Da domani il vaccino antinfluenzale. Già disponibili 65mila dosi: "È sicuro: meglio proteggersi"

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Consigliato per gli over 65 e per i più fragili. A Ravenna nel 2025 copertura più bassa rispetto alla regione. Silvestrini (Ausl): "Fondamentale il ruolo dei medici di medicina generale, che hanno contatto con i pazienti".

Una donna si sottopone alla vaccinazione (repertorio) Nel tondo Giulia Silvestrini, direttrice dell’Igiene pubblica

Una donna si sottopone alla vaccinazione (repertorio) Nel tondo Giulia Silvestrini, direttrice dell’Igiene pubblica

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Proteggersi dall’influenza. Domani parte la campagna vaccinale: in provincia di Ravenna sono già disponibili 65mila dosi, di cui 50mila distribuite tra i medici di medicina generale e varie strutture. E altre verranno richieste a breve, nella speranza che la campagna riesca a raggiungere il più possibile la platea a cui è consigliato, ovvero i 105mila over 65 che vivono in provincia. A cui si sommano le donne in gravidanza o coloro che hanno appena partorito, le persone tra i 6 mesi e i 59 anni con patologie croniche che le espongono a un rischio maggiore di complicanze e ricoveri, i conviventi di soggetti fragili (anche se questi ultimi sono già vaccinati), i bambini tra 6 mesi e 6 anni, gli operatori sanitari, gli addetti ai servizi pubblici di primario interesse collettivo, i donatori di sangue, i volontari in ambito sociosanitario e chi, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani. Per tutte queste categorie la vaccinazione è gratuita. E la si può effettuare dal medico di medicina generale, dal pediatra di libera scelta, nelle farmacie convenzionate, al servizio di Igiene pubblica dell’Ausl e presso la Pediatria di comunità. Il virus influenzale sta già circolando e l’anno scorso il picco dei casi si è registrato a fine anno.

Nel 2025 in Emilia-Romagna la copertura tra gli over 65 ha raggiunto il 58,2%, in calo rispetto al 59,7% dell’anno prima. Ma nel distretto di Ravenna (che include anche Cervia e Russi) e in quello di Lugo (ovvero in Bassa Romagna) i dati sono inferiori a quelli regionali. Così come avviene in tutta la Romagna (53,6%) a esclusione di Faenza, dove nel 2025 ha aderito il 59,4%. "Dopo la pandemia è aumentata la diffidenza – dice Giulia Silvestrini, direttrice dell’Igiene pubblica dell’Ausl Romagna – e lo vediamo nei confronti di tutte le vaccinazioni. Quello per il covid comunque (aggiornato per la variante Xfg e disponibile negli ambulatori della sanità pubblica, nelle Pediatrie di comunità e presso i medici di medicina generale aderenti, ndr) è sicurissimo, e quando qualcuno mi dice che non vuole vaccinarsi perché ’ci sono stati dei decessi’ io mostro i dati: il picco di mortalità si è registrato nel 2020, ed è stato causato dal virus, non dal vaccino. Un altro fenomeno che osserviamo è che tutti coloro che hanno sviluppato delle patologie dopo il vaccino hanno dato la colpa a quello: in realtà non abbiamo registrato un aumento nella comparsa di patologie, ed è normale avere un’incidenza di nuovi casi ogni mese. Nella mia esperienza, comunque, chi esprime un dubbio e viene rassicurato poi si vaccina. Il problema è che tante persone non le vediamo". E per questo, secondo Silvestrini, un ruolo fondamentale è quello dei medici di medicina generale: "Hanno contatto con tutti i pazienti. Ad esempio a Casola Valsenio la copertura è dell’80% perché i medici fanno una campagna tra i loro assistiti".

Sara Servadei

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