Luciano Garofano, ex capo del Ris di Parma, non ricorda quel 19 settembre del 2007, quando il profilo genetico di Chiara Poggi, uccisa poco più di un mese prima a Garlasco, fu rilevato sui campioni organici prelevati dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi. E neanche il test con esito negativo del giorno successivo. E poco ricordano gli uomini che all'epoca lavoravano sotto la sua guida, Alberto Marino, il biologo che materialmente eseguì l'esame e che era già stato sentito lo scorso giugno, Giorgio Portera, che inserì i dati nel sistema, e Marco Pizzamiglio, il primo a intervenire a Garlasco per eseguire solo i rilievi fotografici e, il giorno successivo, quelli biologici, dal momento che Garofano si trovava all'estero.
Nessuno, davanti al procuratore aggiunto di Pavia Stefano Civardi e al pm Giuliana Rizza, è stato in grado di circostanziare i fatti e riferire elementi in merito a un risultato negativo dello stesso esame, arrivato appena 24 ore dopo e rimasto taciuto alla procura di Vigevano che, all'epoca, coordinava il fascicolo sull'omicidio.
Di fatto la presenza di quel Dna che avrebbe portato al fermo, non convalidato, di Alberto Stasi, non ha avuto alcun peso sull'esito finale del processo, come ha scritto la stessa procura di Pavia lo scorso maggio, quando ha chiuso la prima fase della indagini. Tuttavia, la relazione consegnata al pm Rosa Muscio nel 2007, per i magistrati, non faceva alcun riferimento al test negativo eseguito sullo stesso campione il 20 settembre, ossia il giorno successivo a quello che aveva dato un esito positivo.
Anzi, i carabinieri avevano escluso «ogni ragionevole dubbio» sull'attribuzione della traccia biologica. Circostanza inquietante, dal momento che tutti i rilievi e gli accertamenti erano stati eseguiti dal Ris.
I verbali
Lo scorso 25 settembre, convocato nell'ufficio di Civardi, l'ex numero uno del Ris risponde alle domande. Quando gli viene chiesto che memoria abbia del giorno in cui il Dna di Chiara fu rilevato sui campioni prelevati da entrambi i pedali, mette a verbale: «Non ho alcun ricordo preciso del fatto. Posso solo dire che, in quanto comandante del Ris, il capitano Marino mi ha sicuramente informato, non so dire come e quando». E alla domanda se avesse discusso o revisionato la relazione del 24 settembre 2007 sul rinvenimento del profilo genetico sul campione, il tenore della risposta non è diverso: «Non ho alcuno specifico ricordo. Non ho memoria di aver visionato o commentato gli elettroferogrammi. Potrei solo riferire che da comandante trasmettevo gli atti che avevo letto. Non posso tuttavia riferire nulla di particolare».
Non ricorda neppure le sue interlocuzioni con il capitano Marino tra il 19 e il 24 settembre di quell'anno e neppure chi abbia avvertito la pm Muscio: «Verosimilmente - ha detto Garofano - sono stato io, non ricordo quando».
L'allora capitano Marino è stato sentito lo scorso 10 settembre, in merito alle tracce di Dna sui campioni prelevati dai pedali. La sua nomina in pieno agosto era avvenuta dopo il suggerimento di Pizzamiglio al pm, che chiedeva il nome di un biologo. Una decisione, tra l'altro, che non aveva trovato il consenso di Garofano al rientro dalle ferie, in quanto si trattava di un incarico di consulenza allo stesso Marino e non al Ris che poi, di fatto, ha eseguito gli accertamenti, visto che il biologo ha svolto tutti gli esami in orari d'ufficio e non ha percepito compensi.
L'allora capitano ha spiegato che, dopo un esito negativo, il 17 settembre di quell'anno il campione era stato «purificato» da sostanze di inibizione. «Abbiamo tolto l'inibizione con un passaggio di purificazione con una metodica diversa dalla prima», ha spiegato. Quando il pm gli chiede quali ricordi abbia dell'esame con esito positivo del 19 settembre, il militare risponde: «Premetto che ho un ricordo delle fasi di ispezione e di prelievo, ma non ho un ricordo della fase di laboratorio, che normalmente, trattandosi di fasi materiali, non sono in contraddittorio con la parte». Dopo il rilevamento del Dna di Chiara dice di avere «sicuramente informato la mia scala gerarchica e quindi sono certo di averne parlato con il colonnello Garofano e probabilmente anche con il tenente colonnello Pizzamiglio. Verosimilmente l'ho fatto la sera stessa. Non ho informato io l'autorità giudiziaria, perché i rapporti li teneva l'allora colonnello Garofano».
È a questo punto che i pm fanno presente che il 20 settembre risultano due corse elettroforetiche «totalmente negative caricate al sequenziatore da "Marino"». Il militare risponde: «Non ho memoria del fatto, ma potrebbe essere sbagliata la data. Ricordo che c'erano due sequenziatori e uno aveva un bag e non indicava correttamente la data». Il pm chiede a questo punto cosa avesse fatto dopo il risultato nullo: «Non ho nessun ricordo specifico - risponde Marino - Se non c'è nessun dato, ci siamo fermati. Non posso escludere di aver fatto vedere ai colleghi le due corse negative». Poi aggiunge: «Presumo di averne parlato con Garofano».
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