SENIGALLIA Un animale ucciso a martellate in testa perché malato e non più commercializzabile. Poi altri episodi di presunte torture su maiali e scrofe, filmati da un operaio all’interno di un allevamento senigalliese, con 5mila capi. Ieri il tribunale di Ancona ha dovuto archiviare tutto.
La giudice Antonella Passalacqua ha pronunciato sentenza «di non doversi procedere per intervenuta prescrizione» dei reati nei confronti di due imputati che erano finiti a processo per maltrattamento e uccisione di animali. La vicenda risale al 2018. Tra gennaio e ottobre di quell’anno, stando alla pubblica accusa, all’interno dell’allevamento senigalliese sarebbero state commesse atrocità sui suini.
La denuncia
A far emergere tutto era stato un operaio, assunto da appena un mese, che con una telecamera nascosta aveva ripreso lo presunte violenze sui maiali. I video erano stati poi consegnati all’associazione Essere Animali, parte civile nel processo con l’avvocato Giandomenico Frittelli. Da lì era partita la denuncia con un sopralluogo dei carabinieri forestali e la chiusura dell’azienda. I filmati (girati a febbriao 2018) erano stati proiettati ad aprile dello scorso anno in aula.
L’operaio-testimone che li aveva fatti aveva spiegato alla giudice che non aveva detto nulla, all’epoca, al datore di lavoro per paura di non essere creduto senza le prove. Aveva poi riferito su un centinaio di castrazioni fatte fuori termine sui suinetti destinati alla macellazione, dell’uso di tubi di ferro e tavole di legno per trascinare i maiali malati e di un taser per dare scosse elettriche. Particolarmente grave l’episodio contestato a un terzo imputato, uscito in precedenza dal processo, con la messa alla prova. Era accusato di aver ucciso una scrofa malata a martellate.
Un veterinario, consulente di essere Animali, aveva spiegato nel processo come «ci voglio 5 minuti per morire dopo quelle martellate», indicando la sofferenza subita dall’animale. Anche l’Oipa si era costituita parte civile con l’avvocato Massimiliano Bossio. Sul banco degli imputati erano rimasti un 70enne senigalliese, rappresentante legale della società agricola, difeso dall’avvocato Stefano Mengucci, e un 63enne di Trecastelli, indicato come il capo operaio che avrebbe impartito gli ordini su come trattare i maiali, difeso dall’avvocato Mosè Tinti.