La polemica
11 ottobre 2026 alle 00:39
Può un’artista che ha fatto della battaglia politica la propria cifra negli ultimi dodici anni prescindere improvvisamente da essa? Non diventa ormai questa militanza parte integrante della sua identità? Valentina Lisitsa, dopo aver suonato nel maggio del 2022 sulle macerie di Mariupol, dove poche settimane prima l’esercito russo aveva commesso un grave e documentato crimine di guerra bombardando un teatro pieno di civili in cerca di rifugio, dopo aver ricevuto il passaporto dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk dal suo presidente, territorio occupato la prima e individuo sotto sanzioni UE il secondo, dopo aver pubblicato numerosi tweet pieni di disprezzo e di scherno nei confronti del popolo ucraino e della sua aspirazione europea, dopo che i suoi concerti sono stati annullati in Italia come in Canada, Valentina Lisitsa suonerà oggi a Cagliari. Come se niente fosse. E come se niente fosse, avrà la possibilità anche di un confronto con gli studenti del Conservatorio. Parlerà di pianoforte, che sa suonare molto bene, e qualcuno parlerà della musica come di un ponte tra i popoli e strumento di pace. E invece no, le istituzioni che hanno accolto o finanziato questa iniziativa, alquanto rara nel panorama della cultura europea, rischiano proprio loro di prestarsi a un uso strumentale della musica, che diventa così un veicolo di propaganda.
È stato detto che la censura è sempre e comunque da evitare. E infatti gli organizzatori del concerto hanno fatto una scelta precisa, invitando Lisitsa. Penso che la scelta debba poterla fare anche il pubblico – io non andrò – e che sia opportuno ricordargli, in questo contesto storico, quale sia l’identità di questa artista, oltre alla sua indiscussa qualità musicale.
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