Tre ore interminabili. Un tempo che, quella notte, sarà sembrato un’eternità. Tutto è partito pochi giorni prima su Instagram, con le parole leggere di due giovani che si conoscono, si studiano, provano a capire se può nascere qualcosa. La bellezza fragile delle conversazioni tra ragazzi che aspirano a diventare adulti. Poi il passaggio su WhatsApp, lo scambio dei numeri di telefono, la voglia di incontrarsi. Da una parte, secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza del gip del Tribunale di Torre Annunziata, una ragazza di 22 anni di Sant’Antonio Abate. Dall’altra Romolo Russo, 26 anni, che oggi si trova in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata, lesioni e sequestro di persona. Il provvedimento cautelare ricostruisce una notte di violenza consumata in una cantina di corso Alcide De Gasperi, alla periferia di Castellammare di Stabia.
LA DINAMICA
È la notte tra il 2 e il 3 agosto scorsi. I due si incontrano. Lei, secondo quanto ha poi raccontato agli investigatori, non immagina ciò che sta per accadere. Lui la conduce in una cantina. Una corsa per evitare occhi indiscreti, poi quella porta chiusa e bloccata dall’interno con un termosifone. Il pretesto del telefono da utilizzare come torcia per illuminare il locale, mentre il cellulare della ragazza viene appoggiato lontano da lei. All’inizio ci sono i baci. Poi qualcosa cambia. La ragazza non è pronta a quello che accade e prova a fermarlo. È in quel momento, secondo la denuncia e la ricostruzione fatta propria dal giudice, che la situazione precipita. Arrivano la violenza, le minacce, i calci, le costrizioni. E quelle parole che più di tutte sembrano fotografare la ferocia di quei momenti: «Non vedi dove ti trovi? Qui non si portano le ragazze: stasera ti uccido». Una frase terribile, pronunciata mentre la ragazza si trova in un luogo isolato, senza possibilità di chiedere aiuto. Ore di violenza, costrizioni sessuali, minacce e violenze fisiche. Russo, sempre secondo l’accusa, avrebbe anche costretto la giovane a fingere di essere morta, dopo averle bloccato la testa tra le gambe e aver collocato sul suo corpo travi di legno. Tre ore dentro una cantina. Tre ore nelle quali la paura diventa l’unica compagna. Poi, quando tutto sembra finito, l’ultima beffa: l’invito a non raccontare nulla a nessuno. Russo avrebbe abbracciato la ragazza, spostato il termosifone che impediva l’apertura della porta e consentito alla giovane di uscire. Prima ancora di riuscire a chiedere aiuto, ha cercato di parlare con un amico: un messaggio WhatsApp inviato nel cuore della notte. Poi un altro ancora, a un altro amico. Ma loro dormivano e non hanno risposto. La mattina successiva, però, i due hanno spinto la ragazza a denunciare. Al pronto soccorso di Castellammare, poi al numero 1522, poi al centro antiviolenza Rose Spezzate e, con il supporto di un operatore, la decisione di andare dai carabinieri.
LA DENUNCIA
Ai militari la ragazza ha ricostruito ogni passaggio di quella terribile notte. Ha descritto tutto, anche dei tatuaggi del giovane, elementi che hanno contribuito alla successiva individuazione. Lo ha riconosciuto senza esitazioni in una fotografia inserita in un album fotografico dei carabinieri. C’è anche un altro dolore, più antico, che attraversa la storia di Romolo Russo. Quello della morte del fratello, avvenuta nel settembre del 2024 in un terribile incidente stradale all’incrocio di via Madonna delle Grazie, al confine tra Gragnano e Castellammare. Il fratello morì sul colpo; Romolo, che era al lato passeggero, riuscì a salvarsi riportando diverse fratture. La vita gli aveva lasciato una seconda possibilità. Oggi, alla luce dell’accusa contestata dalla Procura, quella seconda possibilità appare segnata da una notte che ha cambiato per sempre l’esistenza di una ragazza. Una ragazza che, nonostante la paura, ha trovato la forza di parlare. E proprio il silenzio che l’aggressore avrebbe cercato di imporle è diventato invece il punto di partenza dell’indagine. Lei ha raccontato. Prima agli amici, poi ai sanitari, quindi ai carabinieri di Sant’Antonio Abate che hanno raccolto la denuncia e lavorato sotto il coordinamento della Procura di Torre Annunziata, guidata dal procuratore capo Nunzio Fragliasso. Dopo un mese di indagini, i carabinieri sono andati a prenderlo: Russo è stato arrestato e condotto in carcere, come disposto dal gip Mariaconcetta Criscuolo in venti pagine di ordinanza. E ieri, davanti a quella palazzina di via Alcide De Gasperi, la strada sembrava quasi voler cancellare ciò che è accaduto. Poche persone, nessuna voglia di parlare. In strada, oggi, c’è soprattutto lo sgomento di una comunità che prova a fare i conti con una storia troppo dolorosa per essere raccontata soltanto attraverso le carte di un’ordinanza. Una storia nella quale una giovane donna ha avuto il coraggio di rompere il silenzio e chiedere giustizia.