Giochi del Mediterraneo, tra un mese il debutto. Ferrarese soddisfatto: «Ce l'ho fatta grazie ai cittadini»

Quasi un anno fa, il 21 agosto del 2025, Massimo Ferrarese - che dei Giochi del Mediterraneo è commissario di Governo per le opere, nonché presidente del comitato organizzatore locale - scopriva in piazza Castello, davanti a Palazzo di Città, il grande marcatempo che da qual momento in poi avrebbe scandito giorni, ore e minuti mancanti all’evento internazionale sportivo. Ferrarese, che vive ormai giorni molto intensi tra call, riunioni e sopralluoghi sui cantieri, ricorda bene quella sera di un anno fa: «Sì, e in quel momento pensai: adesso come devo fare?». E ride. «Già - prosegue -, perché il 21 agosto dello scorso anno, quando abbiamo fatto la manifestazione del cont down, erano appena partite le fondazioni delle grandi opere che avremmo realizzato a Taranto: stadio Iacovone, centro tennis Magna Grecia, stadio del nuoto e PalaRicciardi. C’erano poi poche opere per le fondazioni degli impianti sportivi nei Comuni».

Un anno dopo Ferrarese commenta: «Il Governo mi ha messo a disposizione le risorse, e lo ringrazio, ma la città e il mondo sportivo sono stati la mia forza. La forza me l’hanno data loro. Solo loro. Soprattutto i cittadini. Non solo quelli di Taranto, ma anche quelli che ho via via incontrato. E l’ho molto apprezzato. Dal mondo istituzionale, inutile negarlo, all’inizio c’è stato un grande scetticismo. Da parte di tutti. Adesso, con le opere ormai finite, il clima è nettamente cambiato, ma in principio non era affatto così. Io però ci ho sempre creduto, ho sempre creduto nella realizzazione, e sono andato avanti con la mia squadra di cui conoscevo il valore. Sì, in molti pensavano che non saremmo riusciti a realizzare. Anzi, in molti me lo dicevano anche. Le istituzioni ritenevano impossibile che si potesse arrivare al traguardo e lo capisco pure da parte loro. Tant’è che mi veniva chiesto quale fosse il piano B. Ma mentre c’era un mondo in contrapposizione o fortemente diffidente, c’era quello dei cittadini e degli sportivi che mi è stato sempre vicino».

«L’intervento per i Giochi è stato pubblico, i fondi dello Stato, ma noi l’abbiamo condotto con l’approccio del privato - rammenta Ferrarese -. In tutto quello che abbiamo fatto, ci siamo mossi con la logica imprenditoriale. Dall’interlocuzione con le imprese, che ringrazio per quello che hanno fatto, alle azioni gestite, è come se la macchina dei Giochi fosse stata una grande impresa privata. Essere commissario straordinario, è valso molto, ma non ho esercitato il mio ruolo ricorrendo a molte deroghe. Ho solo accelerato ogni giorno. Il momento più bello di quest’ultimo anno? Quando ad aprile cominciavamo a realizzare le coperture delle strutture più grandi, che si pensava che non sarebbero state realizzate. Io stesso, tempo addietro, mi premunii chiedendo alle federazioni nuoto e calcio la possibilità di tenere i due impianti senza le coperture per i Giochi. Questo era il mio piano B. Quando ho invece visto che le coperture prendevano forma, quella è stata una grande soddisfazione. Invece il momento più critico è stato l’8 dicembre 2023, quando mi sono opposto, nel comitato internazionale, alla cancellazione dei Giochi da Taranto - decisione già presa perché non c’era ancora nulla - e sono riuscito nell’obiettivo. Se ho mai pensato di dimettermi? Quando il pensiero di mollare mi ha sfiorato, l’ho subito cacciato. Respinto”.

«Ora, a 30 giorni dall’inaugurazione - afferma Ferrarese -, continuo a lavorare come quando mi sono insediato. Sono al lavoro di continuo. È complicato, non c’è tregua, me lo aspettavo anche, ma non mollo. Attualmente la preoccupazione è quella di rifinire i grandi impianti nei prossimi giorni con le opere accessorie. Ed è un lavoro che portiamo avanti con i collaboratori e i dirigenti sia per l’organizzazione dei Giochi che per la struttura commissariale. In questo momento si sommano tutti i problemi: conclusione dei cantieri, opere esterne, verde, completamenti, rifiniture, organizzazione delle cerimonie inaugurale e finale. Abbiamo poi fronteggiato 40-50 giorni di pioggia in inverno, mentre il caldo abnorme dell’ultimo mese che ci ha bloccato l’attività per almeno 4-5 ore al giorno. Quelle ore erano importanti. E si è dovuto lavorare di notte».