L’intervento.
28 settembre 2026 alle 00:41
Il caso emblematico della città di Cagliari con i suoi 42,9 gradiPer molti decenni si è condiviso il seguente assioma: più energia, uguale progresso. È innegabile che la scoperta dell’energia nelle sue varie forme abbia contribuito allo sviluppo socio economico dell’intera civiltà. Tuttavia una certa mancanza di cultura e un uso irresponsabile della stessa rischia di compromettere tutto ciò.
Le sfide
Oggi l’umanità intera deve affrontare sfide importanti non più procrastinabili. Fra queste: le mutazioni climatiche e i relativi scenari non più rassicuranti; la crescita demografica e la conseguente ricerca delle risorse necessarie; la incessante crescente domanda di energia. Tutto questo a fronte di un dato significativo ma trascurato. Dell’intera superficie terrestre solo il 22 per cento risulta biologicamente produttivo. Purtroppo le mutazioni climatiche, il consumo sconsiderato del suolo e la crescente domanda di energia tendono a ridurre tale risorsa ponendo a rischio la sopravvivenza dell’umanità. Un recente progetto coordinato dal Cnr Ibe individua le città italiane più esposte alle mutazioni climatiche ed alle conseguenti isole di calore. Cagliari figura fra queste.
Cosa succede in città
Cagliari inoltre, con 42,9 gradi, risulta la città costiera con i più alti valori di temperatura superficiale estiva urbana. Altro dato interessante risulta essere la qualità della copertura del suolo urbano. Il 73,1 per cento è suolo urbanizzato, il restante 26,9 per cento ripartito tra copertura erbacea e arborea. I dati riportati, progetto Marificus, monitoraggio degli interventi di riforestazione per l’Isola di calore urbana tramite satelliti, evidenziano una sproporzione tra aree cementificate e aree verdi. Ciò chiarisce i dati climatici della città di Cagliari. Le mutazioni climatiche e le conseguenti isole di calore sono la causa della mortalità da caldo e l’Italia è il Paese più esposto in ambito europeo. Le cause di tali fenomeni, in parte ascrivibili al comportamento dei cittadini e identificate dalla comunità scientifica, risultano note anche se spesso ignorate dai decisori politici.
Le strategie
I possibili rimedi alle mutazioni climatiche devono prevedere azioni di mitigazione del fenomeno. Azioni tese alla riduzione delle cause, in modo proattivo, quali le emissioni in atmosfera dei gas climalteranti e alla implementazione di sistemi di assorbimento della CO2 attraverso progetti di riforestazione urbana. L’adattamento climatico, che agisce sugli effetti in modo reattivo, implica un adeguamento e riqualificazione dinamica delle città agli impatti climatici estremi prevedibili al fine di ridurne gli effetti. Tutto ciò nell’ottica di migliorare la qualità e la sicurezza della vita dei cittadini. L’insieme delle due strategie rappresenta, allo stato attuale, l’obiettivo da perseguire nell’immediato. Tutto ciò deve prevedere, oltre ai richiamati interventi, una governance che consenta il dinamico adattamento delle azioni di contrasto alle mutazioni climatiche estreme secondo i dettami della resilienza, creando le mappe termiche e l’installazione di sensori per monitorare i picchi di calore nei quartieri più vulnerabili. Le città adattive rappresentano la sintesi fra l’adattamento e la mitigazione climatica agendo in contemporanea sulle cause e sulle conseguenze, ponendo al centro il benessere dell’essere umano e la salvaguardia ambientale.
La progettualità
Occorre ricordare quanto previsto dall’Onu nell’ Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle città finalizzato a ridurre la fame, la povertà, proteggere il pianeta e garantire la prosperità e la pace fra i popoli. Le mutazioni climatiche, l’impatto del clima sulla salute dei cittadini nelle varie fasce di età è un tema spesso trascurato nella pianificazione urbana. Si devono, con tempestività, attuare quelle soluzioni tese alla mitigazione degli eventi climatici negativi, (es.isole di calore, ondate di calore), che incidono negativamente sulla salute e qualità della vita. Le linee guida nazionali attribuiscono alle regioni, con il coinvolgimento dei comuni, lo sviluppo, sulla propria scala di governo, dei contenuti del Piano nazionale per l’adattamento climatico. Perché tutto questo si concretizzi con tempestività occorre pensare ad una politica più attenta, capace di intercettare gli eventi, non sempre favorevoli, che il pianeta manifesta. Programmare tutte le azioni necessarie, non con la prassi della emergenzialità, ma con una visione a medio lungo termine.
La politica
Occorre quindi una classe politica che si riappropri del concetto di res pubblica impegnandosi a servizio del bene comune. Una politica distante dai cittadini e questi non partecipi alla vita politica è la perfetta sintesi del mancato sviluppo della società. In tutto ciò c’è anche un richiamo alla cultura e quindi, energia più cultura e conoscenza uguale progresso sostenibile.
Ingegnere
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