Ue, Orsini: è arbitro tra gli Usa e la Cina ma noi vogliamo giocare la partita

“Oggi la competizione è tra Stati Uniti e Cina e noi (l’Europa, ndr) stiamo facendo l’arbitro col fischietto, facendo e mettendo regole. Ma noi vogliamo essere quelli che giocano la partita. E per giocare la partita servono le condizioni abilitanti”. Così il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in conferenza stampa a Bruxelles al termine degli incontri con Maros Sefcovic, commissario europeo per il Commercio e la sicurezza economica, e Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo dell’Ue per la Coesione e le riforme.

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Orsini ha poi affermato che con i due commissari europei si è discusso su come “poterci proteggere” dalla concorrenza in dumping dei prodotti cinesi. “Si è parlato di dispositivi medici - ha proseguito il leader degli imprenditori - la preoccupazione dell’industria italiana è legata al fatto che i prodotti cinesi sono ormai all’interno della catena del valore che noi produciamo. È ovvio che questo genera dipendenza e, quindi, siamo preoccupati”.

Altri temi affrontati hanno riguardato l’automotive e il settore del bianco. “Serve una politica industriale europea che abbia una visione a lungo termine dove si si facciano due cose: mantenere le produzioni in Italia e in Europa, risorse europee per poterle sostenere. serve anche sostenere la capacità di spesa, diciamo dei cittadini europei, poter comprare questi prodotti. Poi, non si può più derogare sulla sovranità di alcuni prodotti. Penso ai principi attivi dei farmaci. Si deve riflettere e avere una visione a lungo termine”.

Sospendere sistema Ets, in Italia a rischio 50mila posti

Quello degli Ets è “uno dei capitoli fondamentali” a giudizio del numero uno degli industriali. Senza la sospensione temporanea del sistema europeo Ets, il rischio per l’Italia è che “50mila persone resteranno a casa. Dovremo poi raccontare come mai sono rimaste a casa per una norma europea”.

“Rivediamo i benchmark degli Ets - ha aggiunto - parliamo del costo della vendita della CO2. Oggi per il nostro Paese è diventato fuori scala. Non possiamo pensare che ci siano Paesi che possono pensare di riuscire a farcela da soli».