Eli Roth: l'enfant terrible dell'horror che ha conquistato Tarantino e David Lynch a colpi di gore

In attesa dell'uscita di Ice Cream Man, colorato incubo splatter che approderà nelle sale ad Halloween con Midnight Factory, ripercorriamo la carriera di Eli Roth. Tra torture, cannibalismo e maestri di un certo livello.

Eli Roth promuove Ice Cream Man al CinemaCon di San Diego

Vulcanico, cinefilo e provocatore, innamorato di quel cinema horror artigianale ultraviolento che ha rivoluzionato il genere negli anni '70 (passione che condivide con l'amico e mentore Quentin Tarantino), ma pronto a cavalcare le nuove tecnologie, non senza qualche polemica. La presenza di Eli Roth non passa inosservata né sui set dei suoi horror truculenti da far invidia alla Trilogia dei Cannibali di Ruggero Deodato né su quelli in cui si limita a comparire in veste di attore.

Sguardo profondo, sorriso smagliante, faccia da schiaffi, Roth entra giocosamente in competizione con i suoi interpreti ritagliandosi piccoli, ma gustosi ruoli. Indimenticabile il suo Orso Ebreo, impegnato a spaccare il cranio ai nazisti nella scatenata ucronia tarantiniana Bastardi senza gloria, ma non sono passati inosservati neppure i camei in Southland Tales, Euphoria e The Idol. Il suo vizio hitchcockiano di apparire nei propri film in brevi cameo non è venuto meno neppure nel lavoro più recente, Ice Cream Man, che in Italia uscirà strategicamente a ridosso di Halloween, il 29 ottobre, distribuito da Midnight Factory. In questo coloratissimo incubo splatter ambientato nella periferia residenziale americana Roth, qui anche co-autore e produttore, è un padre di famiglia la cui cittadina viene sconvolta dall'arrivo di un misterioso e inquietante gelataio. In attesa di gustare i coni al sangue che ci aspettano al cinema, ripercorriamo la sua filmografia ad alto tasso di orrore.

Eli Roth1

Eli Roth

Non aprite quell'ostello: il torture porn secondo Eli Roth

Eli Roth in una scena di Hostel 2

Eli Roth in una scena di Hostel 2

Pochi registi hanno il merito di aver inventato un genere, ancor meno al secondo lungometraggio. L'etichetta torture porn è stata coniata appositamente per Eli Roth dal critico americano David Edelstein dopo la visione di Hostel, e poi applicata retrospettivamente ad altri esemplari del genere. Le caratteristiche? Basso budget, alto tasso di sadismo e nudità, niente soprannaturale, torture praticate da esseri umani ad altri umani. Nel caso di Hostel, girato in trenta giorni scarsi in Repubblica Ceca nella primavera del 2005, un paio di ragazzotti americani in vacanza in Europa in Interrail, ingolositi dalla promessa di sesso facile, si recano in un ostello in Slovacchia diventando vittime di una società segreta di miliardari sadici che seviziano e uccidono ignari giovani.

Eli Roth

Eli Roth ricoperto di sangue in una giocosa immagine promozionale

Per Roth, Hostel rappresenta il salto di qualità dopo il debutto col più rustico Cabin Fever, che già anticipava la sua passione per il gore e il gusto per i dettagli raccapriccianti. A un'estetica più curata si affianca una struttura narrativa più matura, che parte con toni rilassati prima di sprofondare - complice la fotografia chiaroscurale - in un vortice di orrori perpetrati in tetre architetture industriali. Ad attirare l'attenzione è anche il sottotesto politico "romeriano". Il film contiene un duro attacco al capitalismo, mostrandone la deriva più violenta e depravata, e al turismo usa e getta che sfrutta i locali senza scrupolo. La stessa Slovacchia è tutt'altro che idilliaca nella visione di Eli Roth, tanto da suscitare le ire del governo locale scatenando un caso diplomatico. Ma gli oltre 80 milioni di incasso hanno decretato il successo di Hostel, spingendo il regista a mettere in cantiere un sequel che arriva due anni dopo.

