Fenice, ora i sindacati si spaccano sulla scelta del direttore del coro. Scontro sulla nomina di Elena Pierini

VENEZIA - Adesso è la volta della spaccatura tra i sindacati della Fenice. Ancora una volta sulle nomine. Il teatro lirico torna al centro della cronaca dopo i mesi incandescenti che hanno visto contrapposti i lavoratori e Beatrice Venezi, a suo tempo nominata dal sovrintendente Nicola Colabianchi alla direzione musicale. Poi, alla luce di alcune pesanti dichiarazioni della direttrice toscana ad un giornale straniero Colabianchi ha deciso di sospendere ogni progetto.

La svolta

Ora lo scontro nasce dalla recente nomina di Elena Pierini alla direzione del coro al posto del maestro Alfonso Caiani che era in scadenza. Dopo l’annuncio fatto dal sovrintendente Colabianchi la Cgil aveva sottolineato che la scelta non era stata segnalata alle maestranze e che la maggioranza del coro era favorevole ad un rinnovo contrattuale per il maestro Caiani per proseguire nel solco di un percorso di crescita che era stato avviato.
E qui nasce la reazione della segreteria regionale della Fistel Cisl, secondo la quale quelle affermazioni non erano del sindacato unitario di base. «La nomina del maestro del coro rientra nelle prerogative organizzative e gestionali della Sovrintendenza - afferma la Cisl - e non è previsto alcun obbligo di preventiva consultazione delle organizzazioni sindacali. Alla maestra Elena Pierini rivolgiamo un augurio di buon lavoro, il giudizio sul suo operato sarà espresso esclusivamente sulla base dei risultati, senza pregiudizi e nel rispetto dei ruoli».
Secondo la Cisl le priorità sono altre. Dalla necessità di un welfare aziendale a sostengo del reddito, alla ripartizione equa di ogni eventuale risorsa economica fino alla valorizzazione di tutte le figure professionali. «Il confronto sindacale - conclude la Cisl veneta - deve concentrarsi sui temi come il miglioramento delle condizioni di lavoro e il rinnovo degli accordi aziendali».

Il precedente

La polemica tra in sindacati è anche una conseguenza del clima che si è venuto a creare in campo San Fantin dopo il caso Venezi. Va infatti ricordato che qualche settimana fa la direttrice toscana, proprio nel giorno in cui il teatro lagunare presentava i nuovi programmai di lirica, sinfonica e danza per il prossimo anno, aveva annunciato una sorta di azione legale contro Colabianchi per aver scoperto il proprio allontanamento solo dai giornali quando si trovava all’estero.
Ma non è tutto. 
Qualche giorno fa Venezi, nel corso di un’intervista nel podcast “Sette vite” condotto della giornalista Hoara Borselli, aveva accusato il sovrintendente Colabianchi e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, «per ristabilire verità e giustizia», come lei stessa ha affermato. «Non è stato fatto il lavoro che avrebbe dovuto essere fatto in termini di preparazione di coro, orchestrali e lavoratori da parte del sovrintendente del teatro - ha attaccato - i sindacati della Fenice hanno manifestato contro una lavoratrice. E donna. In tutta questa situazione piuttosto anarchica nella gestione, se io fossi stata il ministro Giuli sarei andata a Venezia o avrei convocato a Roma i sindacalisti di riferimento. Invece non ci ha mai messo la faccia».
E poi una sua riflessione. «Se fossi stata di sinistra? Non sarei stata attaccata. E c’è pure un tema di genere non secondario: negli oltre 200 anni di storia della Fenice sarei stata la prima donna a ricoprire quel ruolo. Mi sono mossa con un pool di avvocati – ha concluso – Ci sono vari aspetti che vanno curati, anche penale. Sono stata soggetta ad un mobbing mediatico importante. Chi si macchia di certe colpe deve pagare per quello che fa».