Conti e business di Lavitola: la compagna 10 ore dai pm

Ha portato in Procura un faldone con documenti di tutti i tipi che, a suo dire, dimostrerebbero come Valter Lavitola, pluripregiudicato e nullatenente, in questi anni, si sia servito di prestanome in giro per il mondo, controllando società e comprando quote di altre, anche attraverso un uomo che vive in una favela in Brasile. Natalia Potenza ha varcato la soglia dell'ufficio del pm Edoardo De Santis alle 10 e un quarto di ieri, ha risposto alle domande e parlato per dieci ore. Ha suggerito nuove piste sugli affari del padre dei suoi figli, coinvolgendo aziende ed ex politici. Ha ricostruito anche incontri tra Lavitola e Ranucci, avvenuti subito dopo l'attentato, anche senza cellulari.

I racconti sono dettagliati: una vendetta nei confronti dell'ex compagno annunciata a mezzo stampa giorni fa, dopo l'intervista di una sedicente fidanzata del faccendiere. Mille e duecento pagine tutte da verificare, che tirano in ballo decine di persone. Dichiarazioni che, se non trovassero riscontro, potrebbero portare anche a conseguenze penali anche per la donna, che ha smentito anche la versione di Lavitola sul suo rapporto con Sigfrido Ranucci, quel legame profondo dovuto soprattutto alla condivisione di un dolore: la figlia del giornalista, psicologa, avrebbe aiutato il figlio della Potenza e dell'ex editore, un bambino con problemi di neurosviluppo.

Gli avvocati Sergio e Arturo Cola hanno già inviato una diffida al legale della donna, per chiarire che l'eventuale consegna delle email private di Lavitola configurerebbe la violazione di corrispondenza privata. E se i pm hanno incalzato la Potenza sul rapporto tra Lavitola e Clesio Gomes Tavares, l'intermediario che ha contattato la banda di avellinesi per mettere la bomba davanti casa di Ranucci lo scorso 16 ottobre, lei nelle dieci ore di audizione ha sostenuto di non sapere nulla dell'attentato, pensato dall'imprenditore e realizzato dai quattro esecutori. Al pm della Dda Edoardo de Santis la donna ha consegnato atti e documenti anche di natura fiscale, che potrebbero risultare utili per ricostruire le attività imprenditoriali di Lavitola.

Il riciclaggio

Secondo la Potenza, il suo ex compagno, che dopo la sentenza di condanna del Tribunale di Napoli avrebbe, tra l'altro, dovuto restituire allo Stato 12 milioni di euro per contributi percepiti e non spettanti quando era editore dell'Avanti, avrebbe scelto di risultare nullatenente, continuando però a fare affari in giro per il mondo. Dall'Africa, con il progetto del carbon credit in Zimbabwe, con il piano fallito per i controlli antiriciclaggio e i precedenti penali del faccendiere, e in Camerun, dove a fare da prestanome è Clesio Gomes Tavares. E poi ci sono business in Montenegro, dove avrebbe un conto segreto, ma anche in Brasile e in Argentina. Tutto questo oltre al ristorante romano del quartiere Monteverde, controllato dalla stessa Potenza attraverso la società Baires.

Conti esteri

L'ex compagna di Lavitola ha fatto riferimento a un conto "schermato" in una banca in Montenegro, la Hipotekarna: anche quello sarebbe intestato a un prestanome. La donna dice di non sapere quanti soldi ci siano. Si tratta di verifiche che dovranno essere fatte attraverso rogatorie e che di certo richiederanno mesi.

Ma gli interessi dell'ex editore dell'Avanti si spingono fino al Brasile, dove Lavitola controlla una società di import export di pesce surgelato e un business immobiliare. A Buzios il faccendiere ha un commercialista storico che cura i suoi interessi. È lì che sono state aperte cinque inchieste per corruzione che riguardano le sue attività.

L'investimento di Lavitola in Camerun sul carbon credit, da vendere poi a società che devono compensare le proprie emissioni inquinanti, riguarda l'acquisto della concessione di migliaia di ettari di foreste di mangrovie. Per questo il faccendiere ha costituito insieme a Clesio Gomes Tavares, il suo braccio destro che ha gestito anche l'attentato a Ranucci, la società Future Awaits, della quale Tavares è direttore con il suo vero nome, Ckuidjeu Tchoukoua. Quindi il progetto in Zimbabwe, con il faccendiere che avrebbe dichiarato al governo di avere a disposizione 20 milioni di euro.

Sugli affari di Lavitola è intervenuto anche Benjamin Chimutengo, socio africano dell'imprenditore, conosciuto durante i Safari in Zimbabwe e ora in rotta con lui. «Se Valter gestisce un ristorante e un b&b come faceva ad avere questi soldi? - si domanda in una intervista al Tg1 - Ho iniziato a dubitare del giro di denaro che dall'Italia dovevo smistare». L'imprenditore ha aggiunto che riceveva i soldi e li mandava in Camerun, «ma non avevo idea di cosa succedesse là. Come posso essere certo che Gomes Tavares non abbia usato i soldi che gli ho spedito per pagare gli esecutori dell'attentato?». L'uomo afferma inoltre che «non ci sono prove di un vero business dei carbon credit in Camerun». Oltre alle cause con Lavitola in Africa, l'imprenditore ha deciso di citare anche Ranucci per l'intervista rilasciata a un giornale dello Zimbabwe. Il giornalista aveva parlato di un'inchiesta di Report su un gruppo di investitori italiani attivi nel settore del carbon credit, vittime di un socio truffatore: «Ha abusato della sua posizione per aiutare Lavitola. Non c'è logica in quello che ha fatto».

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