Capalbio, a mollo con il panama a parlare di politica

Aura. E’ la parola più usata nella neo-lingua da Gen Z sul litorale maremmano. Quello è aura. Quella è aura. Ammazza quanta aura ti porti addosso. Mi presti un po’ dell’aura tua? Un tempo si diceva fico, ma dirlo adesso è da sfigati. Un tempo si diceva rimorchiare ora invece, tra ombrelloni e tendoni parasole, da Pescia Romana in su, così ci si esprime in slang romanordaro da battigia: «Mi sto a cucina’ Gianmaria» (o Agata o Flaminia). In tanta aura, Capalbio, intesa come l’Ultima Spiaggia, la Penultima e dintorni, la sua aura la conserva eccome e la conferma ancora.

Se in Italia ormai vota il 50 per cento dei cittadini, qui - dove i quotidiani hanno ancora la bacchetta di legno per maneggiarli meglio e quando ne manca qualcuno ci si rivolge al patron Riccardo: che fine ha fatto quel giornale? - l’astensionismo elettorale è zero così come i racchettoni e come i tormentoni musicali che altrove spaccano le Trombe d’Eustachio a colpi di bombe pop coreane o di reggaeton. E non si vede all’orizzonte neppure un materassino all’Ultima Spiaggia, non spopola al contrario che negli altri lidi la Settimana Enigmistica, e il bagno si fa preferibilmente con il panama in testa e gli occhiali da sole o da miopi. O con le lenti spesse (niente maschera e pinne) come quelle dell’ex senatore Claudio Petruccioli, ormai decano di questa spiaggia dove un tempo c’era Giorgio Napolitano, ma c’è ancora l’ottimo figlio Giulio, mentre non fa più le sue capatine da Ansedonia, ah quando ci veniva a trovare il Dottor Sottile, Giuliano Amato. La cosa più affascinante di questo paesaggio marino è che scarseggiano i tatuaggi, non si porta l’abbronzatura carbonata e mancano quasi completamente le t-shirt zuppe di sudore che tormentano i corpi nelle spiagge più popular mentre qui la camicia di lino bianca è la divisa prediletta per dare aria alle ascelle che, purtroppo, esistono anche in un luogo così pregiato.

CENTRO STUDI ACQUATICO

Ieri è arrivato Riccardo Scamarcio, con due libri sotto le ascelle non grondanti. Non spopola lo spritz (l’arancione ricorda troppo Trump), ed evviva. La scena madre è quella in cui si vedono a tutte le ore della giornata di mare, con pausa solo in zona pennichella, tre o quattro persone ma a volte anche di più che stanno a mollo, ma è come se fossero in un angolo del Transatlantico o in un centro studi, e con il panama in testa discettano di elezioni anticipate sì oppure no, Elly candidata premier o è preferibile un federatore, meglio con le preferenze o senza la legge elettorale che si farà oppure no (tra i capalbiesi vince con rammarico l’opzione numero uno). Ma soprattutto, nell’acqua che ti arriva fino alla pancia e non oltre il collo sennò la conversazione potrebbe risultare complicata, il tormentone dell’estate capalbiese non è la canzone di Bad Bunny bensì il pareggio. E se non vince la destra? E se non vince la sinistra?

L’altro giorno, un alto funzionario della Camera ha intrattenuto tra le onde alcuni amici - giornalisti e manager - e ha spiegato loro: «Nessuno dei due poli prenderà il premio di maggioranza». Ma davvero? Affogano sia la destra sia la sinistra? «Bisognerà vedere chi tra Meloni e Schlein - spiega il professorone - prende più voti e chi tra le due avrà maggiore capacità coalizionale dopo il voto». Ovvero Giorgia imbarcherà Vannacci dopo le elezioni per avere la maggioranza in Parlamento? Troppo facile. Potrebbe accadere secondo questa conferenza politico-marittima, comprensiva di morto a galla e capriole in avanti e all’indietro nella bassa marea, come successe nel 1977 quando Andreotti non aveva voti sufficienti per il suo governo e alcuni scissionisti del Msi, quelli di Destra Nazionale, provarono a dargli in soccorso. Vannacciani che tradiranno il generale insomma, offrendosi come neo-responsabili? Sta arrivando lo spaghettino alle vongole sotto la tenda, e dunque nella fase post-prandiale ci sarà forse la grande risposta.

