Desio, l’ex paese degli operai diventato città. Dall’Autobianchi al Papa, ma ora la vocazione è green

Desio (Monza Brianza) - Non è una città che sta semplicemente cambiando. Desio è una città che sta cercando di capire cosa vuole diventare dopo aver perso una parte importante di ciò che era.

Per molto tempo Desio è stata una città costruita intorno al lavoro nelle fabbriche. Cortili pieni di operai, officine che si accendevano all’alba, la ferrovia che portava avanti e indietro persone e merci, un tessuto produttivo che dava identità e direzione. E per tutti, dentro e fuori la Brianza, Desio era soprattutto l’Autobianchi. Un nome che non indicava solo un’azienda, ma un mondo: migliaia di lavoratori (anche molti immigrati), generazioni intere che hanno legato la propria vita a quel marchio, un pezzo di storia industriale italiana che ha segnato profondamente la città.

Dire “vado a Desio” significava, per molti, “vado all’Autobianchi”. Accanto a questa grande fabbrica, la storia della Gavazzi racconta un’altra parte della stessa identità. Nel 1869 nasce la tessitura meccanica di seta dei fratelli Egidio e Pio Gavazzi, un complesso industriale che ha accompagnato la crescita della città e che oggi sopravvive solo nell’ex Tettoia Gavazzi, ultimo frammento di un mondo scomparso.

E mentre l’anima operaia definiva il quotidiano, quella storica e culturale - la basilica, Villa Tittoni, la figura di Papa Pio XI - dava profondità e simboli. Due anime che convivevano, una produttiva e una identitaria, e che oggi devono trovare un nuovo equilibrio. La grande trasformazione è iniziata lentamente, quasi senza che la città se ne accorgesse. La vecchia Desio industriale non è scomparsa tutta insieme: ha lasciato dietro di sé capannoni vuoti, aree dismesse, spazi sottoutilizzati, pezzi di città che non hanno più una funzione.

È come se la prima trasformazione industriale – quella che aveva portato Desio da paese a città – avesse lasciato un’eredità che ora deve essere trasformata di nuovo. Non per nostalgia, ma per necessità. Non a caso l’area ex Autobianchi è diventata il Ptb, il Polo tecnologico Brianza, spazio in grado di ospitare più di un centinaio di nuove imprese. Oggi, indubbiamente, a Desio ci sono elementi che funzionano. La dimensione urbana garantisce servizi, Villa Tittoni e il suo parco offrono un patrimonio culturale e paesaggistico raro per una città di queste dimensioni, la tradizione produttiva può ancora essere una risorsa, e la possibilità di recuperare aree già urbanizzate permette di immaginare uno sviluppo senza consumare nuovo territorio.

Ma ci sono anche debolezze. Desio vive la contraddizione tipica di molte città della Brianza. È vicina a Milano, ma rischia di essere percepita come periferia. Ha un patrimonio storico importante, ma non sempre riesce a trasformarlo in attrattività. Ha aree industriali da recuperare, ma il rischio è che la rigenerazione si traduca semplicemente in nuove abitazioni, senza una vera visione. E deve migliorare la mobilità proprio mentre arrivano grandi infrastrutture: metrotranvia, Pedemontana, nuove connessioni viabilistiche.

Il nuovo Pgt prova a tenere insieme tutto: riduzione del consumo di suolo, rete verde, recupero delle aree dismesse, infrastrutture. “Cerchiamo di guardare al futuro riscoprendo la nostra identità – spiega il sindaco Carlo Moscatelli –. Desio negli ultimi decenni ha perso il suo ruolo, forse non ha neanche mai voluto recuperarlo. Il Pgt offre l’occasione di ridisegnare il centro facendo riflessioni sulle aree dismesse o utilizzabili, che sono una accanto all’altra: la ex casa di riposo, la vecchia sede dell’Agenzia delle Entrate, il centro parrocchiale. Non si ferma tutto lì, ma da quest’area dipende molto del futuro di Desio. Non dimentichiamo che a due passi è in fase di progettazione l’Asse della Cultura”.

All’archistar Michel Desvigne il compito di mettere in connessione nel centro storico alcuni luoghi simbolo come la basilica, la casa natale del Papa Pio XI (il Papa della Conciliazione e il pontefice che nel 1931 inaugurò insieme a Guglielmo Marconi la Radio Vaticana), Villa Tittoni: l’intervento è stimato in 1,6 milioni di euro. “Desio è una città che parla di futuro – aggiunge il sindaco – proprio perché dà valore alla cultura. Villa Tittoni è la dimora di pregio, ma non sarà l’unico spazio per garantire una ricca offerta”.

Probabilmente l’elemento più interessante sarà l’attenzione per il verde e l’ambiente. “Non so quale sarà la vocazione di Desio in futuro – conclude Moscatelli –, ma intanto ha iniziato a porsi la domanda giusta: come trasformare ciò che resta del passato in qualcosa di bello che possa funzionare nel futuro”. 

(6-continua)