Roma, 14 settembre 2026 – Il presidente russo, Vladimir Putin, si trova stretto fra due fuochi. Da una parte c’è chi vorrebbe portare avanzi la guerra a oltranza, dall’altra chi pensa che sia durata troppo. Il capo del Cremlino fa parte della prima categoria, ma ha due seri problemi. Il primo è che deve trovare il modo di far proseguire il conflitto senza farlo pesare troppo sul popolo russo, missione praticamente impossibile, per i motivi che vedremo fra breve. La seconda è che se anche volesse smettere non potrebbe farlo. In gioco c’è la sua sopravvivenza politica, secondo gli analisti più spregiudicati la sua sopravvivenza tout court.
Gli ostacoli di Mosca
Sta di fatto che, secondo l'Institute for the Study of War (ISW), think tank a cui collaborano analisti e militari americani, i generali russi hanno chiesto al presidente Vladimir Putin altri 800mila uomini per sostenere ed espandere le operazioni offensive in Ucraina. Quasi un milione di soldati è impossibile da reclutare in modo camuffato e sotto traccia come il numero uno del Cremlino sta cercando di fare da mesi. E il fatto che, per piegare definitivamente l’Ucraina, ce ne vogliano così tanti, suggerisce che la spinta offensiva della Piazza Rossa sta incontrando ostacoli sempre più rigidi, scontrandosi con perdite umane gigantesche e con la progressiva ripresa d'iniziativa tattica da parte delle forze armate di Kiev in snodi nevralgici del fronte.
L’esercito ucraino resiste
Di certo, la richiesta di 800mila uomini contrasta con la narrazione trionfalistica del Cremlino, per la quale l’operazione militare prosegue secondo i piani stabiliti. In realtà, le stime analitiche dell'ISW rilevano come, a cavallo tra la fine del 2025 e i primi nove mesi del 2026, l'esercito ucraino sia riuscito a contendere con successo l'iniziativa strategica e operativa sul campo, interrompendo la dinamica di costante avanzamento orizzontale che i reparti di Mosca cercavano di imporre dopo le campagne estive degli anni precedenti.

Un militare ucraino durante un'esercitazione (Ansa)
Le bombe sull’energia di Mosca
A questo va poi aggiunto un altro fattore, ossia che le condizioni interne alla Russia stanno peggiorando progressivamente. I bombardamenti ucraini sulle infrastrutture energetiche hanno provocato una carenza di benzina e gasolio così importante da costringere Mosca a importarlo e il presidente Putin ad ammettere che l’economia ha dei problemi, ma anche questi sono perfettamente risolvibili. Non solo. I russi fanno sempre più attenzione a cosa acquistano.
L’economia in Russia
Secondo Rosstat, l’Istat russo, tra gennaio e marzo 2026, gli abitanti delle città russe hanno destinato in media il 32,1 per cento dei propri redditi agli alimentari, contro il 32 per cento nello stesso periodo dell'anno precedente. La quota destinata alle utenze domestiche è salita dal 10,7 per cento al 12 per cento, mentre quella per i beni non alimentari è scesa dal 30 per cento al 29 per cento. Nei settori della bellezza e della salute la contrazione è stata del 2-5 per cento, nei prodotti per bambini dell'8-14 per cento e negli elettrodomestici e nell'elettronica del 10-25 per cento. Insomma, si spende di più per cibo e alcol, ma si compra di meno e si taglia tutto il resto.

Elvira Nabiullina, governatrice della Banca di Russia (Ansa)
I tassi e l’inflazione
La governatrice della Banca Centrale, Elvira Nabiullina, teme che l’inflazione vada fuori controllo, per questo ha deciso di mantenere il tasso di riferimento al 14% annuo, interrompendo temporaneamente il ciclo di tagli dei tassi. La decisione riflette l'accelerazione dell'inflazione registrata durante l'estate. A luglio l'inflazione destagionalizzata e annualizzata ha raggiunto l'11,6%, mentre l'inflazione core è salita al 7%. Secondo le stime della banca centrale, l'inflazione sottostante si colloca ora tra il 5% e il 6% su base annualizzata. A incidere sono stati inizialmente soprattutto i rincari di benzina e diesel, i cui effetti si sono poi propagati ai costi delle imprese e a un più ampio paniere di beni e servizi.
Chi lavora in patria?
In ultimo, va aggiunto che l’economia nazionale è stata riconvertita a economia di guerra e se Putin dovesse inviare davvero quasi un milione di persone al fronte ci si dovrebbe poi chiedere chi andrà negli stabilimenti per mantenere il ritmo della produzione industriale.
La primavera di Putin
Da entrambe le parti si spera che arrivi presto l’inverno, stagione in cui le operazioni via terra rallentano molto a causa delle temperature rigide e delle condizioni del terreno. Ma Putin è conscio che o il colpo di grazia arriverà con la prossima primavera o l’unica strada sarà trattare con gli ucraini. Il che equivale a dire che la guerra è persa o almeno non vinta come aveva promesso lo zar.