Intanto, c’è attesa per l’arrivo domani sera, a Capalbio Libri, di Giuseppe Conte che presenta la sua autobiografia. Si parla bene di lui tra i lettini e i tavolini, dove però appassiona anche l’argomento Giggino. Davvero Di Maio, qui ormai mezzo sdoganato ma non fino al punto di attribuirgli aura, potrebbe fare il ministro in un governo tecnico? E chi sarà il premier, Sabino Cassese? E i ministri?

In un tavolo a prendere il caffè all’Ultima ci sono tra gli altri Claudio Rosi, architetto appassionato di politica e ne ha fatta tanta, Enrico Pierri, proprietario del famoso ristorante di pesce, vip e Palazzo, il San Lorenzo a via dei Chiavari, e Marco Lombardi, bravo imprenditore e titolare di Proger, si parla del futuro di Roma e della fine dell’immobilismo. Gli amici chiamano Lombardi, scherzosamente, «il nuovo principe Scipione Borghese». Ma perché? Perché lui insieme a Rutelli - ed eccolo Francesco sotto la tenda numero 6 insieme a Barbara Palombelli e alla loro grazia dell’essere nonni di due nipotini a cui fanno i castelli di sabbia - è quello che ha lanciato il concorso per l’ampliamento della Galleria Borghese. Ci sono svariati direttori di giornali. Uno non c’è, ed è Chicco Di Vincenzo, che guida il Mattino di Napoli. Viene raggiunto da una video-chiamata da Capalbio, mentre sta spaparanzato al sole in Costiera: «Chicco, tu perdi tempo mentre qui, tra Melonellum o Stabilicum e pronostici sul prossimo Capo dello Stato, si sta disegnando il futuro dell’Italia».

Naturalmente, c’è la famiglia Fabiani, Fabiano, Lilli e Matteo, e leggasi: civiltà! Naturalmente c’è Luigi Coldagelli, il comunicatore del Campidoglio, con la magnifica madre (aura). Una dirigente di una delle più alte istituzioni repubblicane, che tutti hanno sempre visto intabarrata nel suo delicato ruolo pubblico, all’Ultima Spiaggia è in costume e nessuno pensava che ne potesse possedere uno tra le decine di tailleur pantaloni grigi o neri da conferenza Stato-Regioni. Ah, la nudité (non integrale, come è ovvio), che liberazione!

Occhio, che Scamarcio fa il tuffo con la rincorsa.

Ma davvero? Non è possibile. Infatti, Riccardo pareva lanciarsi verso l’acqua - volo d’angelo o capriola? - poi di colpo capisce dove si trova, comprende che da queste parti certe bravate non si usano, e propende per una dolce calata. Il problema è che dalle onde non arriva una risposta sul pareggio, ma galleggiano tante suggestioni e possibilità. E se Elly recupera Calenda dopo le elezioni? E se Renzi fa il fenomeno - il tuffo a bomba! - e alla fine costruisce un centro forte e porta a vincere e non a pareggiare il campo largo? L’altra sera quando a Capalbio Libri c’era Maria Elena Boschi tutti le avrebbero voluto chiedere questo, ma Meb era giustamente in versione disimpegnata e vacanziera.

LA DIVERSITÀ

Sabato scorso si è svolta all’Ultima una scena struggente. Un bimbo di quattro anni va dal papà e gli presenta un amichetto appena conosciuto. «Papi, ci offri un gelatino?». «Ma certo». Il figlio prende un Calippo alla Coca-Cola, l’amichetto un Cucciolone. Mangiano beatamente, ma si vede in un angolo il papà che convoca alcuni conoscenti e dice loro con le mani nei pochi capelli che gli sono rimasti: «Oddio, che cosa ho fatto... Non dovevo proprio...». Cioè?, gli viene chiesto. «Il Cucciolone contiene glutine e anche lattosio, e se quel bimbo è celiaco o allergico, e gli prende un colpo? Sono stato leggero, irresponsabile, cattivo. Già mi sento un assassino». Forse in nessuna altra spiaggia può capitare di assistere a un dramma così da politicamente corretto. Ma l’Ultima è una spiaggia speciale e orgogliosa, com’è giusto, della sua diversità. Che non è spocchia. E’ un’insopprimibile aspirazione, da parte degli abitanti di questo lido, ad avere un’Italia che non stia sempre a mollo o ci stia nella maniera giusta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA