Longevità, esiste una pillola? Dall'Ozempic alla metfomina, ma non sono i farmaci la risposta per vivere più a lungo

Dottore: mi da una medicina per non invecchiare? Vi sarà passata per la testa questa domanda, immagino. Allora parliamone soprattutto perché ne parlano troppo e male in mille, dalle cattedre più impensabili, in genere del web. Ma anche perché alcuni farmaci recenti, utilizzati per patologie molto diffuse come il diabete, hanno fatto intravedere un effetto non solo sulla glicemia ma anche sul peso (effetto questo che piace assai) e sulla salute in generale. 

Entriamo dentro la faccenda e partiamo non della semaglutide (l’oramai mitica iniezione in pancia di Ozempic, quello del peso), che affronterò in seguito, ma dalla metformina che recente non è e che i diabetici conoscono bene perché in terapia da decenni. La metformina fa lavorare meglio il fegato (organo sorta di regolatore per dispensare a tempo e a modo lo zucchero nel nostro corpo) e riduce l’assorbimento del glucosio nell’apparato digerente. E’, poi, una specie di “badante” del pancreas che produce l’insulina. Insulina regolatrice dell’immissione dello zucchero nelle cellule e quindi della conseguente produzione di energia che ci consente di funzionare. Come? La metformina riattiva un organello centrale nella cellula, il mitocondrio, responsabile appunto della produzione di energia. Questo aiuta pancreas, fegato ed intestino a funzionare meglio e combatte il diabete. Chiaro?

Qualcuno allora ha pensato: ma se la metformina aiuta i mitocondri e permette una miglior produzione di energia, hai visto mai che questo aiuto favorisca una miglior longevità? Non fa una piega visto, tra l’altro, che il diabete produce un’accellerazione dell’invecchiamento ed un farmaco che lo contrasta suggerisce, per converso, longevità. E infatti è cominciato molti anni fa uno studio clinico su 65-80enni per comprendere se chi fa uso di metformina ha meno diabete, malattie croniche e tumori. Non si hanno ancora i risultati definitivi, ed in primis quelli sulla eventuale prolungata longevità, ma è chiaro che c’è sostanza in questa ricerca. Ne tiriamo le conclusioni dopo aver parlato delle prossime molecole.

Sostanza, appunto, c’è anche su molecole che sono sulla bocca di tutti anche perché pubblicizzate da persone famose e non, che riferiscono di esser sensibilmente dimagrite per l’uso di esse. Sono la semaglutide, antesignana, seguita delle più recenti lira e tirzepatide. Che fanno? E “fanno” in termini di longevità? Intanto come agiscono: lavorano promuovendo l’azione di una roba che si chiama GLP-1 o Glucagon-Like Peptide. Scordatevi questo nome ma ricordatevi che questo signore dice al cervello di sentir meno il senso della fame, allo stomaco di svuotarsi più lentamente come se avessimo mangiato troppo, al pancreas di lavorare di più e darci insulina. La semaglutide agisce stimolando il GLP-1 che fa tutta quella roba lì e deve agir bene visto che solo nel 2023 ha fatto incassare ai produttori del farmaco in commercio una quarantina di miliardi di dollari… Vabbè che oramai con i plurimiliardari alla Musk e Bezos siamo abituati a sentir parlare di miliardi (per pochi), ma 40 miliardi non son bruscolini e significano che anche qui c’è sostanza. Il fatto è che questo GLP-1, stimolato dalla semaglutide, ha un mucchio di azioni positive a livello cellulare, metabolico, neurologico e vascolare. Quindi meno grasso nel fegato, vasi meno sclerotici e capaci di una flessibilità che diminuisce le malattie cardiovascolari fino ad una possibile protezione contro Parkinson ed Alzheimer. Insomma c’è di più oltre al dimagramento.
Il terzo indagato per aumentare la longevità è la rapamicina. Che fa? Leggete e dimenticate un’altra parola astrusa, mTOR, che è il meccanismo che regola la sintesi delle proteine. Detto a spadate. In buona sostanza l’effetto ultimo di questa rapamicina è, attraverso un’azione su mTOR, di “rallentare” la cellula e di favorirne i meccanismi di riparazione. Come dire che la cellula, le cellule, rimangono più toste perché si sono permesse un tagliando di controllo e rimessa a posto. Più capaci di rispondere così agli insulti del mondo, che siano gli agenti infettivi o il danno dell’insorgenza di una malattia cronica.

Ce ne sono molte altre di molecole tentatrici di longevità, dal resveratrolo alla spermidina, in genere contenute negli integratori che molti imbonitori spacciano, appunto, per elisir di lunga vita. State attenti, le prove di efficacia pro longevità son tutte sugli animali e non sull’uomo, i dosaggi sono spesso diversi e gli effetti collaterali o a distanza sconosciuti. Almeno per metformina, semaglutide e rapamicina si è andati ben avanti negli studi anche sull’uomo. 

Allora, mi direte, dammi un farmaco, uno di questi per la mia longevità! Rifarei la domanda: te che hai scritto questo articolo, geriatra-gerontologo da 50 anni, cosa prendi? Al momento nulla amico mio, e sai perché? Non credo in una pallottola magica e i farmaci che ti ho citato lavorano su uno dei 12/13 meccanismi riconosciuti causa di invecchiamento. Allora certo che lavoro su mTOR o GMP-1 ma lavoro anche sugli altri 12/13 con l’ insegnamento - che ritorna - delle Blue Zone, i luoghi al mondo con un dimostrato effetto di longevità per un eccesso statisticamente significatico di centenari. Lavoro su mTOR e GMP-1 (ma anche sulle concause di longevità/invecchiamento come i telomeri o l’esaurimento delle staminali o l’infiammazione cronica o… etc) perché, insegnano le Blue Zone, mantengo il peso dei 20 anni e mangio prevalentemente frutta, verdura e cereali (con qualche eccezione di matriciana), corro tutti i giorni per almeno 30 minuti, cerco di dormire bene, mantenere uno scopo nella vita come scrivere questi articoli per te, e avere una vita sociale possibilmente ricca ed allegra. E quindi quella matriciana con chi mi vuol bene… ci sta.

* Presidente di Italia Longeva (Agenzia del Ministero della Salute), già direttore del dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa collo del Policlinico Gemelli e membro del CdA della Cattolica, è uno dei massimi promotori della geriatria in Europa.

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