Cpr sì, ma con riserva. Le condizioni dei sindacati: "Serviranno più agenti"

Le sigle di polizia aprono all’ipotetico arrivo del centro in via Mattei. Sap: "Solo con adeguate strutture". Siulp: "Prima s’incrementino gli organici". Coisp: "Gestione complicata". Fsp: "Operatori meno vincolati a lunghe scorte"

Tonino Guglielmi (Sap); Tonino Guglielmi (Sap); Leo Pesce (Coisp); Oscar Regnaud Carcas (Fsp)

Tonino Guglielmi (Sap); Tonino Guglielmi (Sap); Leo Pesce (Coisp); Oscar Regnaud Carcas (Fsp)

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Bologna, 4 ottobre 2026 – Cpr sì, ma con cautela. Su tutte un proporzionale aumento e integrazione degli organici di polizia per garantire la sicurezza e l’operatività del centro di permanenza per il rimpatrio. Dopo l’ipotesi circolata che il Cpr dell’Emilia-Romagna possa stabilirsi proprio a Bologna, al posto dell’attuale Cas di via Mattei, è questo il nocciolo del pensiero dei sindacati di polizia bolognesi, a partire dal Sap, che scandisce: "Un Cpr può essere una soluzione anche per l’Emilia-Romagna, ma non può diventare l’ennesimo servizio affidato a organici già insufficienti – così il segretario provinciale Sap Tonino Guglielmi –. Il tema non è essere favorevoli o contrari a prescindere. Il tema è capire con quali uomini, quali mezzi e quali strutture si intenda gestire un servizio così delicato. Se si decide di realizzare un Cpr a Bologna bisogna avere il coraggio di dire con chiarezza che quella struttura avrà bisogno di personale dedicato e di un significativo potenziamento degli organici". Oltre a sottolineare che: "Quando si parla di sicurezza, bisogna parlare anche della sicurezza e del benessere di chi quella sicurezza deve garantirla. Prima di spendere milioni nei Cpr, bisogna programmare una struttura adeguata per il personale", conclude Guglielmi.

Il Cpr, per il segretario provinciale del Siulp Pasquale Palma, "può certamente rappresentare una soluzione utile nell’ambito di una gestione seria e organizzata dei fenomeni connessi all’immigrazione irregolare e alle procedure di rimpatrio. Ma è necessario essere altrettanto chiari: una struttura di questo tipo non può essere pensata senza prevedere contestualmente le risorse umane necessarie per garantirne la gestione e la sicurezza". Un progetto di organizzazione del personale preciso, insomma, con l’eventuale Cpr di via Mattei che "deve essere sostenuto da un incremento reale e stabile degli organici, senza sottrarre personale alle Volanti, al controllo del territorio, alle attività investigative e agli altri servizi che quotidianamente garantiscono sicurezza ai cittadini".

Alle attuali condizioni, con gli attuali organici di polizia in città, anche il segretario provinciale del Coisp Leo Pesce chiarisce come: "La gestione di un Cpr in città sarebbe molto complicata". "Un Cpr significa personale da impiegare nella vigilanza, accompagnamenti, trasferimenti, servizi di ordine pubblico e interventi. Se poi dovesse trovare conferma anche l’ipotesi di via Mattei – conclude Leo Pesce –, ci sarebbe un ulteriore elemento da considerare. In passato quella struttura, in diverse occasioni, ha richiesto un importante impiego delle forze dell’ordine non soltanto per quanto accadeva al suo interno, ma anche per le manifestazioni e le tensioni che si sviluppavano all’esterno. Via Mattei ricade inoltre nella competenza del Commissariato Bolognina-Pontevecchio, un ufficio che già oggi deve garantire con risorse, mezzi e personale limitati le numerose esigenze del territorio e che si è già fatto carico della gestione del nuovo posto di polizia in Bolognina".

"A Bologna occorre una politica della sicurezza concreta, pronta ad affrontare in modo serio e realistico anche temi scomodi al territorio come quello dell’immigrazione irregolare e dei Cpr – considera infine Oscar Regnaud Carcas, segretario di Fsp –. La sicurezza non è un tema ideologico, ma un diritto dei cittadini. La mancanza di Cpr in Emilia-Romagna porta gli operatori di polizia di Bologna a dover compiere accompagnamenti lunghi ed impegnativi verso altre regioni sottraendoli per più giorni non solo alla propria vita familiare ma anche alle quotidiane attività d’ufficio che devono svolgere in città. Poter disporre di Cpr meno distanti da Bologna restituirebbe operatori alle attività di prevenzione e controllo del territorio".

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