Fakir, ecco il video della bodycam di uno dei poliziotti: il marocchino era entrato in contatto con un'altra persona

giovedì 23 luglio 2026, 13:47 - Ultimo aggiornamento: 14:13 | 4 Minuti di Lettura

Fakir, ecco il video della bodycam di uno dei poliziotti: il marocchino era entrato in contatto con un'altra persona

Le immagini, che risalgono a poco dopo mezzogiorno, mostrano le mani degli agenti sia su Fakir e su un altro uomo con la maglietta bianca con cui il marocchino era venuto a contatto. Il Tg1 ha mostrato uno spezzone del video registrato dalla bodycam - e consegnato in procura - che indossava uno dei due poliziotti interevenuti a Bologna su Abderrahim Fakir. «C'è un momento di contatto con altre persone che erano prossime ad un auto e che entrano in contatto con lui. A questo punto è evidente che i poliziotti devono intervenire e risolvere questa situazione», spiega il legale Gabriele Bordoni.

Il video

Dopo aver atteso 40 minuti sperando che si calmasse, gli agenti temono che la situazione possa degenerare perché il 42enne si sarebbe scagliato contro un'auto. La bodycam privata del poliziotto riprende i momenti in cui Fakir viene placcato e immobilizzato, l'arrivo dei soccorritori e la rianimazione. Il video delle bodycam è stato consegnato in procura ma la difesa ha potuto visionarlo e conservarlo perché di proprietà del poliziotto. «C'è un momento di contatto con altre persone che erano prossime a un'auto e che entrano in un contatto con lui -spiega Gabriele Bordoni, legale difensore degli agenti- A questo punto è evidente che i poliziotti devono intervenire e devono risolvere questa situazione». Anche la difesa della vittima chiede di poterla acquisire e contesta la manovra di rianimazione in cui Fakir legato mani e piedi: «E' intollerabile che fosse stato lasciato ammanettato mani e piedi anche in una procedura delicata -dice il legale della famiglia della vittima Fabio Anselmo- e questo ovviamente non è colpa dei sanitari ma è responsabilità degli agenti».

La rabbia della moglie

«Lo hanno giustiziato. Questo è un crimine contro l'umanità, un crimine terribile. Oggi è toccato a lui, domani potrebbe succedere ai nostri figli». «Non ha fatto niente di male ed è morto così». Le voci della zia e della moglie di Abderrahim Fakir arrivano dal Marocco e chiedono «giustizia» per il 42enne morto durante un intervento di polizia, domenica 19 luglio 2026 in via Svevo al Pilastro di Bologna. Intervistate dall'emittente marocchina Chouftv, le due donne non si danno pace. «Io conoscevo bene mio marito, eravamo sposati da 13 anni – dice la moglie – era una persona normale e l'hanno ammazzato così, senza motivo».

Lo sfogo della famiglia

In un servizio della tv marocchina circolato anche sui social la donna, con una veste bianca e il velo dello stesso colore, è in casa sua e mostra alcuni abiti che Fakir aveva spedito in Marocco, dove si preparava a passare le vacanze, proprio questo mese. «Quello che è successo non è giusto – insiste la donna – non è normale, nessuno lo ha aiutato». «Lo hanno ucciso, hanno ucciso nostro figlio – aggiunge in un'altra intervista la zia di Fakir – e noi non li perdoneremo. Lo hanno ucciso come un cane». E punta il dito contro l'utilizzo da parte dei due poliziotti dello spray al peperoncino. Afferma: Abderrahim «è soffocato, è morto violentemente, è stato un crimine». Infine, chiede che sia fatta giustizia: «Abderrahim è nostro figlio, è un figlio del Marocco, ma è anche un figlio vostro e della comunità estera. Quello che oggi è successo a lui, domani potrebbe accadere ai nostri figli».

Sentito il cugino

Proseguono le indagini: la squadra mobile della polizia, su delega della Procura di Bologna, avrebbe svolto una perquisizione nella casa dove viveva Fakir. Da parte degli inquirenti c'è riserbo sulla attività e sugli esiti. Nella casa c'era un cugino della vittima, suo coinquilino, che sarebbe stato sentito come testimone.

«Automedica non disponibile»

Intanto, emergono nuovi dettagli. Quando i due poliziotti sono arrivati sul posto per fermare Fakir, hanno subito chiamato il 118 chiedendo l'invio di un'ambulanza «con automedica» per una persona «in crisi psichica». Dalla centrale, però, avrebbero risposto che in quel momento l'automedica non era disponibile. La telefonata, che documenta la richiesta di un intervento medico, è registrata ed è già stata acquisita dalla Procura. Lo scrive il Corriere della Sera, riportando quanto riferito da Gabriele Bordoni, legale dei due agenti intervenuti domenica al Pilastro, a Bologna. Nell'inchiesta per omicidio colposo sono state acquisite anche le cartelle cliniche relative a diversi accessi di Fakir al pronto soccorso nelle settimane precedenti. Tra queste figura anche quella del 20 giugno, quando si era presentato per un problema psichiatrico con ferite a un polso provocate da atti di autolesionismo.

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