano. La pioggia che già ieri sera ha fatto capolino a Milano mentre nel Lecchese, a Premana, ha causato una frana, non è un trend. Lo sa bene Nicola Gelfi, ingegnere bresciano che si occupa di meteorologia dal 1994, responsabile dell’osservatorio meteorologico dell’Istituto Pastori di Brescia.

Il fiume Mella ridotto a una pozzanghera
Gelfi, quali le previsioni per i prossimi giorni in Lombardia?
“L’alta pressione ha iniziato ad invecchiare, permettendo infiltrazioni di aria più umida e instabile in quota, che alimenta attività cumuliforme, ovvero le nubi ad evoluzione diurna che portano temporali serali in montagna. L’instabilità vista sui monti potrebbe manifestarsi in pianura a macchia di leopardo, con rischio di grandinate. Andremo sotto i 35°C, martedì forse attorno ai 30°C. Giovedì e venerdì potrebbe esserci un peggioramento più corposo, con temporali frequenti, sempre localmente rischiosi per grandine e colpi di vento, e calo delle temperature un po’ più consistente, forse con massime anche sotto i 30°C”.
La percezione è che le ondate di calore siano sempre più lunghe. È così?
“Non è solo una percezione. Queste sono le tendenze legate al riscaldamento globale: ondate di calore sempre più lunghe ed intense intervallate da pause più brevi con piogge di forte intensità”.
Questa del 2026 è un’estate da record?
“Al 31 agosto, quando finirà l’estate meteorologica, sapremo se il 2026 spodesterà il 2022 dal secondo posto tra le estati con temperature medie più alte. Difficilmente raggiungerà il 2003, ma è significativo che, ad esempio, a Brescia siano ‘saltati’ 3 record mensili in termini di calore e temperatura massima a maggio, giugno e agosto. Il 6 agosto 2026 è la giornata più calda mai registrata a Brescia, con 39,4°C, sopra il 39,2°C del 2003. Quell’anno è inarrivabile come media, ma tre record di caldo non erano mai capitati”.
Dobbiamo abituarci ad estati come questa e potrà andare anche peggio?
“Il 2003 è stato un campanello d‘allarme ignorato. Ora abbiamo estati con temperature elevate sempre più ravvicinate. C’è una variabilità interannuale, non tutte le estati saranno così, ma potrebbero capitare anche peggio del 2003. Nell’ipotesi migliore e alquanto irrealistica che le emissioni climalteranti vadano a zero, ci vorrebbero 20 o 30 anni prima che le cose si muovano in senso contrario”.

Zibido, il boschetto arso dal calore
E le precipitazioni?
“Non c’è una tendenza annua di riduzione, nel 2024 sono state anche molto generose, ma non siamo preparati ad accumularle. Bisogna potenziare la rete idrica ed i bacini di accumulo, perché, anche se piove, con zero termico a quota così alta, la neve non si accumula. Quando i ghiacciai erano fiorenti, c’era un afflusso continuo di acqua. Oggi sappiamo che i ghiacciai sotto i 3.500 metri spariranno nel giro di 5, 10 anni, quindi si perderà quell’apporto. In inverno, l’ondata di gelo sarà rara, sicuramente meno probabile di 15 anni fa. Uso questo riferimento temporale non a caso: dal 2012 c’è stato un cambiamento che nessuno si aspettava accelerasse così tanto, in senso strutturale, e che sta andando in una direzione di temperature sempre più alte in ogni stagione”.