Il progetto contro gli sprechi del fast fashion che ha stregato

BRESSANONEVarna si aggiunge alla lista dei comuni conquistati da "Saccopacko", il progetto nato a Bressanone che sta trasformando gli armadi altoatesini in un enorme mercato dell'usato senza soldi, app o account da creare. Dopo il debutto e il successo registrato nel capoluogo della Valle Isarco, l'iniziativa promossa dalla cooperativa di comunità B*Coop, la prima cooperativa di comunità urbana nata in Alto Adige, sbarca ora anche nel comune vicino, portando con sé lo stesso obiettivo: alleggerire la montagna di rifiuti tessili che ogni anno finisce, spesso ancora perfettamente utilizzabile, tra gli scarti.

Il meccanismo, va detto, è disarmante nella sua semplicità. Si ritira una borsa, si scelgono da uno a tre capi che piacciono, li si sostituisce con altrettanti indumenti puliti e in buono stato, e la si consegna a qualcun altro entro tre giorni. Nessuna registrazione, nessuna piattaforma, nessun QR code da inquadrare: ogni passaggio viene semplicemente annotato a mano sulla scheda che accompagna il sacco, che dopo aver girato di persona in persona torna al punto di partenza pronto per ripartire con un nuovo giro di scambi.

A Varna le borse vuote e le istruzioni per partecipare sono disponibili nelle biblioteche di Varna, Novacella e Scaleres, individuate come punti di distribuzione del progetto.

Dietro l'iniziativa c'è una riflessione più ampia sul sistema della moda, che i numeri raccontano meglio di ogni slogan. Secondo l'Agenzia Europea per l'Ambiente, tra il 2019 e il 2022 il consumo tessile pro capite nell'Unione europea è salito da 17 a 19 chili l'anno, e di questi circa 12 finiscono buttati, l'equivalente di una valigia piena a testa ogni dodici mesi. In Italia, secondo i dati Ispra ripresi dal consorzio Ecotessili, la raccolta differenziata dei tessili ha toccato nel 2023 le 171.600 tonnellate, quasi 2,9 chili per abitante, in crescita del 7% sull'anno precedente. Il fast fashion, con la sua offerta continua di capi nuovi a prezzi stracciati, ha buona parte della responsabilità: gli indumenti si comprano di più e si tengono di meno, spesso realizzati con fibre miste difficili da riciclare, destinate a finire negli impianti di smaltimento invece che in un nuovo armadio.

Proprio da questa riflessione è nato "Saccopacko": dare una seconda vita ai vestiti ancora in buone condizioni, saltando a piè pari il passaggio dal negozio alla discarica. L'idea porta la firma di Alexander Nitz, amministratore di B*Coop, ed è costruita apposta per non avere ostacoli: niente app, niente registrazioni, niente piattaforme digitali. Solo una borsa che passa di mano in mano, un foglio dove annotare ogni scambio, e capi che continuano a vivere invece di finire tra i rifiuti.