Il raid dei maranza, indagini avanti: “Bagno in cenere, avrò giustizia”

Comacchio (Ferrara), 30 luglio - Quella mattina – il caldo, i turisti con gli occhi sgranati – non la dimenticherà mai.

Il suo stabilimento balneare, la gente attorno che guardava. Settembre 2023, fine stagione, i piromani in azione.

La sala con le pareti nere come la pece, quell’odore acre di fumo, carabinieri e vigili del fuoco. Le domande, una dietro l’altra e lei che quasi non sentiva le parole, la sua vita in fumo. Quella mattina, all’alba, un gruppo di teppisti – adesso si chiamano maranza – aveva dato alle fiamme lo stabilimento balneare Delfinus, a lido degli Scacchi. Attività di famiglia, sacrifici, tutto bruciato.

Sara Bonazza, titolare del Delfinus

Sara Bonazza, titolare del Delfinus

“Un giorno arriverà la verità, saprò chi è stato”, Sara Bonazza, 30 anni, ricorda e racconta.

“Ad oggi – le sue parole – io ancora non ho notizie sulle indagini che riguardano il grave episodio del mio stabilimento. Quello che so per certo è che le indagini non sono ancora chiuse, se lo fossero mi sarebbe stato notificato l’atto. L’indagine è penale, quindi fino a che non viene chiusa c’è il segreto istruttorio e noi essendo parte civile non abbiamo nessun tipo di accesso agli atti, fino a quando l’indagine sarà aperta. Quello che mi dà speranza è che per tenere un’indagine aperta servono degli indizi o prove, quindi sono fiduciosa che prima o poi qualcosa salterà fuori. E in caso contrario non sono una che si piange addosso, ho chiuso il cerchio e sono riuscita a salvare capra e cavoli facendo i lavori nell’inverno e riuscendo a riaprire la stagione successiva. Se è stata una bravata è andata, se è stato un gruppo di maranza in ogni caso io sono ancora qua”.

Due anni dopo quell’amaro settembre, si è rialzata, già la stagione successiva lo stabilimento era aperto. I turisti che venivano a trascorrere le vacanze lì magari quando erano bambini, ragazzi, sotto l’ombrellone a guardare il mare.

I maranza, già. “Il fenomeno dei maranza è molto più accentuato ai lidi degli Estensi e di Spina, hanno le spiaggia più staccata dal centro abitato e quindi sono più fuori controllo”.

I due lidi sono poi la meta per eccellenza dei giovanissimi nel fine settimana, che lì si riversano a gruppi, comitive, amici, bravi ragazzi.

Ma non tutti, c’è chi va lì per un altro fine settimana, alternativo, bottiglie da rubare e da bere. Ogni occasione buona per creare danni, alzare le mani.

“Qui da noi a Scacchi e Pomposa – spiega – le case affacciano direttamente sulle spiagge quindi sono gli abitanti stessi a lanciare l’allarme, se sentono confusione esasperati chiamano le forze dell’ordine e il fenomeno è così leggermente più arginato”.

Leggermente, appunto. “Questo – chiarisce – non significa che non ne siamo colpiti, ma in maniera meno impattante diciamo così. Anche se arrivare la mattina e non sapere cosa e come si trova la propria spiaggia e le proprie attrezzature in cui uno ha investito soldi e impegno non è di certo una bella sensazione. Comunque, in attesa di avere giustizia, di sapere chi è stato io sono ancora qui nel mio stabilimento”.

Arrivare la mattina e non sapere cosa si trova, Come l’altro giorno, il video che scorre e quei due ubriachi ripresi dalle telecamere dello stabilimento che spezzano un ombrellone per divertirsi. Oppure l’altra notte.

“Verso le 2 mi sono alzata, un gruppo di ragazzi ubriachi urlavano e stavano facendo il bagno. Ubriachi. Oltre al danno che possono fare agli altri mettono a rischio la loro vita. Sono stata mezz’ora ad aspettare che uscissero dall’acqua, sia per accertarmi che non facessero danni al mio stabilimento o ai miei vicini e sia per scongiurare che affogassero”.