La tragedia il 12 giugno dell'anno scorso a Francavilla Fontana durante un inseguimento

di Erasmo Marinazzo
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martedì 22 settembre 2026, 17:33 - Ultimo aggiornamento: 20:11
Ha chiesto «profondamente scusa» ai familiari del carabiniere Carlo Legrottaglie nell'incipit delle dichiarazioni spontanee scelte dall'imputato Camillo Giannattasio, 59 anni, di Carosino (in provincia di Taranto), per sostenere di essersi trovato lì a Francavilla Fontana (in provincia di Brindisi) per caso «quel maledetto 12 giugno» dell'anno scorso quando il militare fu ucciso a colpi di pistola da Michele Mastropietro, 59 anni, di Carosino anche lui, ammazzato poche ore dopo nel conflitto a fuoco con i poliziotti del Commissariato di Grottaglie. Ha chiesto scusa Giannattasio questa mattina nell'aula della Corte d'Assise di Brindisi (presidente Maurizio Saso, a latere il giudice Ambrogio Colombo e la giuria popolare) ma ha respinto l'accusa di essere stato complice di Mastropietro nell'omicidio volontario del brigadiere 59enne, di Ostuni, a capo della pattuglia del Nucleo radiomobile che si lanciò all'inseguimento della Lancia Ypsilon con a bordo i due uomini: «Sono distrutto per quello che è successo a Legrottaglie. Mi sarei fermato subito al piazzale (dove l'Alfa Romeo Tonale dell'Arma intercettò per la prima volta la Lancia, ndr), vi prego di non mettermi sullo stesso piano di Mastropietro»
L'arsenale trovato in casa e nel negozio: «Trovato in campagna»
Una ricostruzione che non sembra avere convinto il presidente Saso, il pubblico ministero Livia Orlando e gli avvocati di parte civile Stefano Andriola (per Eugenia Pastore, moglie del brigadiere Legrottaglie), Giovanni Fiorino (per le due figlie), Donato Manelli (per il brigadiere Costanzo Garibaldi al volante della Tonale), nonchè l'avvocatessa Angela Caprioli per l'Avvocatura dello Stato: la raffica di domande rivolte all'imputato hanno puntato a fare emergere presunte lacune e contraddizioni. A cominciare dai due fucili, le sei pistole, le centinaia di munizioni, i vari coltelli e una decina di telefoni cellulari e varie schede sim trovate nel suo negozio di ferramenta e a casa durante le perquisizioni seguite all'arresto.
E anche un'altra pistola, oltre a quella usata da Mastropietro, i guanti, i cappelli e il passamontagna scovate nell'abitacolo della Lancia Ypsilon.Perchè aveva a disposizione quell'arsenale? Come se l'era procurato? «Potando un albero di noci della mia campagna mi cadde la forbice e nel raccoglierla notai un pezzo di stoffa spuntare dal muretto a secco. Era parte di un borsone contenente quelle armi. Lo aprii, erano tutte arruginite». Giannatasio ha sostenuto di avere parenti nelle forze dell'ordine e allora perché - gli ha fatto osservare il presidente Saso - non li ha interpellati per chiedere cosa fare di quel borsone. La risposta è stata che non fossero più in buoni rapporti.
L'incontro con Mastropietro, i guanti indossati e le auto rubate
Ancora un particolare su cui si sono concentrate le domande: perché indossava dei guanti mentre guidava la Lancia in fuga? Un passo indietro: Giannattasio nelle dichiarazioni spontanee ha ricordato di lavorare come meccanico e ha sostenuto di avere incontrato casualmente Mastropietro a Carosino l'11 giugno. Gli avrebbe chiesto di accompagnarlo a Francavilla Fontana per sbloccare il cambio automatico di una Fiat Panda e della sua insistenza nonostante gli avesse indicato la levetta su cui agire. Partirono alle 6 del mattino «prima facciamo, prima ci sbrighiamo» e di avere notato durante il percorso un panno sul nottolino di accensione della Lancia Ysilon. Passando sull'attraversamento ferroviario all'ingresso della città per chi arriva dalla provincia di Taranto, l'auto sobbalzò. Il panno si spostò - siamo sempre sul fronte della ricostruzione fornita dall'imputato - facendo spuntare un pezzo di metallo: era stato infilato al posto della chiave di accensione, ma la cosa non sembrò preoccuparlo (l'auto era stata rubata a Locorotondo il 19 maggio). Si sarebbe allarmato soltanto quando nella Fiat Panda parcheggiata davanti al piazzale dell'ospedale Camberlingo notò un dispositivo per disattivare gli immobilizer della auto. Mastropietro intanto avrebbe preso una busta dal cofano motore. E solo a quel punto Giannattasio avrebbe compreso di essere stato tirato dentro a una brutta storia e per questo a si sarebbe messo al volante della Lancia, con ancora indosso i guanti da lavoro indossati per sbloccare il cambio della Panda, per fare ritorno a Carosino. Litigando con Mastropietro. Poi l'incrocio con la pattuglia dei carabinieri, la fuga indotta da Mastropietro ossessionato dalla prospettiva di tornare in carcere e la pistola spuntata dalla busta prelevata dalla Panda che gli avrebbe fatto perdere il controllo dell'auto: lo scontro contro un palo e poi la fuga a piedi. Di quei momenti fondamentali per stablire se sia stato o meno complice dell'omicidio di Carlo Legrottaglie Giannattasio non ha fornito dettagli.
«Sentii sparare»
«Ho visto il brigadiere Costanzo Garibaldi dietro lo sporto della “gazzella”, non aveva impugnato armi», ha raccontato Giannattasio per proseguire sostenendo di essersi messo a correre nelle campagne e di avere sentito sparare salvo poi ricevere rassicurazioni da Mastropietro quando lo avrebbe raggiunto sotto a un albero: nulla di grave, avrebbe detto Mastropietro, ho sparato solo per spaventarli.
I dubbi
Le domande delle parti hanno messo in discussione questa ricostruzione: perché ha guidato come un pazzo la Lancia se dice di essere stato estraneo al piano di Mastropietro? Chi glielo faceva fare? Perché sul presunto ritrovamento delle armi in campagna ricorda così tanti dettagli e nulla del conflitto a fuoco in cui perse la vita il brigadiere capo Legrottaglie? Perchè se Mastropietro gli disse di avere sparato solo per spaventare i carabinieri, Giannattasio è fuggito per tre ore e mezzo? Perchè non si è dissociato? Perchè ha deciso di rendere questa ricostruzione solo oggi e non nell'interrogatorio di convalida dell'arresto e a conclusione delle indagini preliminari?
Sentenza il 26 gennaio
Questioni che probabilmente verranno affrontate nella requistoria del pubblico ministero e nelle arringhe degli avvocati di parte civile fissate per il 22 dicembre. Il 26 gennaio toccherà all'avvocato difensore Luigi Danucci. Seguirà la sentenza.
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