Una scena di tortura nel film Hostel

Una scena di tortura nel film Hostel

Hostel: Part II capovolge la prospettiva. A recarsi nell'ostello degli orrori sono, stavolta, tre ragazze. Ma il film non si limita a un mero gender swap e abbandona il punto di vista delle vittime per aderire a quello dei carnefici. Il regista si concentra, infatti, sull'ingresso nella setta segreta di due aspiranti torturatori e sulle difficoltà incontrate. L'impatto terrificante resta inalterato, ma con l'esplicitarsi della metafora la storia assume un sapore più aspro e cinico, con risultati assai meno esaltanti in termini di successo di pubblico e critica. In una nuova incursione nel genere, che arriva dopo sei anni di silenzio, Eli Roth omaggia il mentore Ruggero Deodato cimentandosi nell'horror cannibale e inoltrandosi nella foresta amazzonica per girare l'incubo post-ecologico The Green Inferno. A causa della presenza di immagini ad altissimo tasso gore, il film si becca un divieto ai minori di 18 anni e si ferma a 12 milioni di incasso.

David Lynch, Quentin Tarantino: il regista amato dai registi

Bastardi Senza Gloria Quentin Tarantino Eli Rothavif

Quentin Tarantino ed Eli Roth durante la promozione di Bastardi senza gloria

Ben prima di Quentin Tarantino, è stato David Lynch a "benedire" la vocazione cinefila di Eli Roth quando era solo uno studente di belle speranze della New York University. Dal loro incontro nasce una lunga collaborazione che lo porterà a produrre contenuto per il sito web davidlynch.com e a far tesoro dell'insegnamento lynchiano "Tieni gli occhi sulla ciambella, non sul buco", invito a non lasciarsi distrarre dal caos dei set. Ma è grazie al colpo di fulmine di Tarantino per Cabin Fever che la carriera di Eli Roth decolla definitivamente. Dopo la proiezione al Los Angeles Film Festival, il regista di Kill Bill invita il giovane collega a casa sua e lo convince a rifiutare i remake che gli sono stati offerti per girare una storia originale (Hostel) che supporterà in veste di produttore esecutivo.

Thanksgiving 2

Una scena di Thanksgiving

Sul set di Hostel: Part II, Eli Roth gira il fake trailer Thanksgiving per il double feature Grindhouse. Passeranno quindici anni prima che ne venga realizzato un lungometraggio. Anche stavolta Roth preme sul pedale del gore trasformando uno slasher canonico in una festa di morte. Nella struttura narrativa non mancano strizzate d'occhio a Scream, ma la violenza si fonde nuovamente con la critica capitalistica, ambientando la storia nel RightMart locale alla vigilia del Black Friday. Quando esce il film, nel 2023, la collaborazione con Tarantino si è interrotta da tempo dopo il picco di Bastardi senza gloria. Ma la stima reciproca resta immutata visto che solo pochi mesi fa, nel corso di un intervista per il podcast di Bret Easton Ellis, il regista losangelino è tornato a lodare lo humor e il senso del gore del collega.

La fase "pop-commerciale" di Eli Roth

Borderlands Cate Blanchett Scena Azione

Cate Blanchett spara ai nemici in Borderlands

Se l'incursione nel cinema più truculento ha fruttato a Eli Roth uno zoccolo duro di fan, in epoca recente il regista ha provato ad allontanarsi dal genere che lo ha reso celebre nel tentativo di accontentare un pubblico più vasto. Il cineasta ha sorpreso critica e pubblico dirigendo blockbuster ad alto budget e progetti commerciali per le grandi major con risultati alterni. Se l'incursione nel fantasy per famiglie Il mistero della casa del tempo si è rivelata un successo al botteghino grazie al traino delle star Jack Black e Cate Blanchett e allo zampino di Spielberg che ha prodotto il film con la su Amblin, esiti ben più modesti ha ottenuto il remake de_ Il giustiziere della notte_ nonostante la presenza di Bruce Willis.

Ice Cream Man Ari Millen

Ice Cream Man: Ari Millen nella prima foto dell'horror di Eli Roth

Ma è dopo il megaflop commerciale di Borderlands, adattamento del popolare videogioco space-western della Gearbox Software, che Eli Roth ha deciso di tornare sui suoi passi. I 120 milioni di budget affidatigli da Lionsgate si sono rivelati decisamente troppo "scottanti" per il regista. Nel tentativo di accontentare tutti e di rientrare nei canoni del PG-13 imposti dalla produzione, Roth ha finito per realizzare un'opera lontana dalla sua identità.

Ice Cream Man sarà il film della rinascita? Il basso budget (circa 7,5 milioni) e l'alto tasso di gore lasciano ben sperare. E il gelataio impomatato dal sorriso inquietante che domina il marketing della pellicola sembra già un personaggio cult. Il verdetto lo sapremo dal 29 ottobre, quando il film uscirà al cinema.