Dal Nepal all’Adamello. Phurwa, parola di uno sherpa a Sonico: “In estate non vorrei essere altrove”

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Pendolare da trent’anni dal Nepal, lavora al rifugio Baitone: “Questi sono luoghi magici”. Guida di montagna sul Tetto del mondo, con la stagione dei monsoni si trasferisce: “Ormai sono di famiglia e so il dialetto”

Phurwa Sherpa (a destra), 52 anni, guida di media montagna in Nepal ritratto al rifugio Baitone di Sonico

Phurwa Sherpa (a destra), 52 anni, guida di media montagna in Nepal ritratto al rifugio Baitone di Sonico

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Sonico (Brescia), 30 luglio 2026 – Phurwa Sherpa, 52 anni, guida di media montagna nella sua nazione, il Nepal, da anni lavora in Valle Camonica. Ci è arrivato nel 1998 per fare una stagione estiva in rifugio e da allora ritorna ogni anno, almeno tre mesi all’anno. Da tempo è dipendente del rifugio Baitone, aperto da metà giugno a metà settembre, gestito da Sandro Tolotti, ex membro del Soccorso Alpino e Speleologico della V Delegazione Bresciana ed espertissimo elle montagne della zona.

Qui lavora all’accoglienza degli escursionisti e degli scalatori e alla gestione della struttura, che ha oltre cento posti letto, tra cui uno stanzone da ben 70 brande. C’è anche un ristorante, con piatti tipici camuni, che il nepalese, oltre a servire, adora mangiare.

Come ha scelto di trasferirsi in Valle Camonica per la stagione estiva?

“Sono arrivato in Valle Camonica nel 1998, perché mi è prospettata la possibilità di fare la stagione turistica in un rifugio. Ero giovane e solamente un anno prima in Nepal, ho incontrato degli amici della Valle Camonica che mi hanno a lungo parlato dell’Italia e delle sue montagne, invogliandomi a raggiungerli per una prima esperienza di tre mesi. Mi è così piaciuto che sono tornato quasi ogni anno da allora. Vengo solamente per la stagione estiva. Sono per me sei mesi bellissimi, che non vorrei passare altrove”.

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L'Adamello

Quale è il suo lavoro in Valle Camonica?

“In Italia mi occupo di accoglienza turistica nei rifugi. Per me è assolutamente naturale vivere in alta montagna. Lo faccio anche a casa mia, anche se le attività che svolgo in Nepal non sono le stesse che faccio in Italia”.

E in Nepal di cosa si occupa?

“Sono una guida di media montagna sull’Himalaya”.

Come mai lascia il Nepal per i tre mesi estivi?

“Perché la non posso lavorare: è il periodo dei monsoni. Così vengo nella mia seconda casa: la Valle Camonica”.

Quali sono le differenze tra le montagne nepalesi e le Alpi?

“Amo l’Adamello, in particolarmente il sentiero numero 1. È bellissimo. L’Adamello è bellissimo. Rispetto alle mie montagne nepalesi è piccolo e meno alto. Ma è meraviglioso. Non potrei fare a meno di questi luoghi. Sono davvero magici e offrono le attrazioni di alcune delle montagne più belle del mondo”.

Lei si sente più nepalese o più camuno?

“Naturalmente sono più nepalese, ma mi sento adottato dalla Valle Camonica e di sicuro sono anche un po’ camuno. Le persone qui sono accoglienti e genuine, come per esempio al rifugio Baitone dove sono tutti eccezionali e vengo trattato come uno di famiglia. Mi piace tantissimo lavorare qui”.

Ma il dialetto camuno lo capisce?

“Parlo molto inglese, perché gli alpinisti lo conoscono quasi tutti, ma capisco anche l’italiano e il dialetto camuno. I miei amici mi dicono sempre e mi dicono: “Come stet“? io rispondo: “Namastè, polenta e casunsei“.

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