«Da Roma agli States, andata e ritorno. Anche qui si può vivere di musica, così ho creato la mia scuola»

Niente fa paura a 8 anni quando hai una chitarra a portata di mano e un papà appassionato che in casa ascolta i vinili americani inviati dagli Stati Uniti. Per Michelangelo Piperno, classe 1972, cresciuto a Monteverde, Roma, tra le note del primo rock and roll e i dischi di Eddie Cochran, la musica è stata fin da subito casa.

Quando ha capito che lo strumento non era solo un gioco, a fare la differenza sono stati i suoi genitori. Nessun ostacolo sul classico timore che con le note non si riesca a guadagnare. «I miei mi hanno sempre detto: “Fai quello che vuoi, ma fallo bene”. Non si sono mai opposti». Così è iniziato un viaggio fatto di studio rigoroso e di tanta gavetta la sera nei club della Capitale. Erano gli anni tra i Novanta e i Duemila, un'epoca d'oro per la scena musicale romana. «Suonavo tutte le sere, addirittura suonavo due volte a sera.  Era un momento pazzesco, di grande fermento».

Da Los Angeles a casa

A 28 anni, è arrivata la parentesi a Los Angeles. Le jam session nei locali americani e la possibilità di costruire una carriera lì. Eppure, dopo pochi mesi, ha deciso di fare le valigie e tornare a Roma. «Non mi faceva piacere l'idea di dover abbandonare il proprio Paese, perché mi sembrava una sconfitta. Mi domandavo: “Ma è possibile mai che per fare questo lavoro, per fare una cosa che ti piace, bisogna sempre andare via?” E quindi ho voluto provare a tornare e vedere se ce la facevo anche dove ero nato».

Una scommessa vinta. Nella Capitle ha aperto una scuola di musica innovativa, tra le prime a fare i diplomi di laurea in convenzione con un'università inglese. E insieme ha lavorato come compositore per il cinema e in grandi produzioni.

Senza mai perdere quell'amore e quella determinazione apprese da ragazzo. «Ho sempre pensato a una frase di Robben Ford: “Se ami veramente la musica, lei si prenderà cura di te”. E questo è stato un po' uno slogan».

L'ultimo progetto

Il 13 luglio ha lanciato il progetto solista "MICKI" e il singolo «Come una lucciola», accompagnato dalla copertina d'autore realizzata dalla pittrice senese Angela Carli. «Mi ero stufato delle copertine finte, volevo fare una cosa con un'anima e rimettere le persone al centro. Si può e si deve andare controcorrente cercando cose vere».

Copertina del singolo "Come una lucciola" realizzata dall'artista Angela Carli

Un brano che parla della capacità di ritrovare la rotta anche dopo momenti complessi della vita: «Svegliarsi la mattina e poter fare quello che uno vuole è un grande dono. La lucciola è metafora della luce che ti guida e rimane sempre accesa se non chiudi gli occhi». 


Ultimo aggiornamento: lunedì 3 agosto 2026, 05:00

© RIPRODUZIONE RISERVATA