Non solo l'avvocato che l'ha seguita negli ultimi vent'anni «ma una persona cara, di famiglia, a cui i miei stessi figli erano molto legati».
La notizia della scomparsa del penalista Carlo Arnulfo ha colto una delle sue clienti storiche e fra le più note, Rita Rusic, nel giorno in cui la produttrice cinematografica piange la scomparsa della madre. «Speravo tanto che Carlo - dice la Rusic - non fosse morto».
Signora Rusic che ricordo ha dell'avvocato Carlo Arnulfo?
«Non riesco ancora a parlarne al passato, Carlo è un uomo solido, onesto, forte, capace, un grandissimo avvocato, una persona perbene. È stato la nostra colonna per tutti questi anni, anche i miei figli piangono Carlo oltre alla nonna. Perché Carlo era sicurezza, ci dava tranquillità, sapeva come affrontare i problemi. Un uomo solitario, che lavorava da 27 anni con la sua assistente, appassionato del suo lavoro».

Un perfezionista.
«Sì, un grande professionista».
Invidiabile?
«Tutte le persone in vista possono avere dei nemici professionali».
Cosa può essere accaduto?
«Era pilota da 30 anni quindi la sua esperienza era enorme».
Ha mai volato insieme a lui?
«No mai, ho paura un po' del volo ma mi invitò molte volte. Suo figlio e tante altre persone hanno viaggiato con lui. Non posso immaginare cosa sia accaduto, era un pilota super preciso, attentissimo, non prudente: di più. Confido nel lavoro degli inquirenti per accertare ogni aspetto».
Può avere avuto un malore?
«Quando l'ho visto era in forma, stava bene».
Quando vi siete incontrati l'ultima volta?
«I primi di agosto, siamo stati a colazione insieme, avevamo finito una memoria e lui mi ha detto "pensa che fortuna che io sono ancora qui, che sono vivo, perché ho la memoria storica di tutte le tue cose" e io gli risposi "Carlo per fortuna che ci sei tu"».
La vostra collaborazione chiama in causa una nota querelle giudiziaria sul dipinto "Wine of Babylon" di Jean-Michel Basquiat conteso fra lei e il suo ex marito Vittorio Cecchi Gori.
«Il 19 dicembre 2024 l'ultima sentenza civile, che nessun tribunale penale può ribaltare, ha stabilito che Vittorio Cecchi Gori, non essendo il proprietario del quadro, non poteva cederlo al suo legale e che quindi ero io la proprietaria».
La vicenda però non è ancora chiusa, giusto?
«Non è chiusa ma per vicende legate al quadro e non di certo per la proprietà. Stavamo lavorando su questo. Abbiamo depositato una memoria ed eravamo in attesa della decisione del pubblico ministero per un'archiviazione o per una richiesta di rinvio a giudizio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA