Milano – Il Comune di Crans-Montana sapeva che la schiuma fonoassorbente del Constellation avrebbe potuto incendiarsi. Emerge da una email con cui Rose-Marie Clavien, ex consigliera comunale con delega all'edilizia tra il 2017 e il 2024 (oggi indagata), avvertiva del pericolo.
Il soffitto infiammabile
Della pericolosità della spugna, di cui era ricoperto il soffitto del discobar andato a fuoco il primo gennaio, era consapevole anche la stessa proprietaria Jessica Moretti. In un messaggio inviato nel dicembre del 2019, aveva infatti invitato i dipendenti a fare attenzione all'utilizzo delle candele pirotecniche che avrebbero potuto incendiare il rivestimento. Evento che si è verificato sei anni dopo, causando una strage.

Jessica Moretti e dietro il marito Jacques, proprietari del Constellation
Il papà di Chiara, morta a 16 anni
“Da papà di Chiara, leggere una notizia del genere mi lascia senza parole. Se davvero il Comune era stato informato del rischio che quella schiuma fonoassorbente potesse incendiarsi, allora credo che sia doveroso fare piena luce su ciò che è accaduto e, soprattutto, capire perché quel pericolo non sia stato affrontato e scongiurato".
Lo dice all’Ansa Andrea Costanzo, papà della sedicenne milanese vittima del rogo di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. "Chiara e le altre vittime - aggiunge - non possono essere riportate indietro. Ma noi familiari abbiamo bisogno di sapere la verità". "Se qualcuno sapeva che esisteva un rischio, vogliamo capire cosa è stato fatto, cosa non è stato fatto e perché" prosegue ancora Andrea Costanzo.

Chiara Costanzo è morta a 16 anni nel rogo di Capodanno al bar Le Constellation
"Non voglio sostituirmi alla magistratura e non spetta a me stabilire responsabilità. Ma una cosa la posso dire: quando una tragedia porta via delle vite, tra cui quella di mia figlia, ogni eventuale informazione che avrebbe potuto contribuire a evitarla assume un peso enorme - sottolinea il padre di Chiara -. Mi auguro che l'inchiesta possa arrivare fino in fondo, con chiarezza e senza lasciare zone d'ombra. Lo dobbiamo a Chiara, a tutte le vittime e alle loro famiglie"
Il padre di Valentino, uno dei sopravvissuti
Sulla stessa lunghezza d’onda Valentino Giola, papà di Giuseppe, uno dei sopravvissuti all'incendio. “Questa è l'ennesima notizia che mi lascia abbastanza perplesso e che corrobora l'ipotesi della Procura: fin dall'inizio sembrava evidente che ci fosse stata negligenza. Anche questa notizia non fa altro che confermarlo", dice sempre all’Ansa aggiungendo che si tratta della "conferma di quanto aveva detto il sindaco nei giorni successi sul fatto che erano cinque anni che non facevano controlli. Adesso sembra che ci sia anche un documento che attesti che c'erano rischi fondati. Queste notizie mi sembrano un naturale corollario di quella che era la premessa".
Ad ogni modo, queste notizie "non mi colpiscono più di tanto. Per poter sopravvivere e avere un equilibrio mentale - commenta - cerco di astrarmi dal contenuto giornaliero delle indagini, sennò diventa uno stillicidio. Cerco di seguire tutto con attenzione, ma anche con un certo distacco. Tutto sommato io sono fortunato, visto che ho ancora mio figlio".