Carburanti, si muove l’Europa. Sconto accise verso la proroga

Continuano le file ai distributori che applicano il tetto al prezzo dei carburanti, mentre il price cap si allarga anche a Q8, dopo Eni e Socar-Ip. La compagnia del Kuwait, dal primo ottobre, limiterà per 30 giorni i prezzi con un meccanismo variabile in base alle diverse zone della rete, assicurando un sostegno ai gestori per garantire la sostenibilità della filiera. Con il probabile coinvolgimento anche dei punti vendita Esso, si potrebbe così arrivare progressivamente dagli attuali 4mila a circa 10mila distributori che applicano gli sconti. La metà dei 20mila totali.

La decisione arriva dopo il pressing del governo, ma accentua il disequilibrio competitivo tra gli impianti che applicano il tetto e quelli che non lo fanno, con i distributori indipendenti che stanno perdendo clienti e, in alcuni casi, rischiano di non riuscire a sostenere i costi. Da qui l'auspicio di Palazzo Chigi e delle associazioni dei consumatori per un'adesione più ampia, mentre Assopetroli segnala le difficoltà della rete dei piccoli.

Per Eni il tetto è già operativo a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. La misura, prevista per 30 giorni, potrebbe essere arrivare fino a fine anno. La scelta di Q8 è stata accolta positivamente dal governo. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha parlato di un «effetto domino» a favore di famiglie e imprese. Il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, si è augurato che l'iniziativa produca ulteriori ribassi, annunciando nel frattempo la probabile proroga dell'attuale mini-sconto sulle accise del diesel fino al 6 ottobre.

I primi effetti dei tetti ai prezzi, intanto, si riflettono sui listini, anche se le differenze tra le reti restano marcate. Secondo gli ultimi dati dell'Osservatorio prezzi del Mimit, sulla rete stradale nazionale il prezzo medio self service è di 2,126 euro al litro per la benzina e 2,335 euro per il gasolio. In autostrada la media è di 2,180 euro per la benzina e 2,383 euro per il gasolio. Assoutenti chiede di conoscere l'entità effettiva dei ribassi, mentre Codacons e Unc evidenziano i primi cali registrati in autostrada, con il gasolio sotto 2,4 euro e la benzina sotto 2,2 euro al litro.

I fronti aperti

Resta aperto il fronte delle categorie produttive. Gli autotrasportatori denunciano di essere tagliati fuori perché si riforniscono in extrarete, dove i prezzi calmierati non vengono applicati. Paolo Uggè, presidente di Fai-Conftrasporto, parla di una «nuova beffa»: i costi restano elevati, mentre i committenti chiedono riduzioni delle tariffe agli autotrasportatori proprio sulla base dei ribassi alla pompa. Sulla stessa linea Trasportounito, mentre Fai chiede al governo di accelerare l'erogazione delle risorse già stanziate.

Anche il mondo agricolo continua a chiedere interventi sul costo dei carburanti, oltre che su concimi, mangimi e antiparassitari. Queste categorie, insieme ai tassisti, sono pronti a nuovi fermi del servizio e scioperi senza aiuti aggiuntivi.

A Bruxelles, intanto, resta alta l'attenzione della Commissione europea, così come delle autorità nazionali garanti della concorrenza, sui mercati del petrolio e dei prodotti derivati per individuare eventuali comportamenti anticoncorrenziali. Ma anche sull'accessibilità economica dei carburanti e sulle scorte energetiche (carenti, ma non per l'Italia) in vista di un inverno «difficile». Palazzo Berlaymont ha ceduto all'appello insistente degli Stati membri, Italia compresa. Il commissario europeo all'Energia, Dan Jorgensen, ha dato mandato ai funzionari competenti a Bruxelles di lavorare al rinvio della nuova rendicontazione obbligatoria sulle emissioni del metano importato nell'Ue che sarebbe scattata dal 1º gennaio 2027. L'annuncio è arrivato a margine della riunione dei 27 ministri dell'Ue riuniti ieri a Dublino. A far cadere l'ultimo baluardo dell'esecutivo europeo è stata la lettera inviata a palazzo Berlaymont dal presidente francese Emmanuel Macron.

Le norme entrate in vigore nel 2024, approvate per fermare l'impatto della seconda causa principale dell'inquinamento globale, chiedeva agli importatori di metano, greggio e carbone di adeguarsi a nuovi standard per la misurazione delle emissioni con l'obbligo di comunicare ogni anno i dati sulla base di una metodologia comune in tutta l'Ue. Un passaggio intermedio in vista dell'obiettivo di fissare una soglia massima per le emissioni di metano importato dal 2030.

La strategia

L'impennata dei prezzi dei combustibili dovuta alla crisi di Hormuz, a cui si aggiunge l'incertezza provocata dagli attacchi Houthi nel Mar Rosso, ha trasformato lo spauracchio nella preoccupazione che eventuali sanzioni fino al 20% del fatturato per le compagnie non in regola potessero ripercuotersi sui prezzi finali.

Undici Paesi, inclusa l'Italia, hanno chiesto a giugno un rinvio di tre anni. Già in quell'occasione le capitali giudicavano insufficiente lo sforzo della Commissione Ue di proporre una moratoria per le sanzioni. Dopo l'annuncio di ieri il settore può tirare una boccata d'aria. Posticipare la data di avvio a inizio 2028 consentirebbe agli importatori di stipulare contratti per le forniture di gas per l'inverno in corso e per i periodi successivi senza violare le norme sulle emissioni di metano. Per le aziende ci sarà più tempo a disposizione per far verificare le proprie emissioni e adeguarsi alle norme.

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