Cantiere Vittoria: lavoratori senza stipendio e la produzione non riparte, anche per Actv

ADRIA (ROVIGO) - Stipendi non pagati, produzione che non riparte, un organico ridotto a poco più di venti lavoratori e, soprattutto, nessun piano industriale. È questa la situazione denunciata dalla Fiom-Cgil di Rovigo per la Cnv srl, società che nel febbraio 2025 ha rilevato, attraverso una procedura fallimentare, il Cantiere navale Vittoria. A oltre un anno e mezzo dall'acquisizione da parte del geologo Roberto Cavazzana, secondo il sindacato, la ripresa produttiva dello stabilimento non si è concretizzata. Cnv ha formalmente acquisito due appalti da Actv di Venezia per il trasporto pubblico in laguna, ma i lavori non sono ancora partiti.
Actv rivela che ha due gare pubbliche, una per due motobattelli foranei e una per quattro moto battelli. Stiamo parlando di una procedura di evidenza pubblica, «la gara è stata assegnata, c'è una fitta corrispondenza si segue attentamente l'evoluzione della situazione ma al momento non abbiamo assunto alcuna decisione».

GRAVE SITUAZIONE

Nelle ultime settimane la situazione si è ulteriormente aggravata: le retribuzioni relative ai mesi di luglio e agosto non sono state corrisposte ai lavoratori. La Fiom-Cgil ha quindi inviato alla società una formale diffida e messa in mora, chiedendo il pagamento delle somme dovute entro 10 giorni e riservandosi, in caso contrario, di procedere anche per vie giudiziarie al recupero dei crediti.
«Siamo arrivati a un punto che non può più essere ignorato – afferma Davide Benazzo, segretario generale della Fiom-Cgil Rovigo –. Da mesi chiediamo un confronto con l'azienda per capire quale sia il progetto industriale e quale futuro si intenda dare allo stabilimento di Adria. Non abbiamo ricevuto risposte adeguate e, nel frattempo, la situazione si è ulteriormente deteriorata».

INCONTRI MANCATI

Il sindacato ricostruisce una serie di tentativi di confronto rimasti senza esito. Il 3 giugno la Fiom aveva chiesto un incontro alla direzione aziendale. Di fronte all'assenza di risposte, il 25 giugno era stata interessata la Regione, chiedendo la riattivazione del tavolo di monitoraggio. L'incontro era stato convocato da Veneto Lavoro per il 2 luglio, ma l'azienda aveva chiesto un rinvio. Il 4 settembre, anche alla luce dei ritardi nel pagamento degli stipendi, la Fiom aveva sollecitato nuovamente la convocazione del tavolo regionale. L'incontro era stato fissato per il 21 settembre, ma anche questa convocazione, riferisce il sindacato, è stata nuovamente rinviata su richiesta dell'azienda. «Per tre volte è mancata la possibilità di un confronto concreto con le parti sociali e con le istituzioni – sottolinea Benazzo – e non stiamo chiedendo promesse, ma chiarezza. I lavoratori hanno il diritto di sapere quale sia il progetto per lo stabilimento, quali commesse siano realmente operative e quali siano le prospettive occupazionali».

Sul tavolo c'è anche la richiesta di Cassa integrazione guadagni ordinaria avanzata dalla società, un'ipotesi che la Fiom, nelle condizioni attuali, contesta. «Non possiamo discutere di cassa integrazione come se fosse un fatto isolato e prima di chiedere ai lavoratori di affrontare un periodo di ammortizzatore sociale, occorre affrontare con trasparenza il tema industriale. E soprattutto occorre spiegare perché ci sono retribuzioni arretrate che ancora non sono state pagate».

PREOCCUPAZIONE

A preoccupare il sindacato è anche il progressivo ridimensionamento dell'organico. Prima della crisi i lavoratori erano quasi 60; oggi, secondo i dati forniti da Fiom, ne risultano occupati 22. «Il patrimonio più importante di un cantiere navale sono le persone, le professionalità e le competenze costruite in anni di lavoro – continua Benazzo – e se l'organico continua a ridursi, il rischio è di perdere proprio quelle competenze che sarebbero indispensabili per una vera ripartenza produttiva». Da qui la decisione di proclamare lo stato di agitazione del personale, dopo aver consultato i lavoratori. La Fiom chiede ora alla Regione di intervenire per riaprire il confronto, coinvolgendo anche Confindustria e le istituzioni territoriali. «La Regione non può restare spettatrice di fronte a una situazione che riguarda decine di lavoratori e un patrimonio industriale importante per Adria e per il Polesine Chiediamo venga riattivato un tavolo vero».