Dai ragazzi turchi col visto turistico scaduto, al nigeriano "scortato" dagli agenti fino al paese africano: un milione di euro all'anno per le espulsioni degli irregolari

TREVISO Erano arrivati qui con il visto turistico, due giovani 21enni turchi. Ma poi non ne hanno curato il rinnovo e, una volta scaduto, è stato detto loro che dovevano, come da legge, fare ritorno nel proprio Paese. «Ma non abbiamo i soldi per farlo» hanno lamentato i due giovani. Così i due ragazzi sono stati rimpatriati a spese dello Stato con volo diretto per la Turchia proprio in questi giorni. Sebbene l’accompagnamento coatto alla frontiera solitamente sia più usuale nei casi di stranieri che hanno commesso un reato o che hanno mostrato un comportamento non collaborativo nel fare ritorno al proprio paese, questo non è il primo caso del suo genere nel trevigiano.

Sempre di recente c’è stato il caso di un nigeriano, espulso dal nostro Paese, che ha dovuto essere accompagnato in volo da tre poliziotti, che sono andati con lui in aereo fino in Nigeria, poiché era psicologicamente instabile. Un altro precedente ha come protagonista invece un ragazzo cinese: tre agenti della polizia di Stato lo hanno dovuto portare fino a Roma per rimpatriarlo perché altrove non era possibile trovare un volo diretto per Pechino per il giorno successivo. Ma il caso più recente, in ordine di tempo, è quello appunto dei due 21enni turchi.

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La vicenda

Arrivati nella Marca con passaporto e visto turistico, i due giovani hanno fatto ingresso nella nostra provincia intorno allo scorso dicembre. Fin qui tutto bene, se non che i mesi trascorrono ma i ragazzi non curano il rinnovo del visto turistico. Che quindi scade. Da tenere conto che i visti turistici per l’Italia (e in generale per l’area Schengen) hanno durata massima di 90 giorni ogni periodo di 180 giorni. Insomma, i due 21enni turchi vengono trovati con visto scaduto. E senza più titolo valido, quindi, per rimanere nel trevigiano. Cosa che appunto viene fatta loro presente dalla questura. Ma i due giovani sembrano cadere dalle nuvole.

«Non abbiamo soldi per tornare a casa, non possiamo comprarci il biglietto aereo» dicono agli agenti. E così la questura si trova costretta a rimpatriare i due a spese appunto dello Stato. Tempo di acquistare due biglietti aerei per la Turchia e ottenere l’autorizzazione firmata da parte del giudice di pace di Treviso e i due ragazzi, proprio in questi giorni, sono stati imbarcati in un volo diretto per il paese mediorientale. Uno sforzo non indifferente sia per le forze dell’ordine sia per il sistema giudiziario.

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I costi

Basti pensare che ogni rimpatrio ha in media un costo che va dai sei ai diecimila euro. Un milione, conti a spanne, per tutti i rimpatri dalla Marca. Le spese, oltre al biglietto aereo, includono l’avvocato (ogni espulso ha diritto a una difesa d’ufficio), il vitto in attesa del rimpatrio e, appunto, l’accompagnamento alla frontiera. In media, l’ufficio del giudice di pace di Treviso si confronta ogni settimana con tre o quattro casi del genere, spesso urgenti. Più in generale, nel 2025 le espulsioni sono triplicate. L’ufficio trevigiano è arrivato ad aver firmato 190 provvedimenti di espulsione, di cui 150 convalide con espulsione immediata, cioè entro 48 ore.

Un precedente simile al caso dei due 21enni turchi risale a qualche tempo fa e ha come protagonista un giardiniere brasiliano a cui era scaduto il visto. L’uomo, che non riusciva a fare ritorno al proprio Paese da sé, è stato rimpatriato con accompagnamento alla frontiera, fra disperazione e lacrime.