Hanno risposto alle domande del gip, in sede di interrogatorio di garanzia ieri mattina, e per quasi due ore entrambi gli ex militari italiani, accusati di aver rivelato informazioni coperte da segreto alla Russia, hanno respinto le accuse. Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, entrambi 59enni, finiti ai domiciliari nell’ambito dell’operazione dei Ros dei carabinieri e coordinata dalla Procura di Roma. Piras non avrebbe svelato informazioni coperte da segreto. Le notizie, eventualmente, erano rintracciabili in chiaro.
L’avvocato di Di Pasquale, Domenico Di Tullio, che ha chiesto al giudice un’attenuazione della misura cautelare, ha commentato con i giornalisti che il suo assistito, invece, chiarendo ogni aspetto non ha mai ricevuto denaro né operato contro l’interesse del Paese, «purtroppo è entrato in una relazione amicale che lo ha trascinato nella polvere».
Secondo la Procura, invece, i due si sarebbero macchiati di reati gravi per la sicurezza dello Stato. Piras è responsabile – secondo l’accusa – «di una chiara acquisizione e rivelazione di informazioni classificate con la palese finalità di spionaggio politico/militare» protratta nel tempo, sicuramente dal 2013, e dietro pagamento di denaro. Di Pasquale, soprannominato “Nico”, sarebbe inoltre «la principale fonte di Piras». I due intercettati nel corso dei mesi dal Ros parlano di un cittadino russo-ucraino che risiedeva a Matera e che sarebbe potuto essere una spia, discutono inoltre della creazione di un possibile gruppo facendo riferimento a personalità già note dei servizi italiani da non coinvolgere perché gli unici dovevano essere «pensionati» non famosi.
«Sono il referente europeo»
Piras sempre nel corso delle indagini, con un altro uomo indagato nell’inchiesta, ripercorre il suo “know-how” definendosi a capo di un vero sistema: «Sono a capo proprio di un vero e proprio desk!» e ancora: «La mia priorità è sempre stata la Guerra Fredda, poi sono passato ai russi in Italia e in Europa, in genere...però in Italia è... campo mio. Adesso sto aspettando il prossimo mese se riesco a contattare un uomo russo che dovrebbe essere accreditato e...cominciare una sorta di conoscenza reciproca...se tengo questo qui, nel senso di relazione, magari che so... mi tengono, nel senso vabbè come un partner...la pensione, le spese».
Non solo, sempre con il medesimo interlocutore, spiega: «fungo diciamo da referente europeo qua a Roma, però, per inteso, a volte vado su in Francia, mi sposto. Se riesco ad avere questo contatto (ovvero quello di un uomo che avrebbe dovuto sostituire nel tempo l’officer russo Mikhail Vasilyevich Astakhov ndr) opportunità, chiamiamola opportunità in cui, cioè, si continua a parlare come si è fatto in questi anni, bene!». Tra le informazioni rivelate, hanno accertato i militari del Ros, non solo quelle su agenti e armamenti ma anche cifre e budget stanziati dalla Difesa.
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