A cento giorni dallo scioglimento per infiltrazioni camorristiche del consiglio comunale di Castellammare, l’ex sindaco Luigi Vicinanza torna sulla scena per ufficializzare il suo ricorso al Tar del Lazio contro la decisione del Viminale e per smontare le accuse contenute nlla relazione della commissione d’inchiesta, «un provvedimento ingiusto e immotivato - dice Vicinanza che ha convocato un’assemblea ieri mattina al Circolo Internazionale - basato su argomenti che non dimostrano che la mia amministrazione sia stata condizionata, infiltrata, corrotta».
Il ricorso
«Sine ira et studio», Vicinanza cita Tacito e spiega di dover difendere la sua onorabilità e con lui nel ricorso presentato dall’avvocato Riccardo Marone ci sono anche l’ex vice sindaco Giuseppe Di Capua e l’ex assessore Annalisa Di Nuzzo. «Questa norma sullo scioglimento aveva senso 33 anni fa, dopo le stragi di mafia, oggi non funziona più. Mi auguro - incalza l’ex sindaco che parla a una sala gremita - che il sacrificio imposto alla mia amministrazione aiuti i prossimi governanti».
Negli appunti scritti a computer il giornalista mette nero su bianco le accuse che definisce inconsistenti. «All’interno di quella relazione solo socialità e nessun atto concreto. Non abbiamo rappresentato la discontinuità rispetto al passato? Toccava alla commissione straordinaria che ci ha preceduto operare e correggere se negli uffici c’erano dirigenti che non operavano bene, certo non potevo sapere e controllare se un funzionario passava la sua password personale. Di che parliamo? Abbiamo lavorato in continuità con la commissione straordinaria. Noi non abbiamo fatto assunzioni, non abbiamo erogato 21 milioni di affidamenti diretti come scritto, ma 5 milioni e la procedura è sollecitata dal Governo che ha anche alzato la soglia per facilitare le azioni amministrative. Il mio nome - prosegue l’ex sindaco - viene menzionato nella relazione solo in occasione della famosa festa della Juve Stabia, quei personaggi che io non conoscevo chiesero all’allora capitano della Juve Stabia di scendere dal palco per la consegna della targa, non sono mai saliti e si sono infilati all’ultimo momento nella foto di gruppo. Cosa può fare un sindaco in queste occasioni? Gestire l’ordine pubblico non è nostro compito».
Le accuse
Non molla Vicinanza, che nel ringraziare chi non l’ha abbandonato e ieri era presente, tra cui ex consiglieri comunali e l’ex presidente del consiglio Roberto Elefante, oltre all’amico ex sindaco di Pomigliano Michele Caiazzo, si commuove ma con altrettanta energia ribadisce che il suo è stato un «delitto politico arrivato dopo aver detto molti no», ricordando i difficili rapporti con l’ex segretario regionale del Pd, Antonio Misiani. «Ho cercato punti di incontro, ho trovato solo scontro»; e le telefonate mai arrivate dal commissario cittadino del Pd Arturo Scotto. «A Castellammare ci conosciamo tutti, le storie personali sono note, ho sempre avvertito lo scontro, ma mai una soluzione politica. D’altronde esiste da anni in città un gruppo di potere trasversale» accusa Vicinanza, che parla di «una ritorsione giustizialista dell’area più faziosa del Pd». Insomma, Vicinanza inserisce la vicenda dello scioglimento nel quadro delle tensioni politiche che hanno attraversato il Pd e il centrosinistra campano. Quello dello scioglimento «è un marchio che brucia, ma mi sento ancora un uomo delle istituzioni», ribadisce l’ex sindaco che resterà a Castellammare per «fare il sindaco di strada».
In serata arriva la risposta di Scotto: «Basta parlare di fuoco amico, siamo concentrati sulla ricostruzione del Pd e dell’alleanza progressista».