Dodici anni di reclusione per Luigi Fiorillo, contro i dieci inflitti in primo grado, e dieci anni per Angelo Schiano, condannato dal Tribunale a quattro. La Procura generale di Bari chiede pene più pesanti nel processo d’appello sul crac da 230 milioni di euro di Ferrovie del Sud Est, legato alla gestione della società tra il 2001 e il 2015. Ma l’impugnazione dell’accusa punta anche a ribaltare una parte delle assoluzioni pronunciate dal Tribunale di Bari.
Per Fiorillo, ex amministratore unico di Fse, la Procura generale ha chiesto alla Corte d’Appello di riconoscere la responsabilità anche per ulteriori episodi rispetto a quelli per i quali era stato condannato in primo grado e, di conseguenza, di rideterminare la pena in dodici anni. Il primo marzo 2024 il Tribunale di Bari lo aveva condannato a dieci anni per bancarotta fraudolenta e per alcuni episodi di distrazione e dissipazione del patrimonio societario.Sale invece da quattro a dieci anni la pena richiesta per l’avvocato Angelo Schiano.
Nei suoi confronti la Procura generale ha chiesto anche il riconoscimento del ruolo di amministratore di fatto e occulto della società o, in alternativa, del concorso nei reati quale extraneus. Secondo l’accusa, Schiano avrebbe contribuito ad aggravare il dissesto attraverso la distrazione di 27 milioni di euro dal patrimonio di Fse. Nel processo di primo grado aveva respinto questa ricostruzione, rivendicando di avere svolto esclusivamente il ruolo di avvocato.
Le richieste di riforma della sentenza riguardano anche diversi imputati assolti in primo grado. La Procura generale ha chiesto sei anni di reclusione per Vito Antonio Prato e Fabrizio Romano Camilli, quattro anni per Carolina Neri, Gianluigi Cezza e Rita Giannuzzi, cinque anni per Carlo Beltramelli e tre anni per Sandro Simoncini. Cinque anni sono stati chiesti anche per Nicola Alfonso, per il quale in primo grado era stato disposto il ne bis in idem. Chiesta inoltre la confisca di quanto sottoposto a sequestro. Per il resto, la Procura generale ha sollecitato la conferma della sentenza del Tribunale.
Il primo grado si era concluso con cinque condanne. Oltre ai dieci anni per Fiorillo e ai quattro per Schiano, erano stati inflitti quattro anni e sei mesi a Ferdinando Bitonte, gestore di alcune società che secondo l’accusa avrebbero contribuito alla distrazione di 53 milioni di euro da Fse, e all’ex dirigente Francesco Paolo Angiulli. Due anni, con pena sospesa, erano stati inflitti all’allora dipendente Nicola Di Cosola per un episodio di dissipazione del patrimonio societario.
Nelle 228 pagine con cui erano state motivate le condanne, i giudici della prima sezione penale avevano scritto che era «provata oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità di Fiorillo per il reato di bancarotta fraudolenta». Secondo la ricostruzione dell’accusa, le condotte contestate nell’arco di oltre un decennio avrebbero contribuito al dissesto da circa 230 milioni di euro della società, commissariata dal ministero dei Trasporti nel 2016 e successivamente acquisita da Ferrovie dello Stato.Nel processo sono costituite parti civili Ferrovie del Sud Est, Ferrovie dello Stato, il ministero dei Trasporti e la Regione Puglia. La prossima udienza è fissata per il 20 ottobre, quando è prevista la discussione degli avvocati delle parti civili.