
Quattro CD dedicati a un rapporto mai analizzato in profondità ma che, in realtà, è stato strettissimo e ci ha regalato tanti momenti di qualità. Con “Digging Your Scene”, un nuovo box set targato Cherry Red Records, si torna agli anni magici nei quali la pop music, la new wave, il synth-pop e il post-punk potevano contaminarsi col jazz e farsi eleganti e sofisticati come mai prima di allora.
Il periodo preso in esame è quello compreso tra il 1982 e il 1987: un lustro d’oro per il pop britannico che, proprio in quegli anni, si trasformò in una vera potenza a livello mondiale, tanto da riuscire a scavalcare quello statunitense per importanza e a diventare un prodotto d’esportazione fondamentale per l’intera Gran Bretagna, quasi fosse uno strumento di influenza geopolitica.
Alle melodie semplici e immediate alla base del pop tradizionale vennero affiancati gli arrangiamenti tipici del jazz, con sonorità non facilmente assimilabili ma in grado di dare risalto alle qualità non solo dei compositori, ma anche degli interpreti. La compilation cerca proprio di documentare l’influenza del jazz e, più in generale, della musica afroamericana degli anni ‘50 e ‘60 (retro soul e affini) sul pop britannico Made in the ‘80s.
La musica leggera, senza perdere mordente, assunse forme e colori diversi, sfruttando a dovere le infinite potenzialità offerte dal jazz. Suoni raffinatissimi, dotati di un fascino senza età, come quelli proposti da Everything But The Girl, Matt Bianco, Soft Cell e dal primo Sting solista del bellissimo “The Dream Of The Blue Turtles”. Altri artisti preferirono invece non perdere di vista il groove, quindi il potenziale danzereccio del pop, “sporcandolo” quanto basta con influenze più funk che jazz (Scritti Politti, Level 42).
Tutti i nomi presenti in questo cofanetto, nonostante le differenze in termini di approccio alla materia originale, colsero la palla al balzo per differenziarsi dai colleghi americani ed europei. Le influenze jazz e soul permisero loro di conferire un’inedita profondità a un genere spesso considerato poco nobile, ristretto nella sua pur enorme e vastissima dimensione commerciale. Da qui nacque la costola del sophisti-pop, un calderone gigantesco nel quale spesso, con poche ragioni, vengono inseriti tutti gli interpreti che hanno proposto pop, rock, new wave e post-punk di altissima qualità negli anni ‘80.
In “Digging Your Scene” trovano spazio nomi importantissimi: fra i tanti citiamo Robert Wyatt, Joe Jackson, Malcolm McLaren, Soft Cell, Madness, David Sylvian, Bronski Beat, China Crisis, Dexy’s Midnight Runners, Fine Young Cannibals, The Style Council, ABC e Swing Out Sister. Ma qui vogliamo proporvi una selezione di cinque brani prodotti da nomi un po’ dimenticati, sperando di farvi venire l’acquolina in bocca: cedete ai piaceri e al lusso del sophisti-pop!
SWALLOW TONGUE
Saari (1983)
Jazz-wave minimale per questo trio semi-sconosciuto, il cui unico album venne pubblicato proprio dalla Cherry Red nel 1983.
THE FLORENTINES
Whisper Not (1987)
Nel 1987 le Florentines, un duo composto dalle sorelle Deirdre e Louise Rutkowski, pubblicarono il loro unico EP nel quale trova posto questa cover di un classico jazz composto da Benny Golson. Influenze easy listening e un gusto rétro tipico dell’estetica sophisti-pop.
ANTHONY ADVERSE
T-R-O-U-B-L-E (1986)
Anthony Adverse, nome d’arte della cantante Julia Gilbert, pubblicò un paio di album dal forte sapore jazz prima di ritirarsi dalla musica e diventare una sceneggiatrice di soap opera. La ricordiamo con questa bella versione swingata di un brano di Vic Godard (ex membro del gruppo punk Subway Sect).
THE SOUND BARRIER
Mornington Crescent NW1 (1985)
Easy listening strumentale dall’unico album mai prodotto dai Sound Barrier.
PLEASURE GROUND
Life Of Jade (1984)
I Pleasure Ground, effimero trio composto da Alan Rankine (ex The Associates), Jon Mais e Chris Yates, pubblicarono due singoli sull’etichetta belga Les Disques Du Crépuscule tra il 1984 e il 1985. Il primo, “Life Of Jade”, è un brano scoppiettante e leggero che sprigiona felicità da ogni nota.