Per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, nuovo invito a comparire per la coppia irpina Marika De Filippis e Pellegrino D’Avino, sottoposta alle misure cautelari. A disporla per martedì prossimo, il pubblico ministero della procura di Roma, Edoardo De Santis. La coppia è accusata di aver pianificato e portato a termine l’attentato davanti all’abitazione del giornalista Rai, Sigfrido Ranucci, insieme al suocero e due giovani campani. Marika De Filippis - compagna di Pellegrino D’Avino, al settimo mese di gravidanza e sottoposta agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico – martedì dovrà comparire presso il comando provinciale dei carabinieri di Baiano, per essere ascoltata in videoconferenza dal pubblico ministero della Procura di Roma che segue l’inchiesta.
Affiancata dai suoi avvocati – Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri – la donna potrebbe decidere di rispondere alle domande, fornendo la sua versione dei fatti e contribuire a far luce sull’inquietante episodio.
Convocazione bis anche per il suo compagno, Pellegrino D’Avino - trentenne di Avella, ristretto a nel carcere di Rebibbia, insieme al padre naturale Antonio Passariello e a Saverio Mutone di Sperone - che avrebbe avuto i contatti con il faccendiere dell’imprenditore Valter Lavitola per piazzare l’ordigno.
La De Filippis, come tutti gli altri quattro indagati sottoposti a misura, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ora il pm dispone una nuova audizione dei due indagati per chiarire altri aspetti della vicenda. Interrogatorio che fa seguito agli ulteriori sviluppi dell’inchiesta, che vede indagato quale mandante dell’attentato Walter Lavitola. I quattro irpini sono accusati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito con modalità di tipo mafioso. Indagato, invece a piede libero, Luca Amato che ad avviso degli inquirenti ha preso parte all’azione intimidatoria. Circostanza che si evince dalle intercettazioni captate nell’auto di Passariello. Il giovane residente nel quartiere Gescal a Cicciano ha precisato di essere stato davanti all’abitazione di Ranucci per almeno due ore. Il gruppo avrebbe operato su commissione dietro compenso di alcune migliaia di euro. Intanto mercoledì – 15 luglio - iniziano gli accertamenti irripetibili sui cellulari e i dispositivi elettronici sequestrati agli indagati irpini.
Accertamenti, anche di natura irripetibili, che si svolgeranno a Roma per trovare ulteriori elementi tesi a comprendere i motivi che si celano dietro l’attentato. Gli inquirenti vogliono comprendere come Gomes Clesio Tavares- uomo di fiducia e tuttofare di Lavitola- è arrivato ad ingaggiare gli irpini per compiere l’attentato. Venerdì gli investigatori hanno anche perquisito anche la sua abitazione napoletana. Per la Procura della Repubblica di Roma, che indaga sulla vicenda, oltre che da tramite tra il presunto mandante Lavitola e i quattro irpini, Tavares avrebbe messo a disposizione la macchina della compagna per gli appostamenti fatti dal gruppo davanti casa del giornalista Rai.
Il suo ruolo di intermediario emergerebbe dalle intercettazioni captate dai carabinieri. Il nome di Gomes, per la prima volta, è comparso quando i carabinieri del nucleo operativo di Roma hanno eseguito le misure cautelari in Irpinia. Pellegrino D’Avino mentre viene arrestato, chiede al suocero di avvertire Gomes. Immediatamente gli inquirenti – con ulteriori indagini – aggiungono al puzzle un ulteriore pezzo per chiudere le indagini sull’attentato a Ranucci. Lavitola invece è indagato a piede libero come presunto mandante dell’attentato dinamitardo, un personaggio non nuovo a vicende giudiziarie, tra le quali il ricatto a Silvio Berlusconi. Tavares si trova fuori dall'Italia, in Camerun, dove si è recato a ottobre del 2025, dopo l’attentato.