Garlasco, Sempio al contrattacco: la strategia per evitare il processo. «Sull’intonaco non ci sono le tracce di sangue e l’impronta non è sua»

La Procura di Pavia è pronta a chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, i difensori passano al contrattacco. Hanno a disposizione ancora diciotto giorni per depositare ai pm nuovi elementi per ribadire che l’ex commesso trentottenne nulla c’entra con l’omicidio aggravato di Chiara Poggi, uccisa secondo l’accusa «a seguito del rifiuto di un approccio sessuale». E sono già impegnati per sfruttare al massimo il tempo a disposizione: «Siamo al lavoro su indagini difensive», preannuncia l’avvocato Liborio Cataliotti. Mentre il consulente Armando Palmegiani ribadisce le «importanti attività» in corso postando sui social una foto con i legali: «Continuiamo il nostro percorso sempre con la massima serenità, rafforzando lo spirito di squadra, sempre più uniti e compatti», scrive il criminologo. Contro Sempio i magistrati pavesi hanno individuato 21 indizi che dimostrerebbero come, la mattina del 13 agosto 2007, abbia aggredito e colpito «almeno dodici volte» la sorella dell’amico Marco Poggi, prima di far scivolare il suo corpo in fondo alle scale della villetta di via Pascoli. Rispetto al 415 bis notificato lo scorso 6 maggio, sostiene la difesa, nelle diciotto pagine dell’avviso di conclusione delle indagini di due giorni fa l’imputazione non cambia. «Di diverso c’è solo la data», sostiene Cataliotti. Pronto a dare battaglia, a cominciare dalle impronte.

Le impronte

C’è il palmo della mano di Sempio sul muro delle scale, catalogato come traccia 33: la Procura, con tre nuove simulazioni su un intonaco simile contenente sangue, ha scoperto che sia il dna sia il materiale ematico vengono alterati dal minerale alcalino contenuto, la difesa afferma invece che le analisi escludono la presenza di sangue. Quanto all’orma della Frau con suola a pallini impressa sulla scena del crimine, insiste Cataliotti, «il piede di Sempio non può avere calzato la scarpa che ha lasciato l’impronta dell’assassino. Ci dicono che c’è stato un incremento ponderale del piede, ne prendiamo atto, ma noi abbiamo due testimoni che dichiarano, offrendo riscontri, che all’epoca Sempio calzava già il 44 e non il 42». Nelle tre consulenze depositate lunedì dai pm pavesi, sottolinea, «non ci sono elementi di prova», compreso il dna sui pedali della bici “Umberto Dei” di Alberto Stasi attribuito il 19 settembre 2007 a Chiara Poggi nonostante il giorno dopo le analisi dei Ris abbiano dato «un risultato totalmente negativo». Sulla questione, la tesi degli avvocati dell’ex commesso combacia con quella dei consulenti della famiglia Poggi illustrata dal genetista Marzio Capra. «Ho avuto modo di valutare io stesso quei dati grezzi e le relazioni presentifino al maggio di quest’anno - spiega - Non si tratta di dati successivi all’ottenimento del profilo genetico netto e inconfutabile di Chiara Poggi, ma di dati acquisiti precedentemente e poi rivalutati e studiati». Peraltro, aggiunge Cataliotti, «l’alterazione di una prova a carico di Alberto Stasi non c’entra nulla con l’accusa oggi elevata nei confronti di Andrea Sempio».

La dinamica

Lo scorso maggio gli avvocati dell’indagato hanno depositato cinque consulenze, tra cui la relazione tecnica di Bloodstain pattern analysis (l’analisi delle tracce di sangue) di Palmegiani che propone per la dinamica dell’omicidio «una lettura alternativa e critica rispetto ad alcune ricostruzioni precedenti»: l’area del telefono, il momento e il luogo nel quale l’assassino si è lavato le mani, il percorso compiuto dopo l’omicidio. «Il transito dalla cucina al vano scale - scrive Palmegiani - avrebbe dovuto produrre tracce da calpestio o trasferimento nella zona del telefono, che risulta priva di evidenze significative» e «la postura ipotizzata per l’appoggio dellamano destra viene ritenuta incongrua, anche perché sarebbe stata impegnata a trattenere l’arma». La replica è affidata all’esperto della Procura Andrea Berti, che rimarca «la necessità di distinguere tra dati sorretti da riscontri materiali, già indicati nella precedente consulenza e confermati, e ipotesi ricostruttive non suscettibili di conferma diretta come quelli prospettati dalla difesa di Andrea Sempio». Che in merito al dna riconducibile all’ex commesso sotto le unghie di Chiara si è affidata alla genetista Marina Baldi: «Il dato appare tecnicamente debole poiché si tratterebbe di profili misti, incompleti e non pienamente consolidati - rilevava - Non idonei a fondare una conclusione accusatoria scientifica robusta». 